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STATI UNITI: I LAVORATORI DELLA FORD DICONO “NO” A NUOVI SACRIFICI

Quasi il 75% dei 41 000 lavoratori della Ford chiamati a votare ha respinto i nuovi sacrifici che l’impresa chiedeva e che i dirigenti del sindacato dei lavoratori dell’automobile, la UAW, gli voleva fare accettare. I primi di novembre i dirigenti della UAW hanno dovuto riconoscere, prima ancora che tutte le fabbriche avessero votato, che la proposta d’accordo era stata respinta.

I responsabili del sindacato hanno fatto votare prima le fabbriche di cui erano più sicuri e solo dopo quelle che avevano già dimostrato più resistenza, come l’impianto di camion di Detroit che, negli ultimi anni, è stato il centro di opposizione ai sacrifici. Tuttavia, i risultati sono stati significativi in tempi brevi. Infatti, nelle due prime fabbriche, i lavoratori hanno effettivamente votato "sì", ma in modo molto meno massiccio rispetto a marzo. E anche se alcune piccole unità produttive hanno pure votato a favore dell’accordo, una serie di grandi impianti lo hanno respinto con stragrandi maggioranze di tre quarti, o addirittura dall’86% al 92%! Con il voto «no» al’84% nel grande stabilimento di camion del Kentucky, e il 93% di "no" in quello di Detroit, i dirigenti sindacali hanno riconosciuto che erano stati sconfessati.

Questo sberleffo alla direzione, questo schiaffo ai dirigenti sindacali, è una vittoria morale importante per i lavoratori, che fino a quel momento non erano riusciti a resistere ai ricatti della direzione e alle forti pressioni esercitate dagli apparati sindacali.

Ma decisamente, era troppo !

BASTA CON I SACRIFICI!

L’anno 2009 risulta redditizio per la Ford, che ha annunciato un utile di un miliardo di dollari nel terzo trimestre, dopo aver guadagnato 2,3 miliardi nel secondo trimestre! Dal 2005 la società presentava bilanci in rosso. E per anni, col pretesto di questi brutti risultati, impone sacrifici pesanti ai lavoratori. Ford ha chiuso più di una dozzina di impianti dal 2003 e, negli ultimi quattro anni, ha ridotto il personale del 45%. Ha imposto un peggioramento delle condizioni di lavoro e tagli drastici alle prestazioni sociali dei lavoratori dipendenti e pensionati. Per quanto riguarda i nuovi assunti, sono pagati meno e non hanno quasi alcun vantaggio sociale.

Ford aveva ancora la faccia tosta di affermare di essere svantaggiato rispetto ai suoi concorrenti, General Motors e Chrysler, che si sono posti lo scorso aprile sotto protezione della legge sui fallimenti par scaricarsi completamente dei loro obblighi salariali, sociali, fiscali, e mandare in frantumi il contratto firmato con la UAW. Così la Ford, che comunque ha già ottenuto nel marzo scorso una revisione in suo favore del contratto che doveva durare fino al 2011, ha ancora osato chiedere ulteriori sacrifici ai lavoratori!

Nel mese di marzo, la Ford aveva già tagliato i salari, soppresso premi, ferie, ridotto il pagamento degli straordinari... e aveva ottenuto l’approvazione del sindacato per pagare con le proprie azioni una parte del suo debito verso il fondo che gestisce la copertura medica dei pensionati.

E questa volta l’azienda voleva ottenere una maggiore flessibilità dei lavoratori, il blocco dei salari dei nuovi assunti per sei anni, e l’impegno a non scioperare per i salari o le prestazioni sociali fino al 2015!

I LAVORATORI HANNO FATTO FALLIRE LE MANOVRE DELLE DIREZIONE

La Ford sperava di allettare i lavoratori con la promessa di un premio di mille dollari nel prossimo marzo, se il voto fosse stato positivo. Inoltre s’impegnava a fornire lavoro supplementare ad alcune fabbriche e a "creare o salvare" 7 000 posti di lavoro, secondo i calcoli della UAW.

Ma i lavoratori non hanno alcuna fiducia nelle promesse mai mantenute della direzione e non erano disposti ad abbandonare il loro diritto di sciopero, l’unica arma per far valere le loro rivendicazioni. Volantini opposti ai nuovi sacrifici, poster, spille e magliette sono stati utilizzati alla Ford Rouge di Detroit, ma anche in molte altre fabbriche, per chiamare i lavoratori a votare "no".

Il successo di questa campagna, in opposizione alle pressioni dei dirigenti sindacali nazionali, ha dimostrato che i lavoratori sapevano trovare i mezzi per farsi sentire, anche da un impianto all’altro e in tutto il paese. Questo non può che dare di nuovo fiducia ed è un punto importante per il futuro.

DC


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