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Tanto con Conte quanto con Draghi si continua a morire di Covid o di lavoro

Poche cose essenziali si sono capite nel corso dell’attuale pandemia. La prima è che occorrono molte dosi di vaccino, la seconda è che occorre personale sufficiente per somministrare le vaccinazioni, la terza è che occorre approntare la struttura organizzativa per rendere più rapida e capillare la copertura vaccinale del territorio.

Tutte queste esigenze basilari si sono scontrate con la struttura economica della società. In una parola, con il capitalismo. Aumentare le dosi disponibili nella misura necessaria comporterebbe diffondere le procedure di fabbricazione oltre i limiti imposti dal diritto borghese alla proprietà dei brevetti e allestire un numero adeguato di laboratori attrezzati, disporre di personale in numero sufficiente comporterebbe fare assunzioni di massa nel settore sanitario, anche di profili professionali infermieristici non specializzati, predisporre un’adeguata organizzazione logistica significherebbe poter disporre di ampi spazi nei territori, attrezzati con ripari per le intemperie e riparati da un’eccessiva esposizione al sole, con tutti i supporti di comfort particolarmente necessari per le persone più fragili.

A questo si aggiunge la necessità di personale e mezzi di trasporto sufficienti a praticare le vaccinazioni domiciliari ai pazienti impossibilitati a muoversi. Che cosa sta avvenendo invece? Gli stati annaspano dietro alle grandi multinazionali farmaceutiche sottostando ai loro ricatti e facendosi la guerra l’uno contro l’altro e i più ricchi contro i più poveri, la parte organizzativa e quella delle assunzioni di massa procede, anche nei casi migliori, con una lentezza che costa ogni giorno decine di migliaia di vite.

Le fragilità e le inefficienze degli apparati burocratici e dei sistemi sanitari già ben presenti prima del Covid, sono diventate più drammatiche in seguito a questo. L’Italia si trova dunque, tra i paesi più sviluppati, ad avere un numero maggiore di vittime della pandemia.

Per i lavoratori e i ceti più poveri il quadro si è fatto ancora più nero. Nonostante tutte le favole che il nuovo governo sta raccontando, la crisi è sempre più minacciosa e ha già significato la perdita di lavoro per centinaia di migliaia di persone e un numero di poveri che non si registrava da molti anni. I poveri assoluti in Italia sono oggi 5 milioni e 600mila. Giornalisti asserviti ed economisti alla moda ci parlano con entusiasmo del Recovery Plan che iniettando 209 miliardi nell’economia, adeguatamente distribuiti, darebbero il via a una sorta di rinascita dell’economia.

Intanto però, gli operai che lottano per conservare un minimo di diritti e una vita almeno accettabile ricevono immancabilmente le manganellate della polizia, come nel caso dei lavoratori della Texprint di Prato, sfruttati 12 ore al giorno sette giorni su sette, che chiedono (pensate!) un orario settimanale di 40 ore in cinque giorni. Nei loro cartelli, esposti nel picchetto davanti alla fabbrica era scritto proprio così: 5x8.
Questa è la realtà. Gli effetti miracolosi del nuovo “Piano Marshall” sono buoni per riempire le pagine dei giornali e per divertire i chiacchieroni televisivi.

Nel frattempo cresce il numero di quanti non possono permettersi di aspettare. Cresce anche il numero di chi, morto mentre lavorava, non potrà aspettare né tanto né poco. In questo solo inizio di mese, due operai cantonieri di Torino, il 3 marzo, hanno perso la vita, travolti da un camion, Massimiliano Ferrero e Rino Riceli, seguiti da Fredy Pluas, un magazziniere di origine ecuadoregna, schiacciato da un muletto in una ditta di articoli da giardinaggio nell’alessandrino. Il giorno dopo, il 12 marzo, due operai edili, Cristian Susanu e Dzevdet Uzeiri, l’uno romeno e l’altro macedone, sono rimasti uccisi dal crollo del fabbricato in cui stavano facendo lavori di ristrutturazione in un paese dell’Abruzzo.

Operai immigrati e operai italiani che non vogliamo più vedere uniti nella morte ma nella vita, nella lotta per imporre ai padroni condizioni di lavoro umane.

16 marzo 2021

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