Internazionale
Francia

I lavoratori non devono morire per gli industriali!

L’epidemia continua a diffondersi. Sempre più unità di terapia intensiva stanno raggiungendo il loro punto di rottura; il numero telefonico d’emergenza, il 15, è saturo. Nelle case di riposo molti anziani muoiono senza protezione contro il contagio. Il personale degli ospedali, sovraccarico di lavoro, chiede a tutti di rispettare rigorosamente le misure di contenimento. E a cosa pensano gli industriali? A riavviare le loro fabbriche il più presto possibile.

È il caso della PSA, di Renault, Airbus, Safran, che stanno pianificando la ripresa. Alcuni si nascondono dietro l’alibi di fare qualche respiratore, la realtà è che questi grandi gruppi si aggiungeranno alle attività non vitali, dagli armamenti ai cosmetici, che non si sono mai fermati. Costringeranno migliaia di lavoratori del subappalto a tornare al lavoro. Questo è irresponsabile e criminale.

Il raduno evangelico svoltosi a Mulhouse a fine febbraio è stato il punto di svolta dell’epidemia in Francia. Riaprendo queste fabbriche, il governo e le grandi imprese rischiano di creare dieci, venti, trenta raduni dello stesso tipo, a rischio di rilanciare l’epidemia. L’obiettivo è che i lavoratori continuino al più presto a sudare profitti per la Dassault o la Peugeot. E dopo, Macron ci dirà che la salute viene prima della ricerca del profitto!

Dall’inizio dell’epidemia, ogni decisione del governo è stata ponderata, calcolata secondo gli interessi dei capitalisti. Esiste effettivamente un piano di emergenza sanitaria, ma non consiste nella produzione di mascherine, guanti, tamponi, respiratori e medicinali, di cui gli operatori sanitari continuano a mancare dopo settimane di mobilitazione e di proteste contro la politica dei governi che hanno chiuso numerosi ospedali e ridotto il loro organico e i loro finanziamenti. Non consiste nel rafforzare e mettere in sicurezza il personale delle case di riposo in modo da limitare il contagio.

Il piano di guerra di Macron inietta 345 miliardi nell’economia per garantire la continuità degli affari e rassicurare gli speculatori. Autorizza, con il pretesto dello stato di emergenza sanitaria, settimane lavorative di 60 ore e legalizza il furto di giorni e settimane di ferie retribuite per chi è tecnicamente disoccupato o dove l’attività è ridotta. Imporre e far accettare ai lavoratori sacrifici eccezionali per gli interessi della minoranza capitalista, ecco a cosa servono tutti questi discorsi bellicosi!

Come in ogni guerra, ci sono le truppe, la carne da cannone, costituite dagli operai: operai ospedalieri, autisti di ambulanze, spazzini, impiegati nella distribuzione, manutenzione, logistica, energia o lavoratori dell’industria alimentare, chimica o farmaceutica, che vanno al fronte a rischio della loro vita. Dall’altra parte, ci sono profittatori di guerra, industriali e banchieri nascosti nelle retrovie che cercano di sfruttare la situazione.

Mentre alcuni cercano di salvare vite umane, gli azionisti sono dietro i loro schermi alla ricerca dei migliori guadagni sul mercato azionario, magari speculando al ribasso. Stanno lavorando per salvare i loro profitti con la pelle dei lavoratori. Dobbiamo resistere a queste pressioni e appelli al sacrificio! Dobbiamo lottare per le nostre vite e per il rispetto dei nostri interessi di lavoratori.

Milioni di dipendenti e lavoratori, quelli stessi che si dice siano ormai scomparsi, sono indispensabili alla vita sociale e hanno diritto alla massima sicurezza. Ma i lavoratori delle Poste non devono rischiare la loro salute e quella delle loro famiglie per distribuire pubblicità. I lavoratori della Amazon non devono rischiare la vita per consegnare scarpe o DVD. E gli autotrasportatori non devono sacrificare la loro vita per mettere la loro azienda in vantaggio sulla concorrenza!

Macron ci chiede civismo, solidarietà e impegno per la "nazione". Ma per "nazione" intende gli azionisti e la borghesia. Se il governo ha permesso alle aziende di smettere di pagare gli affitti e le tasse, non lo ha fatto per i lavoratori che hanno difficoltà a farlo. Se da un lato ha fatto sì che le aziende non subiscano un calo delle entrate, dall’altro ha sancito la perdita del 16% del salario netto per i milioni di lavoratori mandati in cassa integrazione.

Con il pretesto dell’unità nazionale contro il virus, lo sfruttamento e la lotta di classe continuano. Accanto alla sacrosanta proprietà privata e alla ricerca del profitto, la vita dei lavoratori non pesa. I lavoratori devono ricordarsi le parole di Anatole France all’indomani della prima guerra mondiale: "Pensiamo di morire per la patria e moriamo per gli industriali". Se non vogliamo che questo accada di nuovo, dovremo lottare per salvarci la pelle sfidando l’intero ordine sociale borghese.

Dall’editoriale di Lutte ouvrière - 30 marzo 2020


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