Internazionale
Riguarda i dipendenti della Wasteels, della Servitalia-Wagon lits e della RSI

Più di ottocento licenziamenti per gli addetti dei treni notte

La vicenda degli addetti ai treni-notte si trascina dall’autunno. Più di ottocento lettere di licenziamento indirizzate a dipendenti della Wasteels, della Servitalia-Wagon lits e della RSI. Trenitalia ha deciso di ridurre drasticamente il numero dei treni-notte e questo ha portato ai licenziamenti.

Bisogna dire che, nel corso del tempo, Trenitalia, e prima ancora, la Divisione Passeggeri di Ferrovie dello Stato hanno affidato il lavoro delle cuccette a ditte esterne. La vecchia figura del “cuccettista”, che faceva parte del Personale viaggiante delle FS, scomparve prima dai treni internazionali e poi da quelli interni. Si era negli anni novanta e, a quei tempi, si disse che con i costi imposti dal contratto di lavoro dei ferrovieri il servizio non sarebbe riuscito a “competere” con le società che si sarebbero affacciate di lì a poco.

Ora di fronte alle ragioni dei lavoratori dei treni-notte l’amministratore delegato di Trenitalia Moretti oppone la “competitività” dei voli Low cost che, in tutta Europa, segnerebbero il declino del servizio letti e cuccette. Ma questo argomento è tanto poco sostenibile che perfino il quotidiano della Confindustria, Sole 24 Ore, si è sentito in dovere di confutarlo e di provare che in Germania, in Francia, in Svezia ecc. il servizio notte si effettua ancora, con una qualità decente, per distanze approssimabili a quelle italiane (Torino-Palermo, Milano-Bari,…), con un costo per gli utenti uguale o inferiore a quello dell’offerta Trenitalia e con un “costo del lavoro” certamente superiore a quello italiano.

Dunque, perché il taglio dei treni notte a lunga percorrenza? Si può solo ipotizzare che Trenitalia voglia concentrare le proprie risorse sull’Alta Velocità. Oppure che stia tentando di ottenere condizioni di lavoro ancora più disumane come precondizione per rimettere in piedi il vecchio servizio.
In ogni caso, la protesta dei lavoratori va avanti. Non si è arrestata nemmeno dopo che, in Lombardia, Cisl, Uil e Ugl hanno firmato un accordo separato per “salvare” soltanto i 152 dipendenti della sede milanese della ex Wagon-Lits. Giustamente, gli stessi lavoratori interessati hanno rigettato l’accordo che ne prevede l’assegnazione ad altre imprese appaltatrici con contratti a termine. Nessuno, inoltre, vuole abbandonare gli altri compagni di lavoro. Così il giochetto infame dell’amministrazione lombarda e dei sindacalisti “responsabili”: dividere i lavoratori, rinunciare a un negoziato nazionale per tutti i cuccettisti e gli addetti alla manutenzione, non è passato.

A Milano, a Palermo, a Torino, a Roma, a Venezia. Occupando torri e tetti delle sedi ferroviarie, installando tende, i lavoratori hanno passato già molte notti all’addiaccio, Natale e Capodanno compresi.
Sono state promosse raccolte di firme in loro favore, si è chiesto e ottenuto l’appoggio ufficiale di vari rappresentanti politici e di istituzioni locali. Quando si è con l’acqua alla gola non c’è carta che non si è disposti a giocare, anche se è certo che solo l’appoggio massiccio degli altri lavoratori delle ferrovie, cominciando dai dipendenti di Trenitalia, potrebbe segnare un punto decisivo a favore dei licenziati.

Ma la loro storia ripropone questioni con le quali deve fare i conti tutta la classe lavoratrice. La prima è la conquista di un sistema di garanzie contro i licenziamenti, che vada dalla divisione dei carichi di lavoro fra tutti gli addetti di una grande azienda o di una categoria, a parità di retribuzione, al salario garantito quando un’azienda fallisce. La seconda è l’unificazione al livello migliore dei trattamenti contrattuali per tutti i lavoratori che – indipendentemente dall’impresa per la quale si trovano a lavorare – svolgono la stessa mansione. Deve essere acquisito di nuovo, traducendolo in norma obbligatoria, in opposizione ai tanti appalti e subappalti che prosperano sul peggioramento delle condizioni lavorative, il principio: “A uguale lavoro, uguale salario”.
Corrispondenza ferrovieri


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