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Periodico comunista

C’è guerra e guerra

Il centro delle contese politiche è rappresentato dalla questione dei fondi europei. E sarà così ancora per parecchi mesi.

La polemica degli ultimi giorni contro Giuseppe Conte è incentrata, da parte dell’opposizione e di chi la sostiene, sul modo “dittatoriale” con il quale il governo e, più ancora, il suo capo, stanno giocando questa partita. Salvini, Meloni e Berlusconi vorrebbero associare il loro nome a qualche provvedimento “risolutivo” soprattutto per la piccola e media borghesia, attribuendosene il merito. Un’esigenza analoga, paradossalmente, l’hanno manifestata anche alcune componenti governative. Il partitino di Renzi, per esempio, e quegli esponenti dello stesso PD che non sono direttamente implicati in incarichi di governo, come i capigruppo alla Camera e al Senato.

L’ostinazione di Conte, secondo i maggiori commentatori, troverebbe una base nel suo filo diretto con gli organismi direttivi dell’Unione Europea e in particolare con la Merkel. Quest’ultima, a suo tempo, avrebbe messo sul piatto del negoziato tra i paesi dell’Unione il peso della Germania perché si acconsentisse ad accordare una porzione generosa (209 miliardi) del Recovery Fund all’Italia. In cambio, il governo italiano avrebbe dovuto approvare la riforma del MES, alla quale le banche tedesche sono particolarmente interessate perché piene di crediti di dubbia esigibilità. Nella riforma, infatti, sono incluse delle clausole che proteggono il sistema bancario dal fallimento.

Gli attacchi al governo, naturalmente, sono in gran parte rivestiti di appelli alla democrazia e alla sacralità del parlamento. Se, in ogni caso, il governo non sarà sfiduciato, le cose proseguiranno come previsto e lo scontro si svolgerà sempre di più nel merito: come spendere questi miliardi?

Lo scoppio della pandemia e il suo perdurare, previsto fino almeno al 2022, sono stati indicati come il fattore eccezionale che ha indotto tuti gli stati a forzare i limiti previsti dai trattati europei in fatto di debito pubblico e di intervento diretto della BCE. Detto questo, per quanto riguarda l’Italia, secondo le indiscrezioni che trapelano sugli organi d’informazione, alla Sanità andrebbero meno di 9 miliardi. Questa cifra, secondo le stesse fonti, deve essere integrata con altre somme provenienti dagli stanziamenti per l’edilizia o per la digitalizzazione della pubblica amministrazione. Anche così si arriverebbe a 20-25 miliardi, che sono comunque ben lontani dai 68 che il Ministero della Sanità aveva ritenuto indispensabili per l’adeguamento del comparto alle necessità imposte dalla pandemia in corso e da quelle che potrebbero ripresentarsi e, in ogni caso, per il corso normale delle cose, con le normali patologie.

La parte del leone, un terzo del totale, dovrebbe toccare a rivoluzione verde e transizione ecologica. Nessuno sa quanto di questo denaro sarà speso per quello che ufficialmente si dichiara e quanto finirà nelle solite ruberie e clientele. Indubbiamente però la sempre maggiore popolarità che riscuote il tema della lotta all’inquinamento, con il conseguente “riscaldamento globale”, ha preparato per alcuni settori della grande industria il clima favorevole per un nuovo ciclo produttivo. Le direttive europee, sostenute dai miliardi del Fondo, si traducono in un sistema di incentivi, vincoli e costrizioni che dovrebbero imporre, in un tempo abbastanza breve, non solo la progressiva rottamazione dei veicoli con motore a scoppio, ma la ristrutturazione e la riorganizzazione di interi comparti industriali, anticipando artificialmente l’usura di macchine e impianti, come se fossero stati bombardati nel corso di una guerra. Un bel “bagno di gioventù” per il capitalismo europeo la cui economia era già in ristagno prima del Covid!

Ma in un’epoca di accentuata “finanziarizzazione” dell’economia sembra più probabile che questa massa di capitali si areni prevalentemente nella speculazione.

L’Europa marcia verso il mezzo milione di vittime di coronavirus di cui 70mila in Italia. A detta di tutti gli esponenti del mondo scientifico ce ne saranno almeno altrettanti il prossimo anno, anche tenendo conto della graduale introduzione dei vaccini. La “guerra al covid” che era stata annunciata da tutti i capi di governo con tanta enfasi si è tradotta in una vasta operazione finanziaria a sostegno di banche e grandi imprese. Nel frattempo, si preparano le armi per un’altra guerra, quella di classe, combattuta dalla grande borghesia contro i lavoratori. In attesa del nuovo “miracolo economico”, infatti, la classe operaia dovrà fare i conti con un’ondata di licenziamenti già annunciata dalle stesse organizzazioni degli industriali. Un’ondata che in realtà è già cominciata, lasciando senza lavoro, nell’anno che sta terminando, almeno 700mila tra operai e impiegati.

15 dicembre 2020

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