Internazionale
Quarant’anni fa, Cile, 11 settembre 1973

Pinochet al potere, il movimento operaio schiacciato

Quarant’anni fa, l’11 settembre 1973, una giunta militare diretta dal generale Augusto Pinochet prendeva il potere in Cile, rovesciando il governo di Unità popolare diretto dal socialista Salvador Allende.
Allende era stato portato al potere tre anni prima, nel settembre 1970, nel quadro di una alleanza elettorale di cui i principali componenti erano il Partito comunista, il Partito radicale, il MAPU (scissione di sinistra della Democrazia cristiana). Ma il risultato elettorale di questa coalizione di sinistra non essendo sufficiente per formare una maggioranza, i dirigenti del Partito socialista e del Partito comunista strinsero un accordo con la Democrazia cristiana, partito di centro-destra diretto dal presidente uscente Eduardo Frei, al potere da cinque anni ma fortemente discreditato. Attraverso questa alleanza, i dirigenti socialisti e comunisti di Unità popolare mostrarono che intendevano governare nel rispetto dell'ordine sociale e istituzionale mentre nello stesso tempo promettevano il cambiamento alla classe operaia e ai contadini. L'arrivo al potere attraverso le urne di Allende fu salutato dalla sinistra di numerosi paesi come la prova che era possibile andare verso il socialismo attraverso la via elettorale. Uno slogan gridato allora nel Cile e negli ambienti della sinistra di numerosi paesi proclamava: “Il popolo unito non sarà mai vinto”. Uno slogan che rappresentava senza dubbio una speranza, ma anche delle illusioni il cui esito fu tragico. {{Dal riformismo di destra al riformismo di sinistra}} Il Cile che, negli anni 1960-1970, contava circa 10 milioni di abitanti, era tra i paesi dell'America latina con il più alto reddito medio pro-capite. Non di meno, l'immensa maggioranza dei contadini viveva nella miseria. Le miniere, le industrie, le banche appartenevano a compagnie americane oppure alle più ricche famiglie locali. In Cile esisteva una tradizione di lotte sociali e un movimento operaio con dei partiti di sinistra e un movimento sindacale importanti, rappresentati in particolare dalla CUT (Centrale unica dei lavoratori), strettamente legata al Partito comunista. I tentativi di riforme del governo del democristiano Eduardo Frei, al potere dal 1964, non cambiarono niente alla situazione delle classi popolari. Gli scioperi si moltiplicavano e, nel 1966, l'esercito sparò sui minatori a El Salvador. Il responsabile del macello era il colonnello Augusto Pinochet. Il governo di Allende e dei suoi alleati rispose al malcontento popolare promettendo delle riforme sociali. Tra le altre, una riforma agraria radicale e delle nuove nazionalizzazioni. In effetti, esposto all'opposizione delle classi possidenti, esso aveva bisogno di guadagnare l'appoggio delle classi popolari. Allende si impegnò a fare appello alla loro mobilitazione se le classi possidenti e l'esercito si fossero opposti alle sue riforme. Ma nello stesso tempo spiegò agli operai, ai minatori e ai contadini, che bisognava saper trovare un compromesso con Eduardo Frei e limitare momentaneamente le proprie richieste. In realtà il nuovo governo scelse di camminare sulle orme del precedente. All'indomani del suo insediamento, il governo di Unità popolare prese qualche misura in favore dei più poveri, assicurando loro, particolarmente, la distribuzione di prodotti alimentari di base. Questo guadagnò ad Allende una certa popolarità. Ma era poco. E questo poco non riusciva a far dimenticare che le misure di riforma agraria favorivano soprattutto gli strati intermedi del mondo contadino. Quanto alle nazionalizzazioni, esse si accompagnarono a misure di indennizzo rovinose per le finanze pubbliche. {{La crescita delle tensioni sociali}} Nel corso delle settimane e dei mesi, l'agitazione sociale continuò, marcata dalle lotte dei lavoratori, dei minatori, dei contadini poveri. Il regime sembrava impotente mentre le classi medie si agitavano e l'esercito faceva pressione per esigere il mantenimento dell'ordine. La crisi si aggravò nel luglio 1971, all'indomani della nazionalizzazione delle miniere di rame, quando risultarono evidenti le conseguenze delle misure di “indennizzo” sull'indebitamento del paese. Il malcontento delle classi medie fu sfruttato dalla destra e dall'estrema destra. Manifestazioni di borghesi e di piccoli-borghesi ostili ad Allende percorrevano le strade delle grandi città proclamando la loro opposizione a una politica che, secondo loro, conduceva il paese alla rovina. Nell'ottobre 