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2009, ANNO DARWIN

Quest’anno 2009 è al tempo stesso il duecentesimo anniversario della nascita di Darwin e il centocinquantesimo anniversario dell’uscita della sua opera Sull’origine delle specie per mezzo della selezione naturale. E’ una doppia occasione per festeggiare un progresso decisivo della conoscenza sull’oscurantismo religioso!

Nel 1809, anno della nascita di Darwin, per l’opinione pubblica dei paesi occidentali il racconto biblico fa ancora da spiegazione incontestabile della creazione della Terra e degli esseri viventi che la popolano ; la Chiesa ha anche datato l’avvenimento dando alla Terra l’età di seimila anni. Invece tra i naturalisti e altri scienziati, che in maggioranza considerano anche loro che Dio sia il grande architetto della terra e di tutte le cose, ce ne sono alcuni che l’osservazione tra l’altro dei fossili ha portati a mettere in discussione il dogma della creazione e dell’immutabilità delle specie.

La nascita dell’idea di evoluzione

Tra coloro che oggi si chiamerebbero evoluzionisti ma che allora si chiamavano "trasformisti" si può citare Buffon, nato un secolo prima di Darwin. Già alla sua epoca difendeva l’idea della trasformazione della Terra e degli esseri viventi nel corso del tempo. Si sforzò anche di dimostrare che la Terra era ben più vecchia di ciò che presumeva la facoltà di teologia, il che non fu senza creargli qualche problema.

Un po’ più tardi Lamarck, uno dei suoi discepoli, riprese questa idea di trasformazione. E nel 1809 espose la sua teoria per cui le specie subiscono in qualche modo una pressione dell’ambiente per trasformarsi ed adattarcisi sempre meglio, poi trasmettono queste informazioni alla loro discendenza. Così fu il primo a formulare una spiegazione delle trasformazioni in rapporto con l’ambiente.

Ai fautori del trasformismo si opponevano i "fissisti" quelli che pensavano che le specie rimanevano così come erano state create, riproducendosi in modo identico, "fissate" lungo il tempo. Cuvier fu uno dei più famosi. Al momento della nascita di Darwin è un eminente professore di 40 anni di cui una specialità è la paleontologia, ossia lo studio dei fossili. Ora alcuni delle vestigia che studia dimostrano che una volta esistevano specie, per esempio di mammiferi, differenti delle specie moderne, e anche specie che non sembravano imparentate con alcuna specie moderna. Per spiegarlo elaborò la sua "teoria delle catastrofi" per cui la Terra avesse conosciuto catastrofi -ultima il diluvio- nel corso delle quali sarebbero scomparse specie rapidamente sostituite con altre venute da altre parti del mondo. La leggenda biblica era salva, tutti gli animali erano il risultato della creazione e solo quelli salvati da Noa erano sopravvissuti...

L’apporto di Darwin

All’inizio dell’Ottocento già da un po’ di tempo si confrontavano le teorie di "fissisti" e "trasformisti". Ciò che Darwin portò e avrebbe permesso di concludere, di dimostrare e di convincere, fu una quantità impressionante di osservazioni e di fatti : migliaia di campioni di vegetali, animali e fossili raccolti durante il suo giro del mondo di cinque anni a bordo della nave Beagle.

Quando Darwin imbarca su questa nave trealberi che ha l’incarico di fare i rilievi cartografici delle coste dell’America del sud, ha 22 anni. Prima, figlio di medico, ha passato tre anni alla facoltà di medicina di Edimburgo prima di abbandonare in mancanza di una autentica vocazione. Poi ha raggiunto l’università di teologia di Cambridge ed è diventato un pastore anglicano con lo scopo, dice, di avere il tempo di dedicarsi alla sua passione per la storia naturale. Ed è un po’ per caso che ha la fortuna di imbarcare sulla Beagle come naturalista mentre è ancora un credente addetto di questa "teologia naturale" imparata a Cambridge, per cui la meravigliosa armonia del mondo della natura si può solo spiegare con un "disegno divino".

