Internazionale
Basiano e cooperative del milanese

Manganellate a sostegno di padroni mafiosi

Bastonati e alcuni arrestati, è quello che è successo l’11 giugno a novanta lavoratori, in maggioranza egiziani e pakistani, in presidio davanti ai cancelli della Gartico, i magazzini della catena di supermercati il Gigante, un’azienda logistica di Basiano, in Brianza.

I lavoratori stavano picchettando l’ingresso del magazzino per protestare contro il licenziamento di massa e il tentativo di introdurre condizioni di lavoro e di salario peggiorate. Intorno alle 7.40 è arrivato un pullman che trasportava una cinquantina di «nuovi assunti» e la polizia ha chiesto ai lavoratori di lasciarlo passare. Dopo aver ricevuto un netto rifiuto, una trentina di carabinieri in assetto antisommossa ha iniziato a pressare sul cordone di operai. Tra i due schieramenti sono volati pugni, calci e manganellate, poi al lancio di oggetti da parte degli operai i militari hanno risposto con il lancio di alcuni lacrimogeni per disperdere i lavoratori. 26 persone (tra cui diversi carabinieri) sono state trasportate in ospedale e 19 sono state arrestate.

La Gartico si occupa in particolare di trasporti di alimentari. Il 14 maggio i lavoratori della Bergamasca (una delle due cooperative in appalto al magazzino) organizzati nel SiCobas, avevano lanciato uno sciopero contro le pessime condizioni salariali e di lavoro, con la solidarietà immediata degli operai dell’altra cooperativa, la Alma Group, il cui trattamento economico era un po’ migliore. Ed ecco che venerdì 8 giugno gli 89 lavoratori della Alma ricevevano una lettera che annunciava la chiusura dell’appalto della cooperativa a Basiano, senza nessun’altra comunicazione di merito.

Con il presidio del 11 giugno i lavoratori hanno risposto come si doveva a questi padroni che si servono del sistema delle cosiddette “cooperative” per rendere i lavoratori ricattabili, imporre condizioni di lavoro pessime e licenziare quando e come vogliono. La lotta dei lavoratori di Alma e Bergamasca viene dopo quelle di lavoratori di tante altre cooperative di questo settore, quelli in appalto alla Esselunga per esempio. Da mesi i lavoratori di questo settore, in maggioranza immigrati, che subiscono questa specie di nuovo caporalato, hanno cominciato a ribellarsi e ad esigere gli stessi diritti degli altri lavoratori. Ma di fronte a questa giusta domanda, sono questi padroni della logistica, con i loro metodi mafiosi, che ricevono l’appoggio della polizia e della legge...

La lotta di questi lavoratori è una lotta concreta contro la precarietà e contro le divisioni che i padroni impongono tra lavoratori (un po’) garantiti e non garantiti, operai con contratto a tempo indeterminato e lavoratori interinali o in appalto, italiani e immigrati. Deve avere l’appoggio di tutti i lavoratori.

Corrispondenza Milano


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