Internazionale
Quello che segue è il testo politico dei nostri bollettini d’impresa, diffusi nella prima settimana di dicembre, a commento dello sciopero dei tranvieri genovesi

Segni di risveglio

Lo sciopero dei tranvieri di Genova, sciopero “selvaggio” durato cinque giorni, ha ricevuto una ben scarsa attenzione dagli organi di informazione. Merita invece attenzione da parte di tutti i lavoratori. I tranvieri genovesi sono scesi in piazza contro un’amministrazione comunale che intendeva tagliare ulteriormente gli stipendi e i posti di lavoro. Nel corso del 2013, i dipendenti dell’Azienda Municipalizzata dei Trasporti avevano già rinunciato ad una mensilità e a cinque giorni di ferie. Questa volta hanno detto “No”.

La mobilitazione dei tranvieri ha rotto un quadro generale di apatia e di passività del mondo del lavoro. Non fosse che per questo, avrebbe un’importanza di primo piano e meriterebbe molta più attenzione dei litigi veri o presunti fra i vari rappresentanti della politica parlamentare.
Ma anche dalla “disattenzione” degli organi di informazione nazionali bisogna imparare qualche cosa. La grande stampa, i commentatori più “autorevoli”, hanno mostrato ancora una volta su quali interessi sono sintonizzati. Prima ancora che esprimersi contro ogni segno di ripresa del movimento operaio essi si preoccupano di seppellirlo con l’indifferenza. Una grande città industrializzata del Nord, paralizzata per cinque giorni da uno sciopero, l’estensione della lotta ad altre categorie di lavoratori, i cortei per tutta Genova, meritano appena qualche commento distaccato.
Le tecniche giornalistiche per scoraggiare e demoralizzare la classe lavoratrice sono veramente le più varie!
Tuttavia, i gruppi e le correnti politiche che si rifanno alle tradizioni di lotta del movimento operaio non devono essere condizionati dalla scala di priorità stabilite dai rappresentanti politici e giornalistici dell’ordine sociale capitalistico.
Per questo ci sentiamo di gridare ai lavoratori: “Quello che è successo a Genova è mille volta più importante della decadenza di Berlusconi o delle primarie del PD!”.
Si tratta di un segno di ripresa per una classe lavoratrice che, nelle sue più diverse categorie, è stata sfruttata, ingannata, derubata per anni e anni.

Qual’è stato l’esito dello sciopero? L’Amministrazione si è impegnata a non decurtare gli stipendi e a non procedere alla privatizzazione, così almeno sembrerebbe, oltre a questo ci sarebbe anche l’impegno a non prendere provvedimenti disciplinari contro gli scioperanti. Nell’assemblea che ha concluso la mobilitazione ci sono state dure contestazioni. Una parte consistente dei tranvieri voleva continuare la mobilitazione e sembra che la controparte abbia ottenuto molto di più di quanto appare. In ogni caso, la direzione e la gestione dello sciopero non sono state in mano ai lavoratori ma agli apparati sindacali.
Due prime conclusioni si possono trarre. Due cose di cui far tesoro: la prima, particolarmente preziosa per i lavoratori dei trasporti, è che tutti i limiti legali allo sciopero possono essere superati quando la maggioranza dei lavoratori ne è convinta. E questa disponibilità alla lotta si è concretamente manifestata per la prima volta dopo tanto tempo.
La seconda conclusione è che lo spirito combattivo non basta. Dai lavoratori deve venire anche la capacità di dirigere e gestire la lotta. Perché uno sciopero o una mobilitazione collettiva di qualunque altro tipo possano avere le migliori probabilità di successo, bisogna che si formino organi specifici, comitati di sciopero, comitati di lotta,... designati dagli stessi lavoratori e costantemente sottoposti al loro controllo. Questi organi devono tenere saldamente nelle loro mani il timone delle lotte e non devono cederlo per nessun motivo. Se no gli apparati sindacali vincono e la demoralizzazione segue inevitabilmente l’entusiasmo.
La crisi continua a colpire. I motivi per lottare aumenteranno nei prossimi mesi. Bisogna imparare presto perché anche la sola difesa di quel poco che abbiamo sarà motivo di scontri sociali durissimi.


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