Il lungo viaggio intorno al mondo, e soprattutto le sue molteplici scoperte, s’incaricheranno di diffondere il dubbio. A bordo Darwin porta con sé i Principi di geologia, un’opera pubblicata da Charles Lyell, un geologo avversario del catastrofismo e per chi la Terra, lungi dall’essere stata creata in tempo breve dalle catastrofi, si è formata e trasformata nel corso del tempo sotto l’effetto continuo e progressivo di cause naturali quali l’erosione e le eruzioni vulcaniche. Uno scalo della Beagle nelle isole vulcaniche di Cabo Verde avrebbe ben presto convinto Darwin della giustezza di tale analisi.

Più tardi nel Brasile e in Argentina Darwin poté constatare sui fossili di mammiferi scomparsi somiglianze con le specie moderne che lo guidarono verso l’idea di una parentela tra questi animali e quindi di una trasformazione, di un’evoluzione nel corso del tempo.

Ci fu anche lo scalo nelle isole Galapagos. Darwin osservò che da un’isola all’altra la forma e le dimensioni del becco dei fringuelli erano differenti, in relazione con le differenze tra le risorse alimentari di ogni isola. Dopo il ritorno in Inghilterra e lo studio degli uccelli da parte di un eminente ornitologo Darwin poté capire che si trattava di specie diverse, e anche come le specie si trasformano. Questi fringuelli, espose, provenivano da una specie ceppo; in ogni isola avevano subito delle modifiche, tra l’altro della forma del becco, poi la forma più adatta al tipo di risorse alimentare era stata selezionata: così si era formata una nuova specie.

Lo scandalo della pubblicazione

Nel 1842, sei anni dopo il ritorno, Darwin stendeva il primo manoscritto di Sull’origine delle specie per mezzo della selezione naturale, affermando la sua concezione di una lenta evoluzione degli esseri viventi nel corso del tempo e spiegando il meccanismo di tale evoluzione: la comparsa di nuovi caratteri (non si sapeva allora niente della genetica né delle mutazioni) e la selezione naturale dei caratteri che offrono agli individui che li portano un vantaggio per sopravvivere e riprodursi. Affermava anche l’unità del mondo vivente, i legami di parentela delle specie attuali con le specie scomparse e di tutte le specie tra di loro in un grande albero evolutivo affondando le sue radici nelle prime forme di vita.

Darwin stese il suo primo manoscritto nel 1842, però decise di pubblicare la sua opera solo 17 anni dopo... e solo perché è un altro naturalista, Russel Wallace, era arrivato alle stesse conclusioni e le avrebbe potuto esporre prima di lui.

Darwin temeva lo scandalo che la sua opera non avrebbe mancato di provocare negli ambienti religiosi, e non aveva torto! Perché anche se in questa opera del 1859 Darwin non diceva una parola dell’origine dell’uomo -aspetterà il 1871 per farlo- tutto il ragionamento implicava che la specie umana non sfuggiva alla filiazione, al legame di parentela con tutti gli altri esseri viventi. Invece il ragionamento implicava che l’origine dell’uomo non aveva nulla a che vedere con un qualsiasi grande ordinatore divino. Quanto a Darwin, come lo spiegò nella sua autobiografia, si era sottratto ai dogmi della Bibbia e aveva abbandonato la fede.

Oggi, 150 anni dopo, l’evoluzione della Terra, della vita e delle specie è un fatto incontestabile, un dato evidente ed accettato, almeno da tutti coloro che hanno accesso alla cultura e alle conoscenze. Certamente, compreso nei paesi dove la conoscenza progredisce più rapidamente, si trovano ancora cupi reazionari per contestare l’evoluzione e difendere il "creazionismo" o qualche "disegno" divino. Ma in fondo si tratta lì solo di fossili... dell’evoluzione sociale!

SG


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