Internazionale
Fusione tra Fiat-Chrysler e Peugeot Citroën

Due padroni, una sola classe operaia

Annunciata a fine ottobre, la fusione della FCA (Fiat Chrysler Automobili) con la PSA (Peugeot società anonima) mira a creare un gruppo automobilistico che sarebbe il quarto a livello mondiale per la quantità di veicoli prodotti.

La tendenza alla concentrazione è tanto vecchia quanto il capitalismo e si fa sentire da anni nel settore. La stessa FCA è il prodotto della fusione della Chrysler e della Fiat, la quale aveva già assorbito Alfa Romeo, Lancia, Maserati, Autobianchi ed altre società presenti in Italia. La PSA è il prodotto della fusione della Citroën e della Peugeot, due aziende che coprono una parte notevole del mercato francese, ed ultimamente ha preso il controllo della tedesca Opel. Con la fusione, i due gruppi si danno la possibilità di sfruttare in comune non solo gli impianti di produzione, ma anche le ricerche, una serie di risorse tecnologiche, le reti concessionarie... e naturalmente e innanzitutto il personale, gli operai, ingegneri e tecnici il cui lavoro è la fonte dei profitti ed ha già fatto la ricchezza di due grandi famiglie capitaliste quali gli Agnelli e i Peugeot.

Nel complesso il nuovo gruppo controllerà i marchi di automobili Peugeot, Citroën, DS, Opel, Vauxhall, Fiat, Alfa Romeo, Maserati, Lancia, Chrysler, Jeep e Dodge RAM, cioè ben dodici marchi diversi anche se in realtà le auto di questi marchi potranno comportare molti elementi comuni, dal motore al telaio. Così i due gruppi vogliono garantire la loro posizione sul mercato automobilistico mondiale, preservare e se possibile aumentare i profitti che ne risultano.

Una stessa politica di riduzione dell’organico

Invece mantenere i posti di lavoro non è la preoccupazione di questi padroni, tanto è vero che già da anni hanno cercato di diminuire il numero dei loro dipendenti tramite cassa integrazione, licenziamenti e addirittura chiusure di impianti. È il caso della FCA di cui la Fiat ha chiuso parecchie fabbriche quali Termini Imerese, la Lancia di Chivasso, l’Alfa Romeo di Arese, e lo stesso alla PSA, il cui organico complessivo è diminuito di quasi 30000 dipendenti in cinque anni. La PSA ha chiuso lo stabilimento di Aulnay nel 2013, vicino a Parigi, poi i siti di La Garenne, Saint-Ouen e Hérimoncourt in Francia e due stabilimenti in Cina nell’estate del 2019. Dall’acquisizione di Opel, 6.000 posti di lavoro sono andati persi sull’altra sponda del Reno o della Manica.

Sia alla PSA che alla FCA, parallelamente alla riduzione dell’organico sono aumentati i ritmi di lavoro. In sostanza si riesce a far fare la stessa produzione con meno operai grazie all’evoluzione dei metodi e dell’organizzazione del lavoro... e soprattutto all’aumento della pressione sui lavoratori, che la minaccia di perdere il posto di lavoro spinge ad accettare condizioni peggiorate e stipendi al ribasso. Questa politica di peggioramento dello sfruttamento è iscritta nel DNA dei dirigenti capitalisti, che si uniscano o meno.

È evidente che con la fusione questa tendenza non verrà meno, trattandosi di due padroni che da anni sono esperti nella scienza dello sfruttamento della forza lavoro e della lotta contro l’organizzazione operaia. Il nuovo gruppo cercherà di realizzare i risparmi a spese dei lavoratori e utilizzerà tutte le solite argomentazioni sulla competitività, i doppioni, la concorrenza, le difficoltà del mercato e persino la transizione ecologica

410000 lavoratori, una forza

Un loro metodo favorito è cercare di creare concorrenza tra i lavoratori stessi, spiegando che secondo loro tale impianto non è abbastanza redditizio rispetto agli altri, per fare accettare agli operai l’aumento dei ritmi di lavoro col ricatto di una possibile chiusura dello stabilimento. Tali metodi sono già adoperati sia all’interno della FCA che della PSA e ci si può prevedere che si cercherà anche di mettere in concorrenza tra di loro gli operai dei due gruppi, dando la responsabilità dell’eventuale chiusura di un impianto alla fusione e quindi alla concorrenza tra lavoratori italiani, francesi, americani ed altri.

Contro questa logica che giova solo ai padroni, l’unica arma dei lavoratori è la solidarietà e l’organizzazione che sono capaci di costruire tra di loro. Complessivamente i dipendenti del gruppo risultante da questa fusione saranno 410000 e possono rappresentare una forza enorme, in grado di esigere migliori condizioni di lavoro, stipendi che garantiscano una vita dignitosa, divieto dei licenziamenti e spartizione del lavoro tra tutti a parità di salario in caso di diminuzione della produzione.

I lavoratori si trovano di fronte capitalisti ricchi a miliardi. I dirigenti dei due gruppi hanno annunciato l’intenzione di risparmiare 3,7 miliardi di euro grazie alla fusione. Nel 2018, la PSA ha dedicato tre miliardi di euro all’acquisto della Opel. Per raggiungere un accordo e garantire la fusione, FCA ha distribuito ai suoi azionisti 5,5 miliardi di euro a titolo di dividendo eccezionale e PSA ha venduto 3 miliardi di azioni della sua filiale Faurecia. Questi miliardi sono la prova che il lavoro dei 410.000 lavoratori del futuro gruppo crea ricchezza sufficiente per mantenere tutti i posti di lavoro e garantire una vita dignitosa per tutti. Questi lavoratori rappresentano una forza capace di costringere gli Agnelli e i Peugeot a pagare.

Corrispondenza Torino


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