Internazionale
UCRAINA

IL MANCATO ACCORDO CON L’UE... CHE L’UE NON VOLEVA

Dopo il rifiuto opposto dal governo ucraino all'accordo proposto dall'Unione europea, folle di manifestanti hanno occupato il centro di Kiev reclamando le dimissioni del presidente Janukovič. Fanno pensare a quelle della cosiddetta “rivoluzione arancione” del 2004, quando gli stessi membri della piccola e media borghesia urbana e i nazionalisti dell'Ucraina occidentale occuparono Piazza dell'Indipendenza nella capitale. I manifestanti di questo dicembre 2013 rimproverano a Janukovič di aver respinto l'accordo proposto dall'Unione europea a sei ex repubbliche sovietiche, fra cui l'Ucraina. I manifestanti di Kiev si sognano una società in cui il “business”, termine inglese diventato di uso corrente in russo come in ucraino, potrebbe fiorire. Vorrebbero anche che si sviluppasse in modo pulito, dicono, e quindi senza che la mafia della burocrazia statale che hanno qualche motivo di assimilare alla cricca che circonda Janukovič prelevi la sua parte, ricattando a piacere piccoli e grossi imprenditori. Questa classe media si sogna la prosperità dell'Ucraina, dice, cioè una prosperità che non dovrebbe condividere con nessuno, e pensa che sarebbe il caso di entrare nell'Unione europea. Eppure dopo cinque anni di negoziati con Kiev, la UE non gli proponeva niente di sostanziale. Sperando in un gesto da parte dei dirigenti europei, Janukovič diceva che in questo caso avrebbe firmato l'accordo, ma non ha avuto risposta. Oggi Janukovič ripete che continua a cercare l'integrazione dell’Ucraina all'Unione europea. Ma in realtà le potenze imperialiste dell'Europa occidentale non la vogliono. Ciò che vogliono è che le ex repubbliche sovietiche le lascino accedere liberamente ai loro mercati, senza niente altro in cambio che la promessa che in futuro le cose potrebbero andare meglio. Ma nell'immediato tale apertura significherebbe la rovina di pezzi interi dell'economia ucraina, con chiusure di fabbriche, licenziamenti massicci, il soffocamento delle aziende agricole locali da parte dei gruppi dell'agroalimentare dell'ovest europeo, mentre l'Ucraina fu il granaio dell'Unione sovietica. In realtà Janukovič e i magnati dell'ex industria statale ormai privatizzata non sono né filo-russi, né filo-europei: difendono solo i loro interessi di fronte ai loro vicini europei e russi. E a conti fatti stimano che per ora avrebbero più da perdere in una rottura con la Russia, la cui economia è molto legata alla loro, di quanto non potrebbero sperare, in un futuro indefinito, da un accordo con l'Unione europea. Quanto alla piccola borghesia che sta manifestando a Kiev, spesso influenzata dai gruppi nazionalisti d'estrema destra, si dice filo europea solo perché è arrabbiata di vedere allontanarsi la prospettiva di un accordo con l'UE, dal quale alcuni speravano che avrebbe offerto loro l'occasione di “fare business” con le briciole che i grandi gruppi occidentali gli avrebbero potuto abbandonare. P.L.

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