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Periodico comunista

Che cosa ci insegna l’assalto al Campidoglio americano

Le scene dell’assalto a Capitol Hill, il Campidoglio di Washington, sede del parlamento americano, hanno scioccato tutto il mondo. Fino ad ora si riteneva che episodi del genere appartenessero solo alle dittature dei paesi sottosviluppati. Ma gli Stati Uniti sono la prima potenza mondiale!

Indipendentemente dal come si svilupperà l’impeachment contro Trump, giustamente ritenuto il primo responsabile dell’assalto, l’episodio deve far riflettere sulla pericolosità delle correnti di estrema destra che si sono irrobustite negli ultimi anni non solo in America.

È noto che il Ku Klux Klan e le più recenti correnti razziste, suprematiste, nazionaliste, fanno parte del “paesaggio politico” americano. È noto che per decenni esse hanno rappresentato un pericolo concreto per la popolazione nera e per gli immigrati ispanici. Ma oggi tutto questo mondo ha trovato e trova nuove reclute fornite dal senso di frustrazione e di paura generati dalla crisi economica e sanitaria. La macchina propagandistica dei repubblicani ha potentemente contribuito a ingigantire i pregiudizi di ogni tipo per sfuggire alle proprie responsabilità e dirottare la collera popolare verso comodi capri espiatori. Non ha forse detto proprio Trump che il Covid è colpa dei cinesi? Non ha appoggiato, proprio Trump l’attitudine criminale della polizia nei confronti dei neri? Per non parlare del famoso muro al confine messicano. Tutto nella simbologia scelta da Trump suggerisce la superiorità dei bianchi anglosassoni e alimenta la paura di un assedio inesistente da parte della popolazione più povera del paese, in gran parte composta da neri e ispanici.

All’assalto di Capitol Hill hanno partecipato in poche centinaia. Al raduno davanti alla Casa Bianca, che ha preceduto l’assalto, erano alcune decine di migliaia. Pochi se li confrontiamo con la popolazione totale, ma un campanello d’allarme da non prendere alla leggera. Al di là degli aspetti carnevaleschi, bisogna rendersi conto che ci sono delle persone, non poche, convinte della superiorità della razza bianca. Ci sono dei gruppi paramilitari che hanno moltiplicato le azioni violente, assassinii compresi, in questi ultimi mesi.

Le responsabilità di Trump sono evidenti a chiunque non abbia la ragione ottenebrata, ma il pericolo non viene mai solamente da una singola personalità. Le correnti di estrema destra proseguiranno anche dopo la sua uscita di scena.
Tra i 74 milioni di elettori che hanno votato Trump, solo una minoranza condivide i pregiudizi razziali o quelli contro i più poveri, o le tesi “complottiste” o negazioniste sulla pandemia. Ma dai sondaggi sembrerebbe che un quarto degli elettori repubblicani approvi l’attacco al parlamento e due terzi non ne sarebbero scioccati. Questo costituisce una bella riserva per l’estrema destra.

Con sfumature diverse, i vari dirigenti europei hanno condannato gli autori delle violenze di Washington. La voce di Giuseppe Conte, a dire la verità, è stata più simile a un belato. In ogni caso, tutti hanno fatto riferimento alla difesa delle istituzioni “democratiche”. Ma è proprio dalle istituzioni che è partita questa insurrezione da operetta. Non sono istituzioni la presidenza degli Stati Uniti e il Partito repubblicano? E la polizia, così solerte nei mesi passati, nel reprimere il movimento Black Lives matter, così attenta a non farne avvicinare i cortei ai “templi della democrazia”, non ha forse, acconsentito di fatto all’irruzione dei seguaci di Trump a Capitol Hill? Non è un’istituzione la polizia?

Biden promette di riconciliare gli americani e di pacificare l’America. Ma il problema sociale che scaturisce dalla crisi non sarà risolto da un presidente democratico più di quanto lo sia stato da un repubblicano. La crisi continuerà a generare milioni di scontenti e questi, in assenza di alternative, saranno facile preda della demagogia semi-fascista dei vari gruppi della destra estrema.

Questi gruppi, queste correnti, potrebbero rimanere un dato marginale della vita politica americana. Ma, nell’ipotesi di un aggravamento della situazione economica e di un ulteriore aumento della povertà, potrebbero anche costituire una forma di fiancheggiamento alle istituzioni. Una specie di corpo franco del capitalismo, incaricato di far “rispettare l’ordine” con le maniere forti.

I lavoratori non devono sottovalutare questi pericoli: essi non nascono dalla fantasia di qualche romanziere ma dall’esperienza storica. Se è giusto lottare contro i gruppi dell’estrema destra, in America come in Europa, non significa che si debbano difendere delle istituzioni che, per quanto si dicano democratiche, hanno al proprio interno il germe di tutte le degenerazioni dittatoriali e anti-operaie. Combattere il fascismo in tutte le sue forme significa in primo luogo organizzarsi sulla base dei propri interessi di classe e sul programma comunista che ne indica la prospettiva storica.

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