Internazionale

REPRESSIONE PADRONALE ALL’IVECO DI TORINO

Nel mese di luglio l’IVECO ha deciso di sbarazzarsi di un militante sindacale scomodo , uno di quei compagni che non solo i padroni non riescono a neutralizzare con i soliti sistemi delle blandizie o delle minacce ma, data la grande onestà, la grande probità ed il grande prestigio acquisito presso i lavoratori, sono loro malgrado costretti a riguardarli con una specie di timore, non hanno il coraggio di attaccarli apertamente e perciò ricorrono a mezzucci meschini e, per giunta, illegittimi.
E così siccome Pino ,militante del sindacato di base USB, aveva denunciato il fatto che in fabbrica era costretto ad una postazione di lavoro incompatibile con la sua inidoneità (peraltro sancita dall’azienda stessa), questi professionisti delle SCATOLE CINESI SPA (infatti la sua azienda si chiama Kuehne Nagel) hanno sguinzagliato alle sue calcagna una squadra di novelli “ispettori Clouseau” che l’hanno spiato per più di un mese nella sua vita privata per cercare di scoprire se i suoi problemi fisici fossero fittizi, se in realtà lui partecipasse a gare di pentathlon moderno o alla conquista di qualche quota ottomila senza bombole di ossigeno. Tutto inutile. Anche questi mercenari da operetta hanno dovuto riconoscere che Pino è un lavoratore assolutamente dedito soltanto alla famiglia, al lavoro ed al sindacato.
Ma proprio per questo Pino doveva essere liquidato, proprio per il fatto che con lui non erano possibili compromessi, che lui in fabbrica avrebbe sempre anteposto a tutto il resto la difesa delle condizioni di lavoro e dei diritti dei suoi compagni perché a questo imperativo morale ha deciso di dedicare le sue energie, la sua esperienza e la sua attività. Da parte di un apparato che intende la morale solo nei termini di tornaconto economico,non gliela si poteva far passare sempre liscia. Sotto il pretesto di aver recato “nocumento all’immagine dall’azienda”(puoi capire...!) Pino è stato licenziato.
Ma la cosa non è finita lì. Oltre ad una serie di presidi che nelle settimane e nei mesi successivi sono stati organizzati ai cancelli dell’Iveco e che hanno visto la partecipazione dei suoi compagni di lavoro, di militanti di altri sindacati ( Cobas) e di gruppi politici della sinistra antagonista venuti a portare la loro solidarietà, all’inizio del mese di dicembre c’è stata la prima udienza del ricorso subito intentato dal sindacato contro l’azienda. Dal punto di vista giuridico non dovrebbero esserci dubbi sull’esito favorevole a Pino della vicenda visto l’assoluta inconsistenza e strumentalità delle contestazioni aziendali e naturalmente ci auguriamo tutti che possa presto ritornare tra i suoi compagni di lavoro per continuare la sua attività di presidio di un’umanità operaia troppo spesso calpestata.
Ma sappiamo anche che se è vero che la giurisprudenza può colpire questi signori dove fa loro più male e cioè nel portafoglio, ancora di più può fare la solidarietà attiva nella lotta di tutti coloro che si riconoscono negli ideali per difendere i quali ora Pino sta pagando un duro prezzo.

Corrispondenza Torino


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