Internazionale
Campania

Gli operai della Dema in lotta contro la minaccia di 100 licenziamenti

L’azienda dell’indotto Alenia vuol far pagare ai lavoratori i debiti contratti con le banche

Nel maggio scorso, gli operai della Dema, azienda dell’indotto Alenia (gruppo Finmeccanica), dovettero fare due giorni di sciopero con picchetti per costringere il padrone a ritirare la minaccia di 41 licenziamenti, a pagare regolarmente i salari e a saldare gli arretrati di due mesi a causa dei debiti insoluti (vedi "L’Internazionale" di giugno 2013).
A febbraio di quest’anno la Dema torna all’attacco con l’annuncio di voler licenziare 61 lavoratori e non rinnovare 40 contratti a termine negli stabilmenti di Somma Vesuviana e di Pomigliano. Di nuovo il pretesto è quello del dissesto di bilancio provocato da un cronico indebitamento contratto con le banche. In realtà si tratta di una strategia aziendale volta ad applicare il piano Marchionne prefigurando un’organizzazione del lavoro fondata sulla deregolamentazione contrattuale, salari ridotti e precarizzazione del lavoro.
«Non mi interessano le leggi, io vado avanti e decido come licenziare nell’interesse dell’azienda». Queste le parole arroganti del rappresentante della Dema. Gli operai dello stabilimento di Somma Vesuviana, per nulla intimoriti, hanno subito risposto con la lotta. Assemblee, battute di sciopero con picchetti e presidi contro lo straordinario al sabato a cui hanno partecipato alcuni militanti del Partito Comunista dei Lavoratori con propri volantini che invitavano gli operai a lottare con le proprie forze per difendere tutti i posti di lavoro. I lavoratori non vogliono pagare le scelte miopi di un’azienda che non esita a colpire gli operai, a partire da quelli pagati di meno (VI e V livelli), ed i precari.
La Dema non è una "piccola boita" che rischia di chiudere i battenti, ma un’azienda di 800 lavoratori, con stabilimenti a Somma Vesuviana, Pomigliano, Brindisi e Tunisi. Produce componenti di elicotteri Agusta, di aerei del calibro dell’Airbus A380, del Bombardier C Series, del Boeing 787, del C27 per conto di Alenia, azienda di importanza strategica nel settore aerospaziale e in ottima salute. Le commesse di Alenia abbondano da diverso tempo. L’anno scorso essa ha acquisito un ordine del valore di 170 milioni di euro per la produzione di componenti per 12 Eurofighter omaniti. E nel febbraio dell’anno in corso è arrivata la commessa per la produzione di ulteriori componenti del Boeing 787. Ciò nonostante, il 22 febbraio scorso Alenia si è accordata con i sindacati per la mobilità con accompagnamento alla pensione per 160 lavoratori, 60 dei quali negli stabilimenti di Pomigliano, Nola e Capodichino.
La lotta della Dema, al momento, prosegue pur manifestando luci ed ombre. Il comitato di lavoratori sorto all’inizio della lotta non ha mostrato la benché minima autonomia rispetto alle burocrazie sindacali, che invece continuano nei fatti a controllare la lotta e a condurre la vertenza. Fiom e Uilm pare vogliano limitarsi a chiedere la sostituzione dell’attuale dirigenza, accusata di una gestione clientelare del personale e scellerata nelle scelte economiche e finanziarie. La Fim non chiede neppure questo. Unanimi invece nel mantenere la vertenza nello stretto ambito aziendale, le burocrazie sindacali tutte si limitano a inconcludenti incontri con l’azienda e a promuovere azioni di lotta con il contagocce, a proporre qualche passeggiata alla Rai e a bussare alla porta di qualche istituzione. Ancora una volta si sceglie la strada della delega contribuendo ad illudere i lavoratori che la soluzione dei problemi può giungere da qualcun’altro. E’ il modo migliore per far loro perdere la fiducia nella propria forza.
Ci vuole ben altro! Bisogna mettere in campo una lotta in grado di respingere il piano aziendale: nessun posto di lavoro deve andare perduto. I lavoratori eleggano un vero comitato di sciopero composto da delegati che siano espressione della lotta in atto. Tutti gli stabilimenti della Dema devono essere coinvolti nella lotta. Gli operai non devono uscire dalla fabbrica per cercare visibilità mediatica o per supplicare l’intervento di qualche autorità locale, ma per raggiungere i lavoratori delle altre fabbriche del territorio, a partire da quelli dell’Alenia, metterli al corrente della vertenza in corso e chiedere loro di solidarizzare con la lotta della Dema. Solo uscendo dall’isolamento è possibile vincere la battaglia per il mantenimento di tutti i posti di lavoro.
L’unico licenziamento accettabile è quello dei padroni della Dema!

Corrispondenza da Somma Vesuviana (Na)


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