Internazionale

Stati Uniti - Europa: la loro guerra commerciale non è la nostra

A seguito dei loro reclami per le sovvenzioni concesse ad Airbus da quattro paesi europei, l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) ha autorizzato gli Stati Uniti a tassare i prodotti europei. Dazi doganali del 25% saranno imposti su una lista di prodotti, tra cui vino francese, whisky scozzese, olive spagnole, auto tedesche ed anche pecorino romano, parmigiano reggiano, provolone e prosciutto. In Italia si salverebbero invece l’olio d’oliva e il prosecco.

Questo annuncio è un’altra schermaglia nella guerra commerciale statunitense del 2018 contro l’Unione europea. Fin dall’inizio, questa guerra è stata in parte di facciata, con colpi spettacolari ma immaginari, in parte una lotta reale in cui i colpi fanno male.

Tutti gli Stati, e soprattutto i più ricchi, sovvenzionano i loro campioni nazionali in molti modi. Difendere gli interessi dei loro capitalisti, attraverso le tasse, le leggi, l’ordine pubblico o la guerra quando altri mezzi sono esauriti, è il ruolo principale degli Stati. L’Unione europea (UE) stessa ha presentato un reclamo presso il WTO contro gli Stati Uniti per aver sovvenzionato la Boeing. Annunciando tasse del valore di 7,5 miliardi di dollari, senza applicarle immediatamente, Trump vuole costringere gli stati europei a rinegoziare, a rivedere le quote di importazione e a ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti con l’UE.

Nel 2018 l’Europa aveva esportato 406 miliardi di euro di merci negli Stati Uniti, mentre gli Stati Uniti esportavano in Europa per 267 miliardi di euro. Trump vorrebbe ridurre il numero di automobili tedesche vendute negli Stati Uniti e aumentare le quantità di petrolio di scisto americano o di carne di manzo vendute da questa parte dell’Atlantico.

Ma, poiché l’economia capitalista è da tempo globalizzata, i mercati sono intrecciati. Ad esempio, le imprese americane danno lavoro a 3,8 milioni di persone nell’UE e vi hanno un fatturato di 1.700 miliardi di euro all’anno, mentre le imprese europee danno lavoro a 3 milioni di persone negli Stati Uniti con un fatturato di 1.500 miliardi di euro. Per questi capitalisti, i dazi doganali sono ostacoli. Trump è stato attento a non tassare troppo pesantemente l’aeronautica. Ha limitato le tasse in questo settore al 10 per cento, sotto la pressione delle compagnie aeree americane, che acquistano più di cento Airbus all’anno. Inoltre, i pezzi di ricambio utilizzati per la costruzione degli aerei Boeing e Airbus provengono da entrambe le sponde dell’Atlantico e tassarli è un problema sia per la Boeing che per la Airbus. È più facile, e probabilmente più spettacolare, annunciare che si tasserà l’olio d’oliva e il parmigiano!

Anche se nella guerra commerciale i capitalisti, a seconda del loro settore economico e della loro situazione, vi sono più o meno favorevoli, il protezionismo aumenta con la crisi economica e a sua volta la approfondisce. In questa guerra commerciale i lavoratori non hanno alcun motivo di sentirsi solidali con i capitalisti del loro paese. Negli Stati Uniti la guerra commerciale con la Cina ha già portato ad un aumento dei prezzi, dagli elettrodomestici all’abbigliamento e alle scarpe. Se si intensificasse, questa guerra tra capitalisti provocherebbe la perdita di migliaia di posti di lavoro in tutti i paesi interessati. Altro che protezione dei posti di lavoro! Per difendersi davvero i lavoratori, devono rifiutare di sacrificarsi per i loro padroni, così come devono rifiutare di morire nelle loro guerre!

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