Internazionale
Campania

Sempre più radicali le proteste di chi perde il salario e il lavoro

E’ a rischio la tenuta sociale, il governo teme di perdere il controllo della conflittualità nel territorio.

In Campania, dove la crisi si sta rivelando particolarmente devastante a causa delle drammatiche contraddizioni sociali in cui versa storicamente quel territorio, le proteste mostrano elevati livelli di radicalità. Quasi ogni giorno del mese di maggio, le cronache parlano di operai rimasti senza lavoro o da mesi senza salario che si incatenano davanti alle sedi istituzionali o che salgono sui tetti della propria fabbrica, sulle gru dei cantieri cittadini, sui tralicci della luce allo scopo di attirare l’attenzione dei media, altrimenti distratti da eventi come l’America’s Cup o le partite di calcio del Napoli. C’è anche chi si barrica all’interno dell’azienda, come i due operai della Sma di Caserta, società di 60 lavoratori operante nel servizio antincendio boschivo. Un gesto deciso per protestare contro il mancato rinnovo dell’appalto da parte della Regione e il totale silenzio dei sindacati. A Napoli, la sede di Equitalia in corso Meridionale è stata oggetto di una veemente contestazione da parte di 200 disoccupati e giovani dei centri sociali culminata in violenti scontri con la polizia. I manifestanti chiedevano la chiusura degli uffici per rispetto verso chi si è suicidato perché impossibilitato a pagare le cartelle esattoriali. Dieci lavoratori della ex cooperativa «Vesuvio, Natura e Lavoro» si sono calati nel cratere del vulcano, gesto già avvenuto il 23 aprile scorso. Fino al 2008 la cooperativa espletava servizi di manutenzione dei sentieri nel Parco Nazionale del Vesuvio. Poi la cassa integrazione e la mobilità in deroga, oggi scadute. Più di 500 lavoratori “esodati” delle fabbriche campane dell’Alenia hanno dato vita ad un presidio alla sede di Pomigliano, stabilimento aeronautico capofila in Campania, per dar voce alla loro rabbia. Estromessi dagli impianti in seguito a due accordi sugli esuberi siglati negli ultimi due anni, questi lavoratori erano stati messi in mobilità in attesa dell’aggancio alla pensione.

La recente riforma del mercato del lavoro, a firma della ministra Fornero, riduce i tempi degli ammortizzatori sociali e una volta attuata renderà impossibile l’aggancio alla pensione a partire dal 2014. Gli “esodati” di Alenia rischiano così di rimanere di colpo senza copertura né salariale né previdenziale.

Tutte queste proteste registrano un limite perché mostrano la disperazione di tanti lavoratori abbandonati non solo dalle istituzioni ma dalle loro stesse organizzazioni. Non c’è un partito operaio che li guidi, i sindacati si preoccupano solo di garantire la coesione sociale evitando diligentemente di mobilitare i lavoratori contro i provvedimenti del governo. Lo stesso sciopero generale promesso dalla Cgil per il mese di maggio (per non disturbare le elezioni amministrative e il dibattito in Parlamento sulla riforma del mercato del lavoro) è finito nel dimenticatoio. I burocrati sindacali hanno preferito indire una manifestazione per il lavoro il 2 giugno, festa della Repubblica (borghese) e delle Forze Armate. La riconoscenza di Napolitano, Monti e padronato a Cgil, Cisl e Uil è assicurata.

Resta il fatto che, seppur dettate dalla disperazione e dall’isolamento, le continue proteste attuate spontaneamente dai lavoratori segnalano che, col perdurare e l’aggravarsi della crisi, la tanto anelata coesione sociale appare sempre meno garantita. Il timore del governo di perdere il controllo del conflitto sociale è dunque ampiamente giustificato.

Corrispondenza da Napoli


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