Internazionale
Stati Uniti

Dalla crisi sanitaria al collasso economico

Da Lutte de classe n° 208 – Giugno 2020

Con 1,4 milioni di casi confermati di Covid-19 e 84.000 morti al 13 maggio, gli Stati Uniti sono stati di gran lunga il paese più colpito dalla pandemia. Con solo il 4% della popolazione mondiale, rappresenta il 28% delle vittime. Certo, i tassi di mortalità in alcuni paesi europei come il Belgio (77 morti per 100.000 abitanti), la Spagna (58), l’Italia (51), il Regno Unito (50), la Francia (40) o i Paesi Bassi (32) sono più alti che negli Stati Uniti (25). Ma il confronto è fuorviante perché, dall’altra parte dell’Atlantico, mentre gli Stati rurali sono stati poco colpiti, a volte le grandi metropoli lo sono state pesantemente. New York, con una popolazione di 8 milioni di abitanti, ha già 20.000 morti, molto più della più popolosa regione francese dell’Île-de-France (6.400 morti) o addirittura della Lombardia (14.700 morti). Inoltre, si contano innumerevoli decessi di anziani in casa e nei gerocomi… E la mortalità continua ad aumentare.

Hanno indubbiamente contribuito al disastro attuale l’incuria dell’amministrazione Trump, e persino la stupidità e la demagogia di un presidente che si è rifiutato di perseguire una politica di contenimento dell’epidemia, nonostante gli avvertimenti dati dagli esperti sanitari già a metà gennaio. Non sono state imposte vere e proprie misure di protezione a livello federale e le principali dichiarazioni hanno fatto riferimento al "virus cinese", in un prolungamento della guerra commerciale in corso da tre anni. La Cina è stata persino accusata di aver deliberatamente diffuso il Covid-19. A livello degli Stati, è toccato ai governatori attuare la quarantena per la popolazione, con orari e modalità diverse. E i più cauti, spesso democratici, sono stati accusati da Trump e dai repubblicani di aver rovinato l’economia del Paese.

Ma al di là delle politiche del presidente, gli americani stanno pagando un caro prezzo per un sistema in cui circa 30 milioni di persone non hanno un’assicurazione sanitaria. Una larga fetta della classe operaia, soprattutto i migranti, si rivolge a un medico o va in ospedale solo come ultima risorsa, quando spesso è già troppo tardi per un trattamento efficace. L’aspettativa di vita negli Stati Uniti è in calo da quattro anni. Negli ospedali pubblici c’è carenza di attrezzature, mascherine, respiratori e così via. Molti dipendenti non beneficiano di assenze retribuite per malattia: le aziende non sono obbligate a farlo e molti casi di contaminazione sono stati segnalati all’interno delle aziende. "Continuo a lavorare quando sono malato perché ho paura di perdere il lavoro o di essere punito se sono assente", ha detto un imballatore della UPS di Tucson, Arizona, citato dal New York Times. È una situazione comune. E, come in Francia, ai dipendenti vengono negati mascherine, guanti o gel idroalcolico.

Ad esempio, negli 800 mattatoi e impianti di taglio della carne del paese, almeno 12.000 lavoratori hanno contratto la malattia e circa 50 sono morti. Nello stabilimento di macello di suini Smithfield Pork Plant a Sioux Falls, South Dakota, rimasto aperto fino al 15 aprile, sono stati contagiati almeno 850 lavoratori. Nel macello JBS di Greeley, Colorado, ci sono stati sette morti, tra cui l’operaio Saul Sanchez, 78 anni, simbolo per la sua età di cos’è il capitalismo americano. I lavoratori, per lo più immigrati, lavorano a pochi centimetri di distanza, spesso senza protezione.

Non sorprende quindi che, nonostante il livello di sviluppo della medicina in questo paese, la pandemia abbia avuto un impatto negativo. In diverse fabbriche i lavoratori sono rimasti senza occupazione per non affrontare i rischi per la salute imposti dai loro capi. Mentre le persone più ricche del Paese sono isolate nelle loro lussuose residenze, anche sui loro yacht, e hanno accesso a cliniche private, gli operai, gli operatori sanitari, i poveri, i neri e i migranti, in altre parole il proletariato americano, sono duramente colpiti dall’epidemia.

L’esplosione della disoccupazione e della povertà

Per quanto grave sia la crisi sanitaria, la crisi economica iniziata sarà probabilmente ancora più terribile. Migliaia di aziende hanno chiuso o sono in bancarotta. Solo pochi settori, come la produzione di hardware per computer e la distribuzione di massa, non licenziano i lavoratori. Ma l’edilizia, l’industria, il turismo, molti settori del commercio (abbigliamento, ecc.) stanno tagliando centinaia di migliaia di posti di lavoro. Le autorità locali, che impiegano circa un lavoratore su dieci e che ora vedono le loro risorse crollare e le loro spese esplodere, hanno già perso un milione di posti di lavoro nel campo dell’istruzione, dell’igiene o della sicurezza. E anche il settore sanitario ne ha tagliato 1,4 milioni in un mese, nel bel mezzo della crisi sanitaria!

Il turismo, il tempo libero, la ristorazione, il trasporto aereo e l’aeronautica sono in gran parte paralizzati. Inoltre, gli Stati Uniti sono ora uno dei principali produttori di idrocarburi. Affinché l’olio di scisto americano sia redditizio, deve essere venduto ad almeno 35 dollari (32 euro) al barile. Tuttavia, a causa del calo dei prezzi, accelerato dalla crisi attuale, il suo prezzo si aggira ora intorno ai 25 dollari (23 euro). Quindi questo settore rischia di crollare, con milioni di disoccupati in più. Nel primo trimestre il Pil del Paese è sceso del 5%; nel secondo trimestre il crollo potrebbe essere del 30%.

In totale, decine di milioni di dipendenti sono stati licenziati. Mentre all’inizio di marzo sette milioni di persone erano registrate come disoccupate, al 30 aprile erano 30 milioni. Inoltre, sono 10 milioni quelle senza lavoro che non sono riuscite ad accedere ai siti o agli uffici di registrazione, e forse altri 20 milioni di persone non hanno diritto a questi benefici e quindi non vengono conteggiate. Così 50 o 60 milioni di individui si ritrovano improvvisamente senza occupazione . Undici milioni di persone sono costrette a lavorare a tempo parziale, mentre erano 4 milioni prima della crisi. Il governo ha versato un assegno di 1.200 dollari per adulto e di 500 dollari per bambino, e ha introdotto un assegno per i disoccupati, il cui arrivo richiede molto tempo. Ma, in totale, gli importi che il governo federale destinerà alle famiglie sono irrisori rispetto ai soldi che sta mobilitando per le imprese.

Decine di milioni di persone sono state gettate nella povertà. Nel New Jersey, uno dei due stati più ricchi del Paese, il numero di soggetti in cerca di lavoro è decuplicato e decine di migliaia di famiglie devono ricorrere agli aiuti alimentari. A San Antonio, Texas, il Banco Alimentare, che di solito distribuisce tra 200 e 400 pacchi alle famiglie, ha servito 10.000 famiglie in un giorno. A Sunrise, in Florida, la coda delle auto per la distribuzione di generi alimentari ha raggiunto la lunghezza di due miglia. Le città stanno organizzando la dispensa dei pasti alle porte delle scuole, l’unico modo per garantire ad alcuni bambini cibo sufficiente. In realtà, nella prima potenza mondiale, il bisogno degli aiuti alimentari non è una novità. A New York, la città con il maggior numero di miliardari al mondo, 750.000 studenti della scuola pubblica vivono al di sotto della soglia di povertà e dipendono dalla scuola per avere almeno un pasto al giorno. 38 milioni di americani ricevevano già aiuti federali prima della crisi. Oggi, la povertà sta esplodendo in modo esponenziale.

Questi posti di lavoro saranno tutti ripristinati e saranno ripristinati rapidamente", si vantava Trump, che spera di essere rieletto a novembre. È possibile che alcuni di questi impieghi possano effettivamente tornare quando la crisi sanitaria finirà, ma certamente non tutti, e ci mancherebbe.

Le persone che hanno perso il lavoro stanno riducendo i consumi, e quindi un mercato interno che si sta già restringendo. Se l’epidemia finisce, una cosa non assolutamente certa, la gente non tornerà subito al cinema, al ristorante, agli aerei, agli alberghi, ai parchi di divertimento e alle città turistiche. Il trasporto aereo e, di conseguenza, l’industria aeronautica ne subiranno le conse­guenze. Nell’industria automobilistica, i governi e alcune aziende stanno cercando di far ripartire gli impianti. Ma le scorte sono piene. Le aziende offrono credito gratuito per sette anni e sconti di 5.000 dollari, ma non si può dare per scontato che i clienti, soprattutto le aziende, vorranno di nuovo acquistare veicoli.

Poi, così come la caduta di un domino può compromettere l’intera partita, le crisi capitali­stiche sono reazioni a catena non reversibili. Nel 1929, è stato il crollo del mercato azionario a in­nescare quello generale del credito e dell’indu­stria. Nel 2008, lo scoppio della bolla speculativa sui prestiti immobiliari marci ha causato una crisi bancaria, che a sua volta ha portato ad una crisi economica generale. Tutti gli esperti ritengono che la crisi attuale sia più grave di quella del 2008-2009, dopo la quale l’occupazione ha impiegato cinque anni per tornare ai livelli prece­denti. Oggi la disoccupazione, che a febbraio era ufficialmente al 3,5 per cento, è già al 15 per cento. In realtà, è probabilmente vicina ai tassi della Grande Depressione, quando fu realmente riassorbita solo con l’economia di guerra del 1939-1945. Nel 1933, la disoccupazione aveva raggiunto il 25% quattro anni dopo il Giovedì Nero di Wall Street. Ma questa volta l’economia è crollata in sei settimane.

Per i grandi capitali, sportelli aperti alla Fed

In una toccante unanimità tra Trump e il Congresso, tra Repubblicani e Democratici, il governo federale ha liberato 3.000 miliardi di dollari per sostenere le imprese e l’economia. La banca centrale, la Fed, ha varato un massiccio piano di riacquisto del debito aziendale e comunale. Migliaia di aziende sono state salvate dalla Fed, che sta acquistando massicciamente i debiti delle aziende a rischio, note come "obbligazioni spazzatura". La stampa ha riportato l’esempio di Carneval, un’azienda turistica con 150.000 dipendenti, le cui 27 navi da crociera sono ferme. In passato otteneva prestiti ad un tasso del 1%, ora le sono stati proposti al 15%. Solo quando la Fed li ha garantiti, è stata di nuovo in grado di contrarne altri a tassi più bassi.
La stessa garanzia è stata utilizzata per le società di casinò come MGM, quelle cinematografiche come AMC, altre di abbigliamento come Gap, le società alimentari come Yum Brands (KFC, Taco Bell, Pizza Hut...). Le principali compagnie aeree, che hanno visto il numero dei loro passeggeri diviso per venti, sono state salvate per 25 miliardi di dollari.

Il governo federale si fa quindi carico delle perdite delle grandi imprese. Ma chi pagherà queste ingenti somme? Molti dei debiti che non possono essere rimborsati sono, per così dire, rendite perpetue. In altre parole, per evitare un’esplosione del debito pubblico, la Fed crea denaro in quantità colossali. Ma questi soldi non spariranno, alimenteranno poi la speculazione immobiliare e finanziaria. Quindi l’attuale crisi può aumentare ulteriormente la morsa della finanza.

Con le porte aperte al credito le quotazioni delle azioni, crollate a marzo, sono tornate quasi ai livelli precedenti. L’indice principale, l’S&P 500, è sceso solo del 12% dall’inizio della crisi. Anche il Dow Jones ha recuperato parte della sua caduta di marzo, con un aumento record del 15% in due settimane a fine aprile. Un economista ha posto l’accento sul sorprendente ed evidente parallelo con le curve dell’aumento del numero delle vittime, dei disoccupati e del mercato azionario. Da questo punto di vista, questa crisi è molto diversa da quella del 1929. Gli speculatori sono stati rassicurati dagli sportelli aperti della Fed. “Wall Street (la Borsa) ha poco a che fare con Main Street (i negozi del grande consumo)", dicono gli economisti borghesi. Se i ristoranti e i negozi chiudono, se i salariati perdono il lavoro e chiedono aiuti alimentari, non per questo le grandi aziende sono senza soldi.

Mentre innumerevoli piccole e medie imprese stanno fallendo, le grandi imprese stanno guada­gnando, come i giganti dell’industria informatica (Microsoft, Apple) e di Internet (Facebook, Amazon, Google). Amazon ha visto il suo fatturato aumentare del 26% nel primo trimestre. La capitalizzazione di Microsoft è ora pari a quella dell’intero CAC 40, l’indice azionario delle maggiori imprese della Borsa di Parigi. E l’imminente ascesa del telelavoro e delle vendite online andrà a beneficio di queste aziende.

Come in ogni crisi, anche un gigantesco movimento di concentrazione del capitale è in corso. Nel settore dell’energia, le major Exxon o Chevron stanno approfittando del fallimento di piccoli produttori indipendenti di petrolio in Texas e Oklahoma. In quello del tempo libero, Netflix e altri stanno vincendo. Le grandi banche hanno un ruolo minore nell’immediato, ma il salvataggio delle aziende da parte della Fed permette loro di limitare le difficoltà, poiché i loro crediti saranno in gran parte pagati, evitando così la stretta creditizia generale. Come i principi e i borghesi che, nel 1914-1918, incassavano fortune nel bel mezzo di una macelleria globale, il 30 aprile l’amministratore delegato della banca d’investimento Goldman Sachs ha fatto votare ai suoi azionisti l’aumento del 20% del suo stipendio a 27,5 milioni di dollari.

Dalla crisi economica alla crisi politica?

Quali saranno le conseguenze politiche di questa crisi? I disoccupati non possono rimborsare i prestiti bancari e quelli immobiliari e non sono in grado di pagare l’affitto. Da New York a Los Angeles, gruppi di inquilini chiedono uno sciopero degli affitti e dei mutui per tutta la durata della crisi sanitaria. "Non possiamo pagare? Non pagheremo!". Incoraggiati dall’ala sinistra del Partito Democratico, tra cui il membro della Camera Alexandria Ocasio-Cortez, questi gruppi si sono formati principalmente sui social. Gli affitti nelle grandi città sono altissimi, dove spesso rappresentano un terzo o la metà del reddito di una persona; a New York City, l’affitto medio per un monolocale è di 2.980 dollari al mese (2.740 euro). Chi perde il lavoro non può più pagare.

Per ora, questo sciopero degli affitti, più che una realtà, è una minaccia principalmente di categorie ben pagate piuttosto che degli strati più sfruttati. Risale però agli anni ’30, l’ultima volta che uno sciopero degli affittuari è stato seguito da migliaia di inquilini di New York, nel Bronx e in Harlem.

Ma gli anni Trenta evocano un’altra possibile conseguenza della crisi: l’ascesa dell’estrema destra. In diversi Stati, gruppi di manifestanti, incoraggiati da Trump, si sono mobilitati contro il contenimento imposto dai governatori democratici. La vicinanza delle elezioni del prossimo novembre non è estranea a queste mobilitazioni. Ma possono anche essere la premessa di una radicalizzazione. Il 30 aprile, alcune decine di militanti, alcuni dei quali armati, hanno invaso il Campidoglio del Michigan, dove siedono il governatore e le assemblee dello Stato. Negli ultimi anni questo stato industriale del nord non è stato un baluardo dell’estrema destra americana.

È impossibile anticipare la profondità e la durata della crisi. Ma è certo che, se il proletariato non interviene, il "mondo del giorno dopo" di cui i commentatori in generale, i riformisti e in particolare la sinistra riformista si riempono la bocca, assomiglierà in modo tremendo al "mondo di prima". Per ora, le classi lavoratrici e, in misura minore la piccola borghesia, stanno pagando un prezzo elevato per questa crisi senza precedenti. Nessuna grande azienda è fallita, nessun capitalista si è buttato giù da un grattacielo. Il futuro ci dirà se i lavoratori americani riusciranno a mobilitarsi per fermare il brutale, a volte tragico, peggioramento delle loro condizioni di vita.

14 maggio 2020


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