Internazionale

Gaza: l’assassinio di un popolo

Quello che segue è l’editoriale dei bollettini d’impresa “Lutte Ouvrière” del 5 gennaio scorso. Diffusi con regolarità ogni quindici giorni tra i lavoratori di varie centinaia di grandi e medie aziende francesi, i bollettini consentono di portare un punto di vista rivoluzionario e comunista sulle più importanti questioni della politica nazionale e internazionale.

C’è di che essere indignati, disgustati, per quanto sta accadendo a Gaza. Uno degli eserciti più moderni e meglio equipaggiati del mondo, dopo aver bombardato questo piccolo territorio dove si ammucchiano più di un milione di palestinesi, invia oggi i suoi carri d’assalto per completare un intervento diretto a terrorizzare tutta una popolazione.

Osare affermare, come fanno i dirigenti di Israele, che non è il popolo palestinese l’obiettivo, ma solamente Hamas, partito islamista che dirige questo territorio, è una cinica ipocrisia. Gaza è una delle zone del pianeta dove la densità della popolazione è più grande, e quelli che subiscono i bombardamenti non sono tutti militanti di Hamas.

La settimana di bombardamenti che ha preceduto l’intervento terrestre ha fatto più di 400 morti, di cui una gran parte civili, uomini, donne e bambini. Quanti altri moriranno durante l’intervento terrestre, sotto i proiettili ma anche per mancanza di cure? Perché il territorio è per il momento chiuso perché l’esercito israeliano possa tranquillamente perpetrare i suoi crimini al riparo da sguardi indiscreti.

“È Hamas che ha rotto la tregua lanciando dei missili sul territorio meridionale di Israele”, sostengono i dirigenti israeliani. Come se ci fosse una qualche proporzione fra una qualche decina di razzi che hanