Internazionale
Campania

Disoccupazione e povertà. È allarme sociale

La crisi economico-finanziaria appare inarrestabile. La macelleria sociale dei governi Berlusconi e Monti è servita solo ad accrescere il divario tra le classi. Sono ancora una volta i lavoratori e le loro famiglie a pagare i costi della crisi, la più grave da ottant’anni a questa parte, con un pesantissimo peggioramento delle condizioni di vita.

Se il quadro nazionale che emerge dai dati statistici di Istat e Unioncamere sulla disoccupazione nel 2012 è drammatico, quello del meridione è tragico. La Campania è tra le regioni più colpite con un tasso del 18,9% a fronte di quello nazionale dell’11,1%, superata solo dalla Calabria con il 20%. L’occupazione al nero emerso è del 15,5%, più di 200mila contratti a termine rischiano di non essere rinnovati e il Pil cala in tre anni dell’11%.

Ancor più impressionante l’emorragia di posti di lavoro tra i giovani. Se in Italia la disoccupazione giovanile ha toccato quota 37,1%, in Campania il 44,5% dei giovani sotto i 24 anni è disoccupato e il 38,8% di quelli tra i 25 e i 34 anni non lavora e non studia.

Va detto che i dati ufficiali sono in difetto non tenendo conto di coloro che non sono registrati nei centri per l’impiego e dei cassintegrati. Secondo le rilevazioni della Svimez, associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, i disoccupati reali al sud non sono 958mila ma oltre 2 milioni, pari al 25,3%. Qui, con meno del 30% degli occupati italiani, si concentra il 60% della perdita dei posti di lavoro. In Campania, addirittura, oggi lavora meno del 40% della popolazione attiva e, dramma nel dramma, due giovani su tre sono senza occupazione.

La perdita di 200mila posti di lavoro in sei anni ha aggravato in modo allarmante le condizioni di povertà in questa regione storicamente martoriata. Secondo Federconsumatori, l’incidenza della povertà nel 2010 era pari al 23,2%, più del doppio della media nazionale (11%). Un gap economico dovuto al basso numero di occupati e pensionati e al minor ammontare dei redditi da lavoro dipendente. Sono dati che fanno della Campania una delle regioni italiane più povere dopo Basilicata, Sicilia e Calabria.

In quattro anni, dal 2007 al 2010, la povertà in Campania è più che raddoppiata. Lo afferma il dossier regionale sulle povertà presentato dalla Caritas nel febbraio del 2011, in cui si legge che nel 2010 6925 persone sono transitate nei 27 Centri Caritas della diocesi. Nel 2007 erano 3166. Si sono rivolte a questi centri per chiedere lavoro (30%), beni e servizi ( 25,7%), sussidi economici per pagare bollette e affitti (19,3%).

La povertà non solo è aumentata ma si è trasformata. Ai Centri Caritas si rivolgono sia gli italiani che gli emigrati stranieri, ma dal 2008 al 2010 la fetta dei cittadini campani è cresciuta del 10%. Già nel 2010 il 19% di coloro che avevano un impiego non riusciva più a "sbarcare il lunario". Figuriamoci oggi con l’aggravamento della crisi! Sempre in riferimento al periodo esaminato dal dossier della Caritas, si scopre che il debito familiare nelle province di Caserta e di Napoli è cresciuto al punto da porle rispettivamente al secondo e al terzo posto in graduatoria a livello nazionale. Condizioni che costringono i giovani campani ad emigrare verso altre regioni italiane o all’estero. In dieci anni, la sola provincia di Napoli ha perso 108mila giovani.

La preoccupazione delle autorità è forte al punto da far dire al cardinale Sepe, arcivescovo della diocesi partenopea, che «le nostre iniziative sono gocce d’acqua e nessuno può pretendere che la Chiesa risolva problemi che sono competenza dello Stato e delle istituzioni... queste situazioni possono esplodere e dare vita a rivolte che, come la storia ci insegna, possono determinare anche situazioni tragiche». Come dargli torto, se è vero che in Campania un bambino su tre non ha di che mangiare e sono sempre di più gli anziani costretti a rinunciare alle spese mediche. A Napoli, sempre più di frequente ci si imbatte, persino nei quartieri "bene" come il Vomero, in persone che rovistano nei cassonetti dei rifiuti alla ricerca di qualche indumento o di cibo. C’è chi dorme in strada, sulle panchine o in vetture abbandonate. La situazione può sicuramente diventare esplosiva.

Di certo, le preoccupazioni del cardinale non possono essere le stesse dei lavoratori, che non devono ovviamente temere le proteste sociali, ma contribuire, semmai, a dar loro una prospettiva e uno sbocco positivo. La Cgil ha annunciato lo sciopero generale della Campania per l’8 marzo prossimo, che sarà preceduto da una grande manifestazione a Napoli il 9 febbraio. Non c’è iniziativa di lotta che non debba essere salutata con favore, ma affinché non diventi un’arma spuntata deve uscire dalla logica della ritualità e contenere obiettivi efficaci ed unificanti.

Corrispondenza da Napoli


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