Internazionale
Spagna

La morte di Marcelino Camacho

Ex dirigente delle Comisiones Obreras e del Partito Comunista Spagnolo

Marcelino Camacho, dirigente storico del sindacato maggioritario spagnolo Comisiones Obreras (CCOO - Commissioni Operaie) e membro del Partito Comunista Spagnolo, è morto il 29 ottobre all’età di 92 anni. Nella camera ardente sistemata nella sede di CCOO sono venuti centinaia di lavoratori, militanti sindacalisti o di sinistra ma anche rappresentanti del governo, della maggior parte delle formazioni politiche e sindacali -operaie e padronali- del paese, e anche il principe Felipe, figlio del re di Spagna.

Tutti hanno presentato Camacho come un militante per la libertà. Alcuni hanno salutato il militante sindacale che, sotto la dittatura di Franco, contribuì a creare il primo sindacato operaio della Spagna dell’epoca. Ma hanno anche e innanzitutto reso omaggio all’uomo "aperto, fermo, coerente e difensore di un sindacalismo di pressione e negoziazione".

Un sindacato creato nella lotta sotto il franchismo...

Camacho, figlio di ferroviere, aveva 17 anni quando si tesserò al Partito Comunista nel 1935. Combatté contro Franco e, come migliaia di altri, dovette subire la repressione franchista: carcere, campi di detenzione, lavori forzati e esilio. Tornato in Spagna nel 1957, operaio a Madrid, organizzò clandestinamente i lavoratori, chiedendo loro di entrare nei sindacati franchisti, scelta che consentì di coprire l’attività dei militanti. Si era nel 1964. Camacho fu di nuovo arrestato e incarcerato nel 1967 ma questo non impedì al sindacato CCOO di svilupparsi ancora.

Alla morte di Franco nel novembre 1975, CCOO che si era costruito al prezzo del sacrificio di centinaia di militanti era ancora clandestino ma organizzava migliaia di lavoratori, di quelli più combattivi.

... ma responsabile davanti alla borghesia

Nel periodo di subbuglio politico che seguì la morte del dittatore, furono effettivamente migliaia i lavoratori che si mobilitarono e raggiunsero i sindacati ancora clandestini, in particolare CCOO. Nel 1976 gli scioperi si moltiplicarono dappertutto.

Ma il sindacato, legato al PCE, voleva essere riconosciuto e legalizzato e i suoi dirigenti si adoperarono ad evitare l’estensione e l’unificazione del movimento. Il partito di Camacho e di Santiago Carrillo, l’allora segretario generale del PCE, dimostrava che era una forza con la quale bisognava fare i conti, ma dimostrava anche che poteva essere un argine efficace contro i movimenti sociali.

La “transizione democratica” si stava organizzando. La borghesia passò senza nessuna difficoltà dal franchismo ad un regime democratico. Pochi mesi prima delle prime elezioni, il PCE accettò sia la monarchia che la bandiera “nazionale” (franchista e non repubblicana). Prometteva anche di evitare ogni conflitto sociale, in cambio della sua legalizzazione, il che si concretizzò nell’ottobre 1977 con la firma degli accordi della Moncloa, che imponevano sacrifici ai lavoratori. Anche se i sindacati non li dovevano firmare, Camacho come membro del Comitato Centrale del partito e deputato, anche se da poco tempo, se ne fece il difensore.

A quell’epoca il Partito Comunista spagnolo pensava di diventare un grande partito di governo. Ma questo posto toccò al Partito Socialista (PSOE) e il PC invece vide la sua influenza elettorale crollare. Dopo parecchie scissioni, il suo ruolo divenne sempre più marginale. Nonostante gli attacchi del governo socialista contro il mondo del lavoro, si dovette aspettare il 1985 per vedere il sindacato di Camacho chiamare allo sciopero generale, il primo sciopero generale dopo l’istituzione del nuovo regime e contro un governo socialista. Questo sciopero fu un successo ma non ebbe ulteriori sviluppi.

Due anni dopo Camacho fu allontanato dalla direzione di CCOO da Antonio Gutierrez, che aveva lasciato il PC e raccomandava “l’indipendenza sindacale". Da quel momento l’orientamento verso la “pace sociale” non fu più neanche oggetto di discussione.

Da una ventina d’anni Marcelino Camacho si teneva in disparte. Criticava qualche volta gli attuali dirigenti di CCOO per la loro mancanza di audacia e la loro docilità. E così mantenne nel mondo operaio l’immagine di un dirigente più combattivo dei suoi successori.

Ma non si può dimenticare che furono i dirigenti sindacali e politici del partito comunista spagnolo ad offrire alla borghesia una pace sociale che consentì ai grandi gruppi capitalisti e ai banchieri di continuare ad arricchirsi alle spese del mondo del lavoro.

HG


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