Internazionale
Sudafrica: nonostante il ricorso alle leggi dell’apartheid

PROSEGUE LA LOTTA DEI MINATORI

Il 16 agosto la polizia ha ucciso 34 minatori tra gli scioperanti della miniera di platino Lonmin di Marikana, a nordovest di Johannesburg, senza riuscire però a fermare questo movimento di lotta.

Ai primi di settembre i 28 000 operai di Marikana erano entrati nella loro quarta settimana di sciopero senza dare segno di debolezza. Essi hanno già trascinato nel movimento numerose miniere di platino dove i minatori fanno sciopero durante un giorno o due, poi riprendono il lavoro e spesso ricominciano a scioperare pochi giorni dopo.

Dappertutto viene ripresa la rivendicazione di 1250 € di salario al mese, e spesso ci si aggiunge la domanda di rielezione dei funzionari locali del potente sindacato dei minatori (NUM), accusato giustamente di collusione con le compagnie minerarie.

Ma ciò che comincia davvero a preoccupare i padroni della miniera e il governo sudafricano è il fatto che ormai il movimento ha varcato i tradizionali limiti corporativisti per estendersi al settore molto più importante delle miniere d’oro. Il 29 agosto i 12 000 operai di una miniera Gold Fields (quarto produttore mondiale d’oro) hanno cominciato a scioperare a Westonaria, ad ovest di Johannesburg. Quasi subito i loro compagni della miniera Gold One di Molder, all’altra estremità della provincia, hanno seguito l’esempio. E anche in questo caso le rivendicazioni sono le stesse del settore del platino, così come d’altra parte la brutalità dei sicari, ufficiali o meno, delle compagnie minerarie: per esempio al primo giorno dello sciopero quattro operai sono stati gravemente feriti dagli agenti di sicurezza.

Eppure, se l’espressione della collera dei minatori diventa così forte, non è in mancanza di tentativi da parte delle autorità per intimidirli o anche terrorizzarli. Ciò che però non avevano previsto è il fallimento di questi tentativi, che di più si sono ritorti contro di loro.

Così un primo scandalo è scoppiato quando la stampa ha riportato numerose testimonianze di minatori arrestati dopo il massacro di Marikana, che accusavano la polizia di pestaggi sistematici e anche di torture.

Ma il colmo del cinismo è stato raggiunto il 30 agosto quando il tribunale ha incolpato 279 minatori, arrestati o feriti il 16 agosto, per l’assassinio dei loro propri compagni uccisi dalla polizia. Per questo è bastato che un procuratore regionale, tra l’altro ex procuratore del periodo dell’apartheid, avesse ricorso ad una legge di quei tempi, con l’assenso del governo multirazziale. Questa cosiddetta legge della "dottrina dell’obiettivo condiviso" era servita al regime dell’apartheid per condannare numerosissimi militanti a pesanti pene di carcere per assassinio, col pretesto che facevano riferimento ad organizzazioni politiche o sindacali i cui membri avevano partecipato a manifestazioni o scioperi durante i quali c’erano state vittime, anche se queste vittime erano state uccise dalla polizia o se questi militanti stessi non erano presenti al momento dei fatti.

Quindi la fine dell’apartheid non ha cambiato niente nei dispositivi repressivi dello Stato contro chi si oppone alle classi possidenti!

Comunque, di fronte allo scandalo scatenatosi dopo questa imputazione collettiva il governo ha dovuto fare marcia indietro. Il 3 settembre le imputazioni collegate al massacro del 16 agosto sono state annullate e 162 minatori sono stati immediatamente liberati. Ma l’inchiesta criminale sulle dieci morti (di cui sei scioperanti) che avevano preceduto il 16 agosto va avanti. Più di un centinaio di minatori rimangono in carcere mentre i 162 altri beneficiano solo di una liberazione condizionale, con il divieto di partecipare alle manifestazioni a pena di dovere deve tornare in carcere; il che significa un divieto di partecipare al loro proprio sciopero!

Una battaglia è stata vinta ma non ancora la guerra. Il governo ha dovuto cedere un po’ di terreno ma i padroni della miniera resistono ancora. Fino a quando? Questo dipenderà della capacità dei minatori di servirsi della loro forza collettiva, che è grande in questo paese, per farsi temere dalle grandi compagnie che saccheggiano il Sudafrica con l’aiuto del suo governo.

A. H.


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