Internazionale
Il summit di Davos

Gli sfruttatori del mondo si riuniscono

Martedì 21 gennaio si è aperto a Davos in Svizzera il 50° “World Economic Forum”. Circa 3.000 partecipanti si sono riuniti in questa stazione sciistica di lusso, quest’anno all’insegna di essere "partecipanti per un mondo coeso e uno sviluppo sostenibile".
Costa tra 55.000 e 550.000 euro diventare membro o partner del WEF (World Economic Forum), che è gestito da una società di diritto privato. Ma gli organizzatori sanno essere generosi e, per illustrare la loro apertura mentale, invitano ogni anno rappresentanti di ONG e attivisti di varia fama. Quest’anno, questi ultimi potevano incontrare 119 miliardari tra i dirigenti che si suppone disponibili a discutere come avanzare verso un capitalismo responsabile per l’umanità e il pianeta.
Il club dei ricchi è entrato nel vivo invitando ogni partecipante a lasciare il suo jet privato in garage e a prendere un aereo di linea o, meglio ancora, a prendere il treno. Sono stati vietati gli utensili usa e getta e la plastica e sono stati allestiti buffet senza carne. I miliardari a dieta hanno potuto partecipare al dibattito su "come evitare l’apocalisse climatica", dove ha parlato Greta Thunberg.
La giovane svedese ha solo notato ancora una volta l’inazione dei dirigenti economici e politici mondiali. Altri, come il segretario generale dell’ONG WWF, fingono di credere ad un’enorme consapevolezza di questi grandi dirigenti, mentre l’assenza di risultati sarebbe dovuta alla riluttanza delle classi subalterne.
In effetti, i dirigenti dei grandi gruppi capitalisti non sono avari di dichiarazioni “verdi”. Dal dirigente del gigante chimico belga Solvay alle banche e ai gruppi finanziari come la BlackRock, tutti si dichiarano pronti a ribaltare le loro politiche di produzione o di investimento. Nella lettera annuale del gruppo pubblicata il 14 gennaio, l’amministratore delegato della BlackRock ha persino avvertito solennemente che le aziende, gli investitori e i governi che non si impegnano nella lotta contro il riscaldamento globale dovrebbero aspettarsi una significativa ricollocazione dei capitali. Da uno squalo finanziario che rimane uno dei principali investitori nelle compagnie petrolifere e nella deforestazione in Amazzonia, questa minaccia ha di che far tremare tutti gli inquinatori!
Per quanto riguarda gli organizzatori, hanno solennemente lanciato un’iniziativa per piantare 1.000 miliardi di alberi entro il 2030, nell’ambito di una piattaforma pubblico-privata a cui possono aderire aziende e stati. Mohamed Ben Salman per l’Arabia Saudita e Trump per gli Stati Uniti hanno già annunciato la loro partecipazione. Di grandi umanisti di questo tipo, chi dirà che l’umanità e il pianeta dove vive non si possono fidare?
Per quattro giorni, sfruttatori di tutto il mondo e loro rappresentanti politici hanno posato per il pubblico e sganciato qualche milione di dollari per le “opere buone”. In altri termini, per mettere qualche toppa ai disastri umani ed ecologici che la loro economia sta causando. Uno spettacolo a immagine del loro mondo, ipocrita e rivoltante.
N C


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