1972 scoppiò un ampio sciopero dei camionisti, organizzato dalla destra e sostenuto dalla borghesia cilena, dalle direzioni di imprese legate ai capitali americani, così come dall'estrema destra e da una parte dello stato maggiore. La situazione era tesa su tutti i fronti perché nello stesso tempo, nei quartieri popolari e nelle campagne, il malcontento si tradusse con degli scioperi, delle occupazioni delle terre e delle manifestazioni. La minaccia di un intervento dell'esercito divenne sempre più pressante. Anche se alle elezioni legislative di marzo 1973 l'Unità popolare restò maggioritaria, con il 43,4% dei voti. A diverse riprese Salvador Allende rinnovò i suoi appelli alle classi popolari, dichiarando di volere il loro appoggio e dicendosi pronto a dare loro le armi se il suo governo fosse stato minacciato. In realtà, i dirigenti di Unità popolare tentarono di dimostrare la loro capacità di moderare le rivendicazioni popolari, nel momento in cui i movimenti sociali si sviluppavano e la classe operaia si organizzava. Di fronte a un colpo di stato annunciato, la classe operaia disarmata L'estrema destra e i militari intervenivano sempre di più contro la popolazione, nelle campagne e nei quartieri popolari. Ma i lavoratori da parte loro si organizzavano e tenevano testa ai teppisti di estrema destra, mobilitandosi per combattere il mercato nero e assicurare il vettovagliamento nei quartieri. Nel momento in cui apparve sempre più evidente che i militari stavano preparando un putsch, la classe operaia si dimostrò pronta a reagire se le fosse stato chiesto. Ma Allende chiese alle classi popolari saggezza e … degli sforzi per aumentare la produzione al fine di combattere il fascismo. Quanto al Partito comunista, lanciò una campagna, con una petizione di massa, per dire “No alla guerra civile”. Nei fatti, i dirigenti del governo di Unità popolare smobilitarono la classe operaia. Un primo tentativo di colpo di stato ci fu il 29 giugno del 1973. Allende cercò di conciliarsi con i militari e, il 9 agosto, li chiamò al governo, nominando Pinochet comandante in capo di tutti i corpi militari. L'esercito, in combutta con l'estrema destra, cominciò a prendere il controllo di regioni intere. Di fronte a tale situazione, le classi popolari attendevano dai capi di Unità popolare degli ordini e delle armi. Allende rispose loro, il 9 settembre, proponendo l'organizzazione di un referendum! L'11 settembre, il colpo di stato militare, nel corso del quale Pinochet fece bombardare il palazzo presidenziale, non fu una sorpresa. Ma tutti quelli che, nelle città, nelle campagne, nei quartieri popolari, si preparavano a far fronte ai militari, attesero invano le istruzioni e le armi che i dirigenti del partito comunista e del partito socialista avevano loro promesso. Non arrivò niente. L'esercitò non si spaccò in due, come avevano lasciato sperare i dirigenti del governo di Unità popolare. I carabineros, ostili a Pinochet, si schierarono dalla parte dello stato maggiore dopo aver atteso degli ordini da parte del governo che non arrivarono mai. Tutti quelli che rifiutavano di obbedire furono fucilati. In qualche giorno, decine di migliaia di persone, lavoratori, contadini, militanti e sospetti furono arrestati, rinchiusi negli stadi o in terreni incolti . Molti furono torturati, migliaia furono uccisi. La morte di Allende, della quale si seppe più tardi che si trattò di un suicidio, fu annunciata. Si trattava di frantumare attraverso il terrore tutte le velleità di resistenza delle classi popolari. La sinistra e il movimento operaio cileno furono schiacciati. Il popolo cileno entrò nelle tenebre di una dittatura che doveva durare diciassette anni. Salvador Allende è oggi celebrato a sinistra come un martire, vittima della reazione e delle violenze militari. Ma è solo una parte della verità. La politica riformista di Allende e dei partiti di Unità popolare voleva essere rispettosa della borghesia, della proprietà capitalista, ma anche dell'esercito, delle istituzioni e dell'ordine borghese. Di fronte alla reazione militare, appoggiata dalla borghesia cilena e dall'imperialismo americano, essi esclusero di fare appello ad una mobilitazione popolare che sarebbe, a quel momento, divenuta rivoluzionaria. Così facendo, essi condussero consapevolmente i lavoratori al mattatoio. Il suicidio di Allende, che preferì darsi la morte piuttosto che organizzare la lotta del popolo che lo aveva sostenuto, resta così il simbolo del vicolo cieco riformista. H.Mauthey

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