Internazionale

Il mercato delle Narcomafie

Quello che segue è un articolo che ci è stato inviato da un giovane lettore. Lo pubblichiamo perché affronta un argomento tanto difficile cercando di ricostruirne le radici oggettive. Queste radici sono, come l’autore mostra, chiaramente e indissolubilmente intrecciate al “normale” corso dell’economia capitalistica.

Come in altre epoche storiche il traffico ed il consumo di sostanze stupefacenti ha raggiunto proporzioni, sia in volume di profitti che di fruizione, tali da poter rivaleggiare in termini di fatturato con qualsiasi impresa multinazionale del sistema capitalismo.

L’ammontare di questi capitali frutto dello spaccio di droga su scala planetaria è di 322 miliardi di dollari all’anno che, se rapportati alla classifica delle nazioni in base al prodotto interno lordo, collocherebbe i guadagni delle organizzazioni criminali mondiali al 19° posto, appena dietro l’intera ricchezza della Svezia.
Agli inizi degli anni 2000 le Nazioni Unite lanciarono un preciso allarme ai governi mondiali tutt’ora rimasto senza una risposta chiara: le mafie mondiali si sono organizzate per raffinare e rendere sempre più impermiabile il sistema del traffico di droga nel mondo, arrivando persino a ridefinire le fasi della produzione, raffinazione e distribuzione in basi a criteri geografici di praticità.
Al centro di questo sistema i due punti di arrivo del grande quantitavo di sostanze, i luoghi di grande consumo e disponibilità di capitale in termini di acquisto: Europa e Stati Uniti. Per la prima, il principale terminale è rappresentato dalle Mafie, Sacra Corona e mafia siciliana su tutte. Le merci viaggiano a bordo di pescherecci, cargo navali battenti bandiere di stati soggetti a regole assai blande sui controlli. Oppure ricalcano le vie più consolidate della grande migrazione internazionale. Non stupisce che oggi l’Africa sia diventata una zona di attraversamento per le droghe prodotte in America latina. Seguendo la via trans-sahariana o quella costiera occidentale le merci (cocaina sudamericana e cannabis/haschisch prodotto nel continente stesso) si imbarcano assieme ai cargo di clandestini il cui traffico è frutto proprio della collaborazione tra le mafie delle due sponde del mediterraneo. Il Marocco in particolare rappresenta un portale cruciale per questi ingressi dal nuovo mondo e per lo smistamento dei derivati della cannabis, che secondo le stime del governo marocchino coinvolgono ormai larga parte della produzione agricola a conduzione familiare del paese.

Le nostre mafie inoltre gestiscono gli ingressi da oriente, vie privilegiate per gli oppiacei di produzione afghana e pakistana, intrattenendo rapporti con le organizzazioni criminali dei balcani e della Turchia, presso i quali – secondo il ministero dell’Interno – si acquistano anche i rifornimenti in armi (arsenali in dismissione dell’ex blocco sovietico o partite di armi non registrate) assieme a gran parte del mercato della prostituzione non-africana.

Questo ruolo di centralità svolto dalle mafie italiane, in grado di fare da portale per l’intera Europa, assolutamente non autosufficente in termini di produzione – viene svolto in per l’America del Nord – altro grande terminale dei traffici – da intermediari spesso anche al di fuori del territorio statunitense. E’ noto lo scandalo degli anni ’80 Iran – Contras mediante il quale il governo Reagan vendeva armi alla Repubblica islamica servendosi di denaro “a nero” frutto del narcotraffico delle dittature di estrema destra sostenute nell’America centrale. Se oggi non si hanno prove in tal senso di un coinvolgimento diretto degli USA nel narcotraffico si possono però sottolineare alcune evidenze: la Colombia, unico stato latino americano ancora sotto un pesante tutoraggio americano, è il principale produttore di cocaina mondiale. Nonostante due grandi iniezioni di capitali americani per “pacificare” il paese – i “Plan Colombia” I e II – la regione ha visto da un lato il potenziamento del potere autoritario dello stato e l’aggravarsi di una guerra interna tra i militari e le bande clandestine di narcotrafficanti e guerriglieri, dall’altro il prosperare e l’ingrandirsi delle colture e delle esportazioni verso Nord di cocaina. Cocaina che viaggia per molti stati e chilometri prima di essere smistata negli States. Il Messico, altro stato posto – attraverso il Nafta e pesanti ingerenze perfino nella selezione dei candidati presidenziali nelle elezioni politiche - sotto il tutoraggio statunitense attraversa oggi la sua più grande crisi interna dalla sua indipendenza. La polizia non riesce più a tenere il controllo di oltre il 60% del territorio nazionale, caduto sotto il controllo delle bande di narcos che gestiscono anche il traffico di clandestini verso Nord. Sono loro i corrieri che permettono alla cocaina di raggiungere l’altra parte del confine e di essere consumata laddove i redditi ne permettono l’acquisto di grandi quantitativi. Attraverso questi profitti acquistano armi e si impongono in ogni genere di traffico illecito, aumentando a tal punto i loro affiliati e la loro potenza di fuoco da riuscire ormai a tenere in scacco lo Stato messicano.

Com’è possibile quindi essere arrivati a tal punto? La risposta è probabilmente più articolata di quanto si possa credere e le responsabilità vanno ricercate sul piano sociale, sociologico ed economico. E’ stato l’occidente per anni il terminale di questi consumi ed i sequestri annuali delle polizie mondiali ci confermano questa tendenza all’aumento esponenziale dei traffici. Si ma cosa è stato sequestrato? Cosa ha permesso alle mafie di moltiplicare la rendita e reinvestire in campi anche molto lontani dal narcotraffico (immigrazione irregolare, prostituzione, armi, ecomafie).

Sappiamo che gli oppiacei hanno avuto grande diffusione nel corso dei decenni ’60-’70-’80 e che negli ultimi venti anni del ’900 ha iniziato a diffondersi un consumo capillare in occidente dei derivati della cannabis. Complice anche un atteggiamento psicologico di autoindulgenza che ne ha fatto percepire il consumo come qualcosa di non-illegale le mafie si sono servite dell’aumento dei consumatori di droghe leggere per accumulare capitali in vista di un salto di qualità. Se si considerano i dati del Sert sui trattamenti sulle tossicodipendenze in Italia si ha un dato parziale ma significativo della realtà del consumo di droga in anni recenti. I consumatori di cannabis aumentano per subire una flessione nell’ultimo quinquennio. Di pari passo, i consumatori di eroina, nel decennio scorso una realtà più che marginale, aumentano a velocità esponenziale. E’ la cocaina infatti la merce che ha fatto registrare di anno in anno una crescita percentuale nella totalità delle droghe sequestrate dalle autorità. In occidente inoltre crolla o si mantiene a livelli più contenuti il consumo di eroina che sta trovando oggi invece nuovi mercati in stati dove la povertà è dilagante o più accentuata (Europa dell’Est, Caucaso, Medio-Oriente, Africa). Le mafie stanno diversificando il mercato andando in contro alle esigenze della società opulenta occidentale. Creando un mercato fondato sulla cannabis negli anni ’90 – di assai più larga fruizione che l’eroina – hanno rafforzato le posizioni nei paesi produttori di cocaina (con l’acquisto di armi, con la corruzione e la penetrazione negli apparati statali) specie in America latina. Contemporanemente, l’aumento della ricchezza in Occidente ha fatto crescere la domanda di cocaina e il prezzo per grammo – anche grazie ai capitali investiti nella sua produzione e smistamento – è infatti sceso nell’ulti decennio fino a 25 euro (contro i 50-75 di 10 anni fa) . Chi ha consumato comperando da trafficanti haschisch e marijuana ha finito per consegnare un arma sempre più sofisticata e sfuggente nelle mani del narcotraffico internazionale. Le Nazioni Unite hanno definito nel Word Drug Report del 2009 questa interconnessione mondiale come una vera e propria internazionale del crimine con al centro i cartelli messicani da un lato e le mafie italiane dall’altro. I dati del Sert, così come il volume dei sequestri annuali di stupefacenti ci rendono solo una parte di una realtà sommersa, ma bastano già ad avanzare un quadro complessivo del fenomeno ormai divenuto dilagante grazie anche alla complicità del “consumatore” occidentale, anche nella versione dello spensierato fumatore di spinelli. Non si tratta di una crociata contro la legalizzazione, nella quale non si vuole entrare nel merito, ma di una valutazione del potenziale distruttivo e schiavizzante di un commercio che storicamente è stato nella mani delle potenze imperialiste ed è servito a piegare la resistenza di milioni di persone al dominio coloniale. Oggi questo commercio è sì illegale e non monopolio di stato, ma c’è da chiedersi allora perchè gli Stati non intraprendano politiche di serio contrasto al narcotraffico piuttosto che incentivare modelli sociali di ascesa fondati anche sull’abuso e consumo di feticci sociali quali la cocaina. A quale prezzo? La subordinazione ad una società di consumo che si perpretra nell’alienazione individuale con ogni mezzo e la non emancipazione delle aree povere del pianeta dalla morsa occidentale che si sostiene solo grazie al prezzo pagato dai più poveri per i nostri lussi.

G.N.

1 - Dati forniti dall’United Nations Office on Drug and Crime (UNODC).

2 - Le tabelle riportano l’andamento percentuale in anni recenti delle persone ricoverate e trattate per tossicodipendenza. Sono tratte dal Rapporto del Min. Della Sanità sulle tossicodipendenze del 2007.

3 - Dati commissione anti-mafia.


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