Internazionale

Roghi e discariche tossiche avvelenano la Campania

Il rapporto del tossicologo Marfella svela perché la gestione dei rifiuti industriali è causa di gravissimi danni all’ambiente e alla salute delle popolazioni campane

Da "Campania Felix" a "Terra dei Fuochi". L’area compresa tra Caserta sud e Napoli nord, anticamente territorio fertile e salubre, è diventata la discarica tossica d’Italia.
Da oltre venti anni quella terra è stata riempita di scorie avvelenate, interrate o date alle fiamme. Sotto i campi coltivati di Caivano, Acerra, Marcianise e Orta di Atella giacciono due milioni e mezzo di tonnellate scorie interrate dalla camorra con la complicità di istituzioni corrotte. Una catastrofe ambientale nascosta da chi doveva intervenire per impedire lo scempio bloccando il traffico di scorie. La "Terra dei Fuochi" è anche la "Terra dei Veleni". I casi di cancro sono in aumento vertiginoso, tanto che è stato accertato un eccesso sino al 300% di tumori al fegato.

A dirlo è il rapporto 2013 sulla produzione dei rifiuti e sui danni all’ambiente a firma dell’oncologo e tossicologo Antonio Morfella dell’Istituto Pascale, medico che da anni denuncia il traffico illecito di rifiuti. Il dossier pone l’attenzione su produzione e sversamento di rifiuti industriali, il vero cancro del territorio. «Per anni si è concentrata l’attenzione su un corretto smaltimento dei rifiuti domestici, ma non si è avuta la stessa sensibilità sociale nei confronti dei rifiuti industriali».
Il dossier distingue tra rifiuti urbani, di responsabilità e gestione pubblica, e rifiuti speciali e industriali, di responsabilità e gestione esclusivamente privata. In Italia la produzione di rifiuti urbani nel 2011 è stata intorno ai 30 milioni di tonnellate annue (dati Ispra) ed è in costante diminuzione a causa della crisi economica mondiale. La produzione di rifiuti speciali e industriali nel 2010 aveva raggiunto la cifra di 137 milioni di tonnellate annue (dati Ispra) ed è in costante aumento nonostante la crisi. Anzi, si direbbe che tale aumento sia dovuto proprio alla crisi e alla libera circolazione del rifiuto industriale a fini di riciclo e di recupero di energia. In Italia la quantità di rifiuti particolarmente tossici per la salute umana è di oltre 5 milioni di tonnellate annue, di cui almeno 1 milione non è tracciabile. Eppure dei rifiuti speciali e industriali nessuno ne parla, mentre non si perde occasione per riempire le pagine dei giornali e i talk-show televisivi di notizie e dibattiti sul problema dei rifiuti urbani, per il cui incivile smaltimento la popolazione campana è stata umiliata e insultata.
Se alla produzione legale annua dei rifiuti urbani sommiamo quella dei rifiuti industriali scopriamo che per ogni cittadino campano la cifra è di 1717,12 Kg/anno, mentre per un cittadino veneto è di ben 3944,63 Kg/anno. Se teniamo conto di un’evasione fiscale del 30% del Pil prodotto ne consegue che il cittadino campano smaltisce illegalmente una quota di rifiuto industriale pari a 515 Kg/anno a fronte dei 1183 Kg/anno del cittadino veneto. «Non sono, pertanto, la Campania e la sua malavita organizzata ad imporre la domanda di smaltimento illegale dei rifiuti, ma sono le Regioni del Nord, così "virtuose" per i rifiuti urbani, ad imporre una domanda eccezionalmente pressante di smaltimento di rifiuto industriale tossico in regime di evasione fiscale. "Gomorra" vive e prospera come sofisticato sistema criminale di smaltimento industriale in tutta Italia, da sempre, partendo dalle ineludibili e sempre più pressanti richieste di smaltimento illegale da parte delle Regioni a maggiore produzione industriale!». Con buona pace di chi blatera di un’imprenditoria sana, onesta e desiderosa di legalità che andrebbe distinta da quella illegale e criminale nelle mani delle mafie. «Al Nord... un sistema industriale economicamente avvantaggiato dai mancati controlli... Al Sud... bassissime capacità di controllo legale del territorio, ma con massima capacità di controllo terrritoriale da parte della malavita organizzata». Il Sud diventa così «la piattaforma privilegiata (come discarica o inceneritore) della quota di produzione di rifiuto industriale che non deve essere rintracciabile né perseguibile. La sovrapposizione dei flussi dei rifiuti industriali e urbani con bassa raccolta differenziata al Sud diventa quindi una necessità d’impresa, soprattutto per le imprese del Nord!». E’ in questo contesto che «nasce la cultura del maxi-inceneritore, come quello di Acerra per tutto il centro-sud... Si pianificano maxi-inceneritori... non solo per moltiplicare le tangenti, ma soprattutto per stabilizzare la domanda di smaltimento di rifiuto industriale in regime di evasione fiscale... Nell’assenza totale di un efficiente controllo dello smaltimento industriale... un malavitoso avido e disposto anche ad avvelenare la propria terra e la propria famiglia, o con una discarica o con un maxi-inceneritore, si troverà sempre!». Nella sola Campania si stima uno sversamento illecito di rifiuti industriali pari a 1 tonnellata al minuto. La gestione e il riciclo del materiale industriale proveniente da tutta Europa, e non solo, è una delle principali attività "manifatturiere" del paese. Nel 2013 Legambiente denuncia un giro di affari delle mafie di 16,7 miliardi di euro. La stessa associazione segnala che in Italia non meno di 30 milioni di tonnellate annue perde la tracciabilità dai luoghi di produzione ai siti di smaltimento. «Di queste cifre, circa 1 milione sono rifiuti tossici pericolosissimi non solo per l’ambiente, ma soprattutto per la salute umana se smaltiti in modo incongruo o illegale. Per tutti, basti pensare ai rifiuti speciali industriali contenenti amianto, ai fanghi contenenti mercurio, cadmio, alluminio, ecc.».

