Internazionale
Il gruppo aerospaziale decide la chiusura dei siti di Casoria, Roma e Venezia

I lavoratori Alenia in lotta contro il piano industriale

In gioco la sopravvivenza del settore aerospaziale nel sud e il drastico ridimensionamento dei siti nel nord. Migliaia i posti di lavoro a rischio. Un’operazione funzionale solo alla politica della Lega Nord o anche, e soprattutto, alla salvaguardia dei profitti capitalitistici?

Il 16 settembre i vertici di Alenia Aeronautica, gruppo legato a Finmeccanica, hanno presentato ai sindacati metalmeccanici il piano industriale che prevede la fusione della società nella più piccola Aermacchi.

Chiuderanno i siti di Venezia, Roma e Casoria (Napoli). 1000 lavoratori verranno trasferiti da Casoria a Nola e a Pomigliano, dal sito Alenia di Venezia a quello di Agusta Westland e Superjet, da Roma a Torino e a Pomigliano. 1200 lavoratori finiranno in cassa integrazione in attesa della pensione. E’ prevista, inoltre, la terziarizzazione per 500 lavoratori addetti alla logistica, che verrebbero così occupati in piccoli laboratori dati in affitto e dispersi nel territorio, dove il lavoro sottopagato e in nero è la norma. L’azienda risponde in questo modo alla presunta bassa redditività di stabilimenti in cui, peraltro, il lavoro e le commesse non mancano.

Calano i profitti? Meno salario, meno posti di lavoro e condizioni di lavoro peggiori. Ciliegina sulla torta, lo spostamento della sede legale di Alenia da Pomigliano a Venegono (Varese). «Solo la sede legale» si è affrettato a ribadire l’a.d. Giuseppe Giordo nella trasmissione televisiva “In mezz’ora” di Lucia Annunziata. In realtà quella commerciale è già stata trasferita e tutto fa pensare che Alenia voglia spostare al nord anche la progettazione. Gli investimenti per la ristrutturazione saranno di 3 miliardi (2 nel settore militare, 1 in quello civile) e dovrebbero (come sempre in questi casi, il condizionale è d’obbligo) essere attuati tra il 2012 e il 2020. Sono cifre diluite nel tempo ed assolutamente insufficienti visti i tagli subiti dal settore aerospaziale a causa delle recenti manovre governative.

Giorda ha definito l’operazione eufemisticamente “piano di rilancio” aziendale. In verità si tratta di un drastico ridimensionamento dell’industria aeronautica soprattutto nel Meridione, dove Alenia è tradizionalmente presente con numerosi stabilimenti che occupano migliaia di lavoratori a Foggia, Grottaglie (Taranto), Pomigliano, Nola, Casoria e Napoli Capodichino. Se andasse in porto, questo piano industriale porterebbe in breve tempo alla sparizione dell’industria aerospaziale nel sud del paese, cosa che avrebbe effetti drammatici sull’occupazione, dal momento che tale settore, solo in Campania, dà lavoro a 130 imprese.

Sindacati e partiti dell’opposizione parlamentare hanno visto nel piano Alenia la volontà della Lega Nord di mettere le mani su Finmeccanica aggiungendo un altro tassello al progetto di spostamento degli assetti produttivi e strategici dal sud al nord Italia. Non c’è dubbio che la Lega Nord si stia muovendo da tempo in tal senso. Il braccio di ferro su Banca d’Italia tra Lega e Berlusconi ne è la prova più recente, con il partito di Bossi disposto sì a fare da stampella al governo, ma in cambio del timone delle operazioni di spostamento del baricentro economico al nord a discapito di un sud sempre più depotenziato delle sue industrie. Dopo l’annuncio, in estate, di chiusura della Fincantieri di Castellammare di Stabia, ora è la volta di Alenia. Sono solo coincidenze l’arrivo in Finmeccanica dell’a.d. Giuseppe Orsi, uomo della Lega, e la presenza della signora Maroni come dirigente nell’Aermacchi di Varese, dove si vuole trasferire la sede principale di Alenia, ora a Pomigliano?

Sarebbe tuttavia riduttivo ricondurre il piano Alenia ad una mera operazione politica di un partito. La politica economica di un paese è sempre funzionale agli interessi capitalistici in quel paese, interessi che oggi, e non solo in Italia, consistono nel salvare i profitti in un contesto internazionale di gravissima crisi finanziaria. Se è indubbia la progressiva desertificazione industriale nel meridione, è altrettanto evidente il forte ridimensionamento produttivo delle aziende presenti nel nord Italia, comprese Fincantieri ed Alenia, che stanno tagliando i posti di lavoro sia al nord che al sud. Le mancate promesse governative di rilancio del cantiere portuale e l’assenza di nuove commesse per l’anno prossimo hanno fatto riapparire, dopo mesi di vane aspettative, lo spettro della chiusura della Fincantieri di Sestri Ponente, i cui lavoratori si sono prontamente mobilitati con scioperi e cortei culminati nell’occupazione dello stabilimento.

La cessazione delle attività produttive provocherebbe il licenziamento dei 750 lavoratori alle dipendenze dirette di Fincantieri e di altri 1500 circa dell’indotto. Per quanto riguarda Alenia, la chiusura dello stabilimento di Venezia (400 lavoratori occupati) è solo l’ultima di una serie di cessazioni e ristrutturazioni all’ordine del giorno nei settori metalmeccanico, chimico e nelle costruzioni, con migliaia di posti di lavoro perduti nella provincia. Neppure i 3300 lavoratori degli stabilimenti Alenia di Torino e di Caselle possono sentirsi al sicuro, dal momento che il piano di ristrutturazione vanifica nei fatti la costruzione del più grande polo aeronautico d’Europa a Caselle. La Fiom ritiene, infatti, che il progetto di costruire un aereo militare a Cameri (Novara) non darà occupazione aggiuntiva a quella di Torino e di Caselle, bensì sostitutiva.

La risposta dei lavoratori Alenia al piano industriale non si è fatta attendere. Da Casoria a Caselle, da Pomigliano a Venezia, da Roma a Torino gli scioperi hanno registrato ovunque un’altissima adesione degli operai, che hanno dato vita a cortei e presidi molto partecipati e combattivi, a testimonianza della chiara coscienza della posta in gioco: la sopravvivenza di migliaia di posti di lavoro nel settore aerospaziale italiano, possibile solo se gli operai lotteranno uniti evitando la trappola della contrapposizione tra lavoratori del sud e quelli del nord. Non c’è salvaguardia dell’occupazione del sito di Casoria senza quella dei siti di Roma, Venezia e Torino.

Corrispondenza Napoli


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