Internazionale
FIAT, RENAULT, PEUGEOT - CITROËN...

Stessi attacchi, stessa risposta

La Fiat, trust miliardario che ricatta gli operai tramite la chiusura di fabbriche, la cassa integrazione e gli accordi capestro del tipo di quelli di Pomigliano e Mirafiori, non è un caso isolato in Europa. In Francia i lavoratori della fabbrica di Aulnay - sous - Bois, che fa parte del gruppo PSA (Peugeot - Citroën) sono in sciopero dal 16 gennaio contro questa direzione aziendale che vuole chiudere lo stabilimento e sopprimere 11200 posti di lavoro in tutto il gruppo.

Il movimento è continuato nonostante la serrata decisa dalla PSA e il 23 gennaio gli scioperanti si sono recati in un’altra fabbrica, della Renault questa volta, per un comizio comune con i lavoratori dell’altro gruppo automobilistico francese. Infatti anche la Renault ha annunciato un piano di 8250 soppressioni di posti di lavoro e ricatta gli operai cercando di fare passare un cosiddetto accordo di "competitività".

Col pretesto del calo del mercato dell’auto, la Renault vuole imporre agli operai più di dieci giorni di lavoro supplementare all’anno e il congelamento dei salari.

Di più: vorrebbe imporre la "mobilità" tra i suoi vari siti industriali. Così gli operai sarebbero costretti ad andare a lavorare fino a 150 km di distanza, magari a vivere in un campeggio, con un indennizzo irrisorio. Il padrone afferma che questa sia la condizione per non chiudere nessun stabilimento.

Questi due grandi gruppi dell’automobile ricattano gli operai nello stesso modo. Vogliono imporre più lavoro, meno pagato, con la minaccia: “ Sarà così oppure chiuderemo e vi lasceremo sul lastrico”. Per loro la crisi è solo un pretesto per peggiorare le condizioni di lavoro e aumentare i profitti di gruppi che già sono ricchi a miliardi.

Come nel caso della Fiat, si tratta di un’offensiva comune di questi padroni. In realtà l’obiettivo è di rimettere in discussione i diritti di tutti i lavoratori, e non solo nell’automobile. Giustamente i lavoratori di queste due fabbriche di gruppi concorrenti hanno capito che loro invece non sono in concorrenza: devono mettere in comune le loro forze per rispondere alla guerra che fanno loro i padroni. E infatti in tutta Europa i lavoratori sono di fronte agli stessi attacchi padronali ai quali dovrebbero rispondere insieme.

A.Frys


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