La Regione Campania nel 2007 dichiarava di smaltire 2,8 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani e 4 milioni di tonnellate di rifiuti industriali prodotti nella sola Campania (nel 2010 sono diventati 7,2, dati Ispra), di cui 870mila tonnellate mediante lo smaltimento in impianti extra regione. Si tratta in gran parte di rifiuti industriali non pericolosi trasferiti in discariche del Nord Italia, in prevalenza nel Veneto, che «dispone di numerose discariche per rifiuti industriali inerti non pericolosi... ma che... ha scelto di smaltire fuori regione tutta la propria produzione di rifiuti industriali altamente tossici, ad esempio i fanghi di Porto Marghera, ritrovati poi dal Magistrato... in ingenti quantità anche nelle terre di Castelvolturno in Campania.». I rifiuti, anche i più tossici e pericolosi, sono considerati alla stregua di una normale merce su cui lucrare con totale disinteresse per l’ambiente e la salute delle popolazioni.

La Campania è da oltre venti anni la prima regione per gravi reati ambientali. Il registro tumori, specie nelle province di Caserta e di Napoli, non produce dati pubblici. Nulla viene fatto per stabilire il nesso di causalità tra il danno alla salute pubblica e il disastro ambientale da rifiuti industriali tossici. Nessun biomonitoraggio individuale di diossine è stato mai programmato né realizzato dalle istituzioni nei territori di Acerra, Caivano ed Aversa dove sono state sversate oltre 300mila tonnellate di diossine della ditta bresciana Caffaro. «A fronte di oltre 1200 analisi individuali per i cittadini bresciani nel caso Caffaro del 2001, in Campania per oltre 3 milioni di esposti agli sversamenti di non meno di 20 milioni di tonnellate di rifiuti tossici industriali... le analisi complessive di biomonitoraggio sono state 86...».
In una recente intervista al quotidiano "Il Mattino", il ministro derll’Ambiente Andrea Orlando, riferendosi ai racconti del pentito Schiavone su decine di discariche tosssiche ancora interrate, nell’ammettere che c’è un’emergenza sulla "Terra dei Fuochi" ha dichiarato: «Mandare l’esercito? Si può fare, ma preferisco presidi duraturi che vadano oltre l’aspetto simbolico... I roghi sono diminuiti, ma le statistiche non bastano, sono comunque troppi.». Un po’ di polizia in più e, perché no, un altro inceneritore, pardon "termovalorizzatore", per l’area a nord di Napoli sono le proposte del ministro.

Intervento militare e tutela dei profitti sono, come sempre, le uniche risposte che i governi borghesi sanno dare al dramma economico, sociale ed ambientale di quella che un tempo era una delle terre pià verdi e fertili d’Europa.

Corrispondenza da Napoli


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