Internazionale
Nell’era del capitalismo c’è sempre una buona ragione per fare affari: come e con che cosa, non ha molta importanza. Ai tempi del terremoto dell’Aquila fecero scandalo quegli imprenditori che, alla notizia del terremoto, risero e brindarono perché “affari così non capitano tutti i giorni”. Ma anche senza ridere e brindare, affari se ne possono fare comunque…

TERREMOTI E AFFARI

Non si sono ancora rimarginate le ferite del terremoto che ha scosso l’Aquila e buona parte dell’Abruzzo; il centro storico dell’Aquila è ancora terra bruciata, tra cumuli di macerie, palazzi crollati in tutto o in parte, vie transennate e irriconoscibili, abitanti che non sono mai ritornati. Sono passati poco più di tre anni, e un altro terremoto ha scosso l’Emilia tra l’Appennino e la pianura. Nuovi crolli, nuove devastazioni, ancora vittime. E ancora un territorio da ricostruire, nuovi bisogni da parte delle popolazioni, di chi è rimasto senza casa o ha perso la sua attività per il crollo di capannoni, laboratori e piccole fabbriche. Ancora una volta giornali e telegiornali hanno fatto appello alla generosità delle persone e alla solidarietà con chi è stato duramente colpito. Hanno chiesto un contributo con il mezzo più rapido, semplice e immediato: una telefonata o un messaggio con il cellulare a un numero particolare, che opera automaticamente un addebito di due euro. Il sito della Protezione civile recita testualmente: “La cifra raccolta sarà interamente destinata alle popolazioni colpite. Come sempre, sulle cifre non grava l’Iva e nessuna quota andrà agli operatori di telefonia.” E’ una forma di aiuto che la Protezione Civile chiama “SMS solidale”, così modesto che sono moltissimi quelli che in questi casi non esitano a partecipare.
Ciò che la Protezione Civile non dice riguardo alla solidarietà promessa, e che invece è stato pubblicato sul Fatto Quotidiano del 16 giugno u.s., è l’utilizzo che è stato fatto delle somme raccolte in questo modo in occasione del terremoto in Abruzzo. In realtà, niente che esuli dall’ordinario funzionamento dell’attuale modello sociale, niente di specificamente scandaloso: per una volta non si parla di soldi rubati, di tangenti, di sprechi, etc., tutti eventi all’ordine del giorno in questi casi, particolarmente nel nostro Paese. Si parla soltanto di affari, tutti perfettamente legali e alla luce del sole. Ma se chi ha donato lo ha fatto pensando all’emergenza, a chi improvvisamente era rimasto senza casa e senza futuro, in una parola ha pensato alle popolazioni, come del resto avrà senz’altro assicurato la Protezione Civile anche all’epoca, bisogna che si rassegni: i soldi degli SMS hanno avuto una funzione che di solidale aveva ben poco. Secondo l’inchiesta del Fatto Quotidiano, questi soldi non sono andati a chi aveva subito danni, ma sono confluiti in un fondo bloccato per 9 anni e gestito da un consorzio finanziario, l’Etimos di Padova, che ha utilizzato i soldi come garanzia per le banche che avrebbero dovuto erogare prestiti su richiesta dei terremotati. Ma attenzione: prestiti erogati come qualsiasi prestito, per cui la condizione di terremotato non è sufficiente a ricevere nulla. Prestiti solo a terremotati “solvibili”, cioè in condizioni di pagare fior di interessi per le somme ottenute, e inoltre adeguatamente coperti dal fondo di cui stiamo parlando.
“Gira e rigira sono finiti alle banche i 5 milioni di euro arrivati via sms dopo il terremoto dell’Aquila sotto forma di donazione – dice il Fatto – I presunti insolvibili sono rimasti solo terremotati”. Cioè, i terremotati economicamente più deboli, quelli che avevano più bisogno di aiuto, che erano rimasti senza niente, non hanno visto un centesimo dei soldi che avrebbero dovuto essere “interamente destinati alle popolazioni colpite”. Hanno provato a chiedere un prestito, ma hanno avuto un rifiuto. E per quelli che potevano pagare, comunque nessun regalo: se hanno avuto qualcosa, dovranno restituirlo con gli interessi. Il regalo c’è stato, ma per le Banche: sono loro che realizzeranno dei profitti, e senza rischi.
A conclusione di tutto, il fondo dopo 9 anni tornerà nella disponibilità della Regione Abruzzo. Anche in questo caso però, nessuna garanzia per i terremotati: non è chiaro se i fondi saranno vincolati e finalizzati a un uso destinato alle popolazioni colpite dal terremoto, o se potranno essere utilizzati a discrezione della Regione per finalità che non hanno niente a che vedere con i bisogni delle persone.


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