Internazionale
ACCIAIERIE DI PIOMBINO

L’ENNESIMO “GIÀ’ VISTO” DELLE ACCIAIERIE JSW

Di fronte alla crisi infinita delle acciaierie piombinesi, viene da dire per l’ennesima volta: ma questo film non lo avevamo già visto? Nel disinteresse e nell’incuria generale, la storia si ripete ancora una volta

Stavolta tocca al padrone indiano; ma prima ci sono stati padroni italiani, russi e algerini, che si sono presentati come i salvatori, hanno cercato di rimediare quanto più potevano di soldi pubblici, agevolazioni e concessioni, e si sono regolarmente eclissati non appena c’è stato da investire sul serio; c’è stata la favola degli eterni piani industriali sempre annunciati e rinviati "sine die"; e - prima di tutto e soprattutto - ci sono stati i lavoratori ad arrancare tra cassa integrazione e poche giornate di lavoro al mese, sempre più scettici sul futuro dei propri posti di lavoro, sempre meno inclini a credere a istituzioni e sindacati, visti i risultati; ci sono stati sempre meno soldi e attenzione per la manutenzione degli impianti, nessun investimento sui macchinari e nei reparti, e alla fine il rischio che la sicurezza in questa fabbrica sia diventata una scommessa: e non è detto che vada sempre bene.
E’ andata bene - si fa per dire - ad agosto: sarà stato un mese sfortunato...o fortunato, dipende dai punti di vista. Fatto sta che nel giro di dieci giorni una rotaia è uscita dai rulli, senza conseguenze per i lavoratori; ci sono stati altri incidenti "minori" - un operaio ha avuto un dito fratturato, un altro una ferita profonda a una mano, un altro è caduto causa presenza di grasso non segnalato sul pavimento - e infine due incidenti gravi, che avrebbero davvero potuto costare la vita a diversi operai. Prima il crollo di sei rotaie di trentasei metri da un’altezza di tre metri, qualcosa come undici tonnellate di materiale; e dopo poche ore, una gabbia finitrice è precipitata a terra per la rottura del gancio di una gru, sfiorando due lavoratori. Non era ancora finita, perché agli impianti portuali, nella stiva di un mercantile proveniente dall’India con i semilavorati per la fabbrica, quattro blumi da sette tonnellate ciascuno sono crollati sul resto del carico, ventotto tonnellate in totale che per fortuna non hanno incontrato nessun uomo nel loro passaggio.
Quando è troppo è troppo. Nonostante non sia stato proclamato nessuno sciopero immediato - essere efficaci e pronti non è facile, in agosto è ancora più difficile, e la RSU evidentemente non ha reagito con l’immediatezza che era necessaria - il comitato degli iscritti FIOM JSW si è riunito pochi giorni dopo, chiedendo la convocazione del Consiglio di Fabbrica e mettendo all’ordine del giorno la proclamazione immediata dello sciopero. Entusiasti o meno che ne fossero i sindacati provinciali confederali, lo sciopero è stato in effetti proclamato, per la Piombino Logistics dalle 10,00 del 28 agosto alle 6,00 del 31, e per lo stabilimento dalle 14,00 del 28 agosto alle 6,00 del 31: salvo i reparti di manutenzione, che hanno continuato ad operare, data la situazione.
In realtà lo sciopero era stato richiesto non solo per la situazione della sicurezza in fabbrica, per quanto sia l’argomento fondamentale, ma anche per protestare contro la situazione generale di incertezza, dalla quale non si esce. E’ di questi giorni l’ulteriore rinvio del piano industriale, già rinviato a giugno, poi a luglio, infine certamente entro metà settembre, come assicura Marco Carrai, da poco vice presidente esecutivo di Jsw Steel Italy - persona a suo tempo indagata per riciclaggio, traffico di influenze ed autoriciclaggio per i finanziamenti alla fondazione Open, creata per sostenere l’ascesa politica di Matteo Renzi con iniziative come la Leopolda - che così dichiara, sulla Nazione Firenze del 3 settembre: «A Piombino ci sono tutte le basi per un rilancio industriale. La città, l’indotto e i lavoratori sono profondamente legati a questa realtà industriale e vorrebbero più di tutti che venisse rilanciata. Qui non si odia l’industria. La si ama. Una industria compatibile e sempre più green, sia chiaro. Io sono qui per i 1872 dipendenti di Piombino. Il mio impegno è per loro. Per assicurargli il futuro». Lo crediamo sulla parola... D’altronde così si esprime su di lui Il Sole 24 Ore del 27.11.19: "Imprenditore e manager, è considerato, prima di tutto, un tessitore di rapporti, un intermediario che può contare su una fitta rete di relazioni con investitori, imprenditori, banchieri, società estere, università, costruttori". Cioè, non sa niente di siderurgia, ma si sa muovere nella finanza. Un personaggio fatto per ispirare fiducia. Ha già chiesto soldi alla Cassa Depositi e Prestiti, e infatti: chi meglio dello Stato può sostenere le spese senza incassare i profitti?
Questo il commento che azzarda Il Sole 24 Ore del 27.11.19: "A Firenze ancora oggi molti si chiedono: «Ma cosa fa, di lavoro, Marco Carrai?»"....Si candida a spacciarsi per l’ennesimo salvatore di Piombino?
Corrispondenza Piombino


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