Internazionale

La caduta libera del capitalismo greco

La crisi che ha colpito la Grecia dalla fine del 2008 non solo sembra non avere soluzione di continuità ma ha raggiunto oramai una gravità maggiore di quella che investì il paese nel 1929 aprendo, sul piano politico, le porte alla restaurazione della monarchia e alla successiva dittatura fascista di Metaxàs.

Alcuni dati possono aiutarci a capire di quanto sia crollata l’economia greca negli ultimi 5 anni.

Il crollo del Prodotto Interno Lordo

Si stima che il Prodotto Interno Lordo nel quinquennio 2008-2012 (ovviamente non abbiamo ancora i dati definitivi del 2012 ma solo delle proiezioni) crollerà di circa il 21%. Un indice più alto di quello espresso dalla catastrofica crisi argentina di una dozzina di anni fa.

Dopo il 2007, ultimo anno di crescita, il calo del PIL è stato il seguente: 2008, con l’inizio della crisi, -0,2%, 2009 -3,2%, 2010 -3,5%, 2011, dopo le recenti correzioni al ribasso, -7,1%, si prevede ancora un -7,0% per l’anno che sta finendo, il 2012. Per il prossimo anno le previsioni non sono certo rosee, dicono che nel sesto anno di crisi il PIL calerà di un altro 4%. Fare previsioni spesso è difficile, prima di tutto perché è difficile capire precisamente dove va a parare un’economia anarchica come quella capitalistica, ma anche perché queste previsioni sforzandosi di essere "ottimiste" ipotizzano condizioni ottimali che spesso non si verificano e non verificandosi chiaramente l’economia non può che soffrirne. Per esempio, l’arretramento del PIL previsto per il 2012 era stato del 4,7% in realtà il calo sarà, ormai è certo, intorno al 7%.

La crisi ha colpito tutti i tre settori dell’economia del paese, il primario, il secondario e il terziario, vogliamo soffermarci sul settore secondario, che probabilmente è quello colpito più strutturalmente.

La "Grande Catastrofe" dell’industria greca

Nella storiografia greca il termine "Grande Catastrofe" indica la schiacciante sconfitta militare subita dal paese nel 1922 nella guerra contro la Turchia di Ataturk e la conseguente cacciata delle popolazioni greche dall’Asia Minore. Quello che sta vivendo ora l’industria greca assomiglia molto a una "Grande Catastrofe".

Il crollo della produzione industriale greca dal 2007 a oggi si avvicina al 32%. Infatti prendendo come indice 100 la produzione del paese nel 2005, questa sale103,2 nel 2007, dall’anno successivo abbiamo un continuo calo: siamo a 99 nel 2008, a 89,7 nel 2009, a 84,4 nel 2010, a 77,5 nel 2011, si prevede chiudere il 2012 con un 71,5.

Questa diminuzione della produzione interessa tutti i rami dell’industria in particolare il ramo costruzioni/edilizia e il ramo dei cosiddetti beni non di consumo.

Sempre avendo come indice 100 la produzione del 2005, abbiamo una produzione manifatturiera che dal 104,2 del 2007 si fermerà ad un previsto (secondo gli ultimi dati) 68,5 nel 2012; la produzione dei beni di consumo dal 104,7 del 2007 nel 2012 si fermerà secondo le ultime previsioni al 72,8; infine l’industria dei beni non di consumo vivrà nel 2012 un vero e proprio tracollo, passando dal 103,7 del 2007 al 45,4.

Ancora più clamoroso il crollo del ramo costruzioni/edilizia, che dal 118,5 del 2007 (evidentemente il ramo viveva ancora l’onda lungo dello sviluppo delle infrastrutture partita con la preparazione delle Olimpiadi di Atene del 2004) scende al 37,6 nel primo trimestre del 2012.

Per quanto riguarda la telefonia, parliamo di tutto il sistema: produzione, istallazione etc., i numeri sono seguenti, sempre riferendoci ad un indice 100 per il 2005, 107,7 nel 2007, 75,5 nel primo trimestre del 2012.

Diminuisce anche l’utilizzazione degli impianti: abbiamo un loro utilizzo al 77% nel 2007 che scende al 63% nel primo trimestre del 2012. In particolare gli impianti per la produzione di prodotti primari da un utilizzo all’80,4% nel 2007 si ritrovano a un utilizzo di solo il 56,3% nel primo trimestre del 2012.

Gli impianti che producono beni di consumo passano da un 75,3% nel 2007 a un utilizzo del 69,3% nel primo trimestre del 2012.

E ancora gli impianti per la produzione di semilavorati che erano stati utilizzati al 77,5% nel 2007, nel primo trimestre del 2012 sono utilizzati al 59,4%.

Al calo dell’utilizzo degli impianti corrisponde un calo del capitale lordo totale investito nell’industria che scende dai 57 miliardi di euro del 2007 ai 31 miliardi di euro del 2011.

Se la Grecia a causa della crisi può considerarsi un ammalato grave, l’industria greca può considerarsi un ammalato in prognosi riservata e, fra l’altro, il fatto che le commesse dell’industria siano calate del 70% ci fa pensare che un scioglimento di tale prognosi potrà avvenire solo fra molto tempo.

Conseguenze sociali della crisi

Gli occupati nel paese dal 2001 al 2008 sono stati sempre in costante aumento passando da 4.086.000 a 4.559.000. Da quella data in poi l’occupazione è calata, mentre in numeri assoluti aumentava la forza lavoro che raggiungeva e superava i 5.000.000 già nel 2010. Gli occupati nel primo trimestre del 2012 erano 3.837.000 (2.425.000 erano lavoratori salariati). I disoccupati secondo gli ultimi dati dell’EL.STAT (l’ente nazionale di statistica) che si riferiscono al secondo trimestre 2012 sono 1.216.410 e la disoccupazione ha toccato il 24,4%.

Ancora più grave è la situazione occupazionale per quel che riguarda i giovani (i dati in Grecia si riferiscono ai giovani, chiaramente quelli che non studiano, dai 15 ai 24 anni) infatti la disoccupazione giovanile raggiunge il 55%, ancora più alta la disoccupazione per le giovani donne che è al 65%. Nemmeno nella spartizione della miseria c’è parità fra i sessi.

L’aumento esponenziale della disoccupazione che in cinque anni è triplicata ha naturalmente fatto aumentare il numero delle famiglie povere. Nel 2007, l’anno "magico" con il più alto sviluppo e "splendore" della Grecia contemporanea, il 22% dei greci viveva sotto la soglia di povertà. Si stima che nel 2012 tale numero si stia avvicinando al 40%. Secondo una ricerca della GSEE, il sindacato confederale, 440.000 famiglie non hanno alcun reddito, più di una su dieci. Centinaia di migliaia di famiglie hanno per questo perso l’assistenza medica o una parte di essa, ormai a organizzazioni di volontariato come "Medici del Mondo" si rivolgono più greci che immigrati.

Nelle grandi città della Grecia (Atene, Pireo, Salonicco) dove la povertà è più evidente e più stridenti le contraddizioni, sembra quasi che sia passata una guerra che abbia fatto risparmio solo dei bombardamenti a tappeto

Mauro Faroldi


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