Internazionale
Catastrofe ecologica e crisi politica in Grecia

L’Attica brucia, poi tocca al governo

L’incendio che il 21 agosto dalle pendici del monte Pendeli si è esteso a tutta l’Attica Nord-Orientale ha causato un danno ecologico che secondo alcuni giudizi porterà un cambiamento di clima in tutta la regione, Atene compresa. La superficie bruciata è paragonabile all’estensione dei 45 comuni e delle 3 comunità che compongono la prefettura di Atene. Località distanti anche 30 chilometri come Pallíni e Grammatikò sono state raggiunte da questo unico, gigantesco incendio. I danni sono enormi gran parte dei boschi dell’Attica, una regione già abbastanza arida, sono andati in fumo e con questi case, automobili e centinaia di tonnellate di plastica, pneumatici, coloranti e prodotti chimici di ogni tipo. I fumi e i residui pestilenziali di questi prodotti sono ricaduti sul terreno avelenandolo. Già nel 2007 una serie di incendi aveva devastato tutta la Grecia. Il governo di Néa Dimokratía vinse poche settimane dopo le elezioni promettendo fra l’altro una severe prevenzione che avrebbe impedito il ripetersi di queste “calamità naturali”. Da quel momento poco o nulla è stato fatto e la “calamità naturale” si è ripresentata. La stampa non è stata tenera con il governo, quasi tutti i giornali hanno chiesto al governo Karamanlís di scusarsi per l’impreparazione, anche lo storico e autorevole giornale conservatore Kathimeriní rilevava come “stato e cittadini sono stati impreparati verso il disastro”. Questi avvenimenti hanno eroso ulteriormente la solidità del governo già diviso da lotte intestine alimentate da scandali di ogni tipo, primo fra tutti lo scandalo Siemens, questa impresa avrebbe corrotto politici di ogni partito e corrente per assicurasi lucrosi appalti nel paese. Il 1° settembre il telegiornale serale del canale Alter apriva col titolo “Tutti contro tutti in Néa Dimokratía”, sintetizzando così il clima esistente nel partito di governo. Il giorno seguente il premier Karamanlís ha annunciato le sue dimissioni e la volontà di andare a nuove elezioni, queste si terranno domenica 4 ottobre. Il partito socialista, sostenuto dai sondaggi che lo vedono in testa, ha iniziato immediatamente una campagna elettorale a tutto campo. Il 3 settembre, anniversario della fondazione del partito e della prima costituzione greca, il leader socialista G.Papandréu ha tenuto un grande comizio dichiarando che l’obbiettivo era di raggiungere una vittoria tale da poter governare da soli. Il giorno dopo il giornale Eleftertotipía, uno dei principali quotidiani, apriva la prima pagina con un titolo che illustrava l’aria che tirava in Néa Dimokratía: “Uniti verso Waterloo”. Chiunque sarà a capo del prossimo governo dovrà risolvere una serie di problemi per garantire la “ripresa economica”. Uno dei problemi sarà quello di trovare quasi 5 miliardi di euro di contributi pensionistici ed assistenziali, versati dai lavoratori, che si sono volatizzati in allegri giochi borsistici. C’è da aspettarsi che questi buco verrà tappato succhiando altri soldi e fatica ai lavoratori. Toccherà a costoro ritrovare la forza, l’unità e la dignità per rispondere a questo e agli altri attacchi della borghesia. Corrispondenza da Atene

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