Internazionale
Stati Uniti

Una rivolta contro il razzismo e la violenza della polizia

Negli Stati Uniti, l’esplosione di rabbia per l’omicidio di George Floyd del 25 maggio si è trasformata in un movimento di massa. Migliaia di proteste hanno avuto luogo in centinaia di città, tra cui piccoli centri non abituati alla mobilitazione politica, a volte situati in stati governati da repubblicani.

Ad esempio, le manifestazioni si sono svolte ad Aledo, una città texana di 5.000 abitanti, e a Palmer, in Alaska, con una popolazione di 7.000 abitanti. Le grandi città erano talvolta attraversate da decine di manifestazioni diverse, che riunivano decine o addirittura centinaia di migliaia di persone, tra cui Washington, dove Trump aveva promesso di "dominare" le strade mobilitando l’esercito. Né la polizia, né la Guardia Nazionale, e neanche il coronavirus hanno scoraggiato i manifestanti. Sono neri ma anche bianchi, spesso giovani, che si riuniscono soprattutto nei centri delle città. Sono motivati principalmente dal rifiuto del razzismo e della violenza della polizia. Emergono anche altri slogan, come il rifiuto di Trump.

È quindi un movimento vero e proprio, con le sue contraddizioni ma anche i suoi punti di forza: le iniziative sono prese da innumerevoli persone anonime, a volte studenti delle scuole superiori che organizzano una manifestazione, consapevoli di far parte di qualcosa che è al di là di loro.
Molti manifestanti vogliono che la polizia sia controllata e riformata, anche smantellata e che i poliziotti violenti siano rimossi. Il Consiglio comunale di Minneapolis ha votato contro il consiglio del sindaco di smantellare le forze di polizia della città e sostituirle con un sistema di sicurezza pubblica basato sulla popolazione. Anche se questo tipo di iniziativa sarebbe stata impensabile qualche settimana fa, rimane molto vaga. Una richiesta più moderata è quella di ridurre drasticamente i finanziamenti per la polizia ("defund the police"), a favore dell’istruzione, della salute, della salute mentale e dei servizi per le tossicodipendenze.

Negli Stati Uniti, a differenza di molti paesi europei, la polizia è molto decentralizzata, avendo ogni autorità locale le proprie forze mentre la polizia federale interviene solo per pochi casi. Ogni anno vengono effettuati circa 10 milioni di arresti, per lo più per reati minori, come l’uso di denaro falso, di cui George Floyd era sospettato. I neri vengono arrestati più spesso dei bianchi e sono rappresentati nelle carceri ben oltre la loro proporzione nella popolazione.

Non tutti gli agenti di polizia sono razzisti o violenti. Ma la polizia, come istituzione, agisce con violenza e nell’impunità. Ogni anno uccide più di 1.000 persone, spesso disarmate, che hanno fatto qualcosa di sbagliato, o semplicemente perché sono neri e si trovavano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Praticamente nessun agente di polizia viene perseguito. Alcuni servizi di polizia sono già stati sciolti e poi riorganizzati più volte, qualche volta reclutando poliziotti neri per riflettere meglio la composizione etnica della popolazione, senza che questo cambi niente di fondamentale.

Come scrive il gruppo trotskista americano The Spark (la scintilla): "Anche se ci fosse un modo per liberarsi dei poliziotti violenti, l’istituzione di polizia rimarrebbe violenta. La polizia ha un ruolo da svolgere. Protegge e serve la classe che gestisce una società basata su profonde disuguaglianze... Se non ci fosse la coercizione, se non ci fosse la violenza organizzata per mettere sotto controllo la popolazione attiva, la minoranza privilegiata non sarebbe in grado di monopolizzare una tale quota di ricchezza sociale. Per servire questa classe sfruttatrice, la polizia deve essere separata dalla popolazione, e deve usare la violenza contro la popolazione o minacciare di farlo. È su questo ostacolo che tutti gli sforzi per riformare la polizia sono falliti."

"Oggi, città prevalentemente nere come Detroit, Memphis, Birmingham, Alabama e Oakland, California, hanno forze di polizia prevalentemente nere. In alcuni casi, ci può essere un razzismo meno palese. Ma in ognuna di queste città c’è ancora violenza organizzata da parte della polizia. E in fin dei conti, questo significa violenza razzista, con persone uccise da agenti di polizia che non sarebbero state uccise se si fosse trattato di bianchi nella stessa situazione. Il problema va oltre la composizione di questa o quella forza di polizia, anche se è un fattore aggravante. La polizia è il riflesso diretto del sistema e della classe capitalista che serve. In questo senso, è la polizia stessa che va smantellata".

Il movimento attuale riflette la rivolta contro i metodi della polizia, ma anche l’illusione che la polizia possa essere più rispettosa della popolazione e adottare metodi più umani. Ma per il suo ruolo di difesa dell’ordine sociale, la polizia difficilmente può cambiare e il movimento si trova di fronte a questa contraddizione. Si vedrà se parte dei manifestanti che oggi si ribellano ne acquisteranno la coscienza. Per sradicare la violenza della polizia e l’odio sociale di cui è l’espressione, occorre affrontare la divisione della società in classi e, in ultima analisi, il capitalismo. Questa enorme mobilitazione ha già il grande merito di sollevare il problema.

M. B.


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