Internazionale

Tra liquidazioni e trasformazioni in S.P.A., il terziario messo in ginocchio nel territorio torinese.

Da Venerdì 15 Giugno i 44 dipendenti dell’Azienda “Mostre e Fiere” di Nichelino (allestimento di stand fieristici, montaggio e smontaggio delle strutture olimpiche nel 2006) hanno organizzato un presidio a oltranza di fronte ai cancelli dello stabilimento. La liquidazione, decisa di punto in bianco un paio di giorni prima dell’inizio della protesta, arriva dopo un lungo periodo di crisi e “un passivo di 1,5 milioni di euro” (Eco del Chisone del 20/06/12). I lavoratori sono in trattativa per recuperare uno stipendio, un premio di produttività e i versamenti previdenziali non erogati da un anno, mentre verrà richiesta la cassa in deroga poiché quella straordinaria sta per scadere in questi giorni. Di fronte ai capannoni di “Mostre e fiere c’è il centro commerciale “Carrefour”, i cui dipendenti usufruiscono, già da alcuni mesi, di contratti di solidarietà (estensione del numero dei contratti a part-time come alternativa ai licenziamenti) che verranno rinegoziati all’inizio del 2013.
A pochi chilometri e fino al 22 Giugno, in Piazza Castello a Torino, è attivo il presidio dei lavoratori del CSI Piemonte (consorzio informatico pubblico fra Regione, Province, Atenei, Comune di Torino e altri 90 soggetti territoriali del Piemonte) che è la prima realtà piemontese del settore ICT (Tecnologie dell’informazione e della comunicazione) e che occupa 1200 dipendenti e coinvolge altre centinaia di addetti nell’indotto. I lavoratori stanno raccogliendo le firme per una petizione con la quale si chiede che l’Ente rimanda unito e pubblico, perché “alcuni politici hanno deciso di farlo diventare una Società per Azioni per poi svenderne ai privati le parti più appetibili (come ad esempio la Sanità e la gestione delle infrastrutture tecnologiche)”. (www.ilcsisiamonoi.wordpress.com/la-petizione).
Naturalmente anche un “potentato” a partecipazione pubblica come il CSI ha i suoi scheletri nell’armadio e i “guru” dell’antipolitica, pur solidarizzando con i lavoratori, non tardano a sottolineare che “nonostante il bilancio in attivo, il CSI è diventato col tempo un poltronificio e un ufficio di collocamento per i partiti” (www.beppegrillo.it/ ”CSI: come ti spolpo pure l’ITC in Piemonte”, Maggio 2012) ma gli stessi grillino fanno notare che non saranno i manager strapagati a pagare il prezzo più alto. Fatto sta che per le centinaia di addetti ai lavori si apre un periodo di profonda incertezza, con le richieste di un piano industriale puntualmente disattese, mentre voci ufficiose ma abbastanza credibili sostengono che, a causa dell’attuale situazione di stallo e in mancanza dell’attivazione di progetti, potrebbe essere messa in forse la regolare erogazione degli stipendi già nei prossimi mesi.
A chi si è ostinato per anni a presentare il “trionfo del terziario” come il superamento del conflitto di classe, tutti questi lavoratori in lotta per il posto di lavoro stanno a dimostrare che i meccanismi del capitalismo (sfruttamento, licenziamenti selvaggi, incertezza sul presente e sul futuro) sono gli stessi sia nel settore produttivo che in quello del commercio e servizi e a maggior ragione quando vengono smantellati gli enti pubblici. Da questo doloroso e incessante scenario da “bollettino di guerra” deve necessariamente rinascere la solidarietà di classe e un vero movimento dei lavoratori con i connotati di un esercito sempre all’erta, anche nei periodi di pace e prosperità, e che non debba mai abbassare la guardia.

CORRISPONDENZA DA TORINO


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