Internazionale
Antille

Otto mesi dopo lo sciopero generale

Sabato 3 ottobre parecchie migliaia di persone sono scese in piazza a Pointe-à-Pitre rispondendo all’appello lanciato dalla LKP e dai sindacati di salariati della Guadalupe. Lo stesso giorno a Fort-de-France in Martinica un migliaio di manifestanti chiedevano anche loro di fare il punto dell’applicazione degli accordi del marzo 2009.

Si trattava di una prima risposta alla decisione del governo di tornare ad aumenti incontrollati, inesplicati e non trasparenti dei prezzi dei carburanti. Nessuno, negli ambienti popolari, accettava di lasciare passare senza reazione la decisione di rimettere in discussione il blocco dei prezzi dei carburanti effettivo sin dal marzo 2009.

Ma si trattava anche di una reazione rispetto a tutto ciò che non va nell’applicazione degli accordi del 26 febbraio ("accordo regionale intercategoriale" sui 200 € di aumento salariale) e su tutti gli altri punti dell’accordo del 4 marzo.

Alla fine della manifestazione gli oratori della LKP, il comitato che era stato alla testa dello sciopero generale di febbraio-marzo, invitarono tutta la popolazione, i lavoratori, i ceti poveri a continuare la preparazione della mobilitazione, sia con comizi territoriali che con assemblee generali nelle imprese. In qualche modo, la manifestazione era un "primo avvertimento grazioso" rivolto a tutti quelli che vogliono trattare con disprezzo gli accordi firmati a febbraio e marzo e le attuali rivendicazioni dei lavoratori.

"L’accordo regionale intercategoriale" (che fu anche chiamato "accordo Bino" in omaggio al militante della CGTG assassinato durante le azioni di febbraio) prevedeva un aumento di 200€ per tutti i salariati il cui salario era compreso tra il salario minimo (Smic) e 1,4 Smic. Secondo questo accordo lo Stato pagava 100 € sotto forma di "reddito supplementare temporaneo di attività" o RSTA. Il datore di lavoro pagava 50 €, gli enti locali 50 €, tranne per le imprese di più di cento dipendenti in cui il padrone doveva pagare 100 € e lo Stato 100€.

Rispetto ai prezzi dei carburanti ci furono complessivamente 43 centesimi di ribasso par la benzina e 40 centesimi per il gasolio. Questi prezzi andavano bloccati fino a quando lo Stato avesse studiato e proposto un nuovo sistema di gestione del commercio dei carburanti che consentisse una maggiore trasparenza della struttura dei margini di utile della Sara (società controllata al 50% dalla Total che raffina e commercializza i prodotti petroliferi nelle Antille e in Guyana).

I lavoratori si rendono conto che dallo sciopero generale sono trascorsi quasi nove mesi e, lungi dall’essere risolti, alcuni problemi sono peggiorati (più gente in cerca di lavoro, aumento del lavoro part-time, aumento dei prezzi, i lavoratori con "contratto agevolato" (dallo Stato-NdT) lottano ormai da mesi). Rispetto ad altri problemi, gli accordi precisi firmati sono attuati in modo deformato e parziale dallo Stato e dai padroni.

La prima a chiedere con insistenza di tornare indietro sugli accordi passati è stata proprio la Sara che con arroganza intimò allo Stato di fissare prezzi dei carburanti più alti. Ma anche lo Stato che doveva pagare sotto forma di reddito supplementare temporaneo di attività (RSTA) 100 € mensili calcolati al netto dei premi e altri accessori del salario, ha deciso di versare un premio trimestrale. Ogni salariato deve compilare un modulo molto complicato rivolto alla Previdenza Sociale, e dopo può percepire ogni tre mesi l’assegno del RSTA; ma deve ogni volta ripetere l’operazione! Molte domande sono state respinte ed è difficile intervenire poiché una gran parte sono esaminate... a Marsiglia!

Per rispondere a tutto questo e preparare la riposta, le organizzazioni della LKP cominciarono una campagna di spiegazioni e di mobilitazione che durò tutto il mese di settembre. Questa campagna coronata dalla manifestazione del 3 ottobre sarà considerata dai lavoratori e poveri in generale come l’inizio di una preparazione della risposta necessaria di fronte ai brutti colpi del padronato e dell’amministrazione coloniale? A questo punto dipenderà dalla risposta la marcia degli avvenimenti nelle settimane e mesi successivi.

I lavoratori non hanno altra scelta che di opporsi a questi tentativi di tornare indietro sui risultati dello sciopero generale, che si tratti dei 200 € o dei ribassi dei prezzi, del blocco degli affitti, ecc.. Nuove lotte saranno necessarie, non solo perché il padronato cercherà con tutti i mezzi di tornare indietro su ciò che i lavoratori hanno conquistato, ma anche perché cercherà di richiamare all’ordine i lavoratori, di fargli dimenticare o rimpiangere il loro movimento di sciopero generale e tutto il guadagno morale che rappresenta.

È sicuro che l’evolversi della situazione economica, con un aumento importante della disoccupazione, intorno ai 50000 disoccupati oggi in ogni isola, la moltiplicazione dei posti di lavoro part-time, la chiusura di molte piccole e piccolissime imprese, tutta questa situazione spingerà di nuovo i lavoratori ad entrare in lotta.

Ma questa volta lo dovranno fare mettendo in campo maggiori energie per dirigere loro stessi le lotte a partire dalle imprese del settore pubblico o privato, dalle zone industriali e dagli altri siti che raggruppano un gran numero di lavoratori dipendenti.


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