Internazionale

Strage operaia in Bangladesh

L’avvicinarsi del Primo Maggio, giornata mondiale dei lavoratori, è stato annunciato quest’anno da una vera e propria strage di operai. Un grande edificio di otto piani, costruito negli anni ’70 su un terreno già allora giudicato inadatto per la sua cedevolezza, è crollato. Nell’edificio, che ospitava diversi laboratori di produzione tessile,sono morti centinaia di operaie e operai. Tutti i telegiornali hanno mandato in onda immagini tali che non c’è bisogno di nessuna ulteriore spiegazione. Gli stessi giornali del grande business, come il Wall Street Journal, hanno sottolineato le condizioni inumane dei lavoratori grazie alle quali il Bangladesh è il secondo o il terzo esportatore nel settore dell’abbigliamento.

L’arresto del padrone dell’immobile, che stava fuggendo attraverso la frontiera indiana, si è reso necessario per placare i disordini e gli scioperi che si sono scatenati a Dacca e dintorni. Rimane il fatto che della catena delle responsabilità le prime maglie si trovano in occidente. Si chiamano Wal-Mart o Hugo Boss, tanto per fare un paio di nomi.
Se le lotte degli operai bengalesi proseguiranno oltre l’indignazione e l’ira di questi giorni, saranno in grado di obbligare i padroni locali e stranieri ad accordare loro migliori condizioni di lavoro. Più sicurezza e più salario. Le due cose vanno insieme, perché tanto più si è poveri, tanto più si subisce l’arbitrio padronale, anche quello che ti obbliga a lavorare in un edificio evidentemente lesionato da un terremoto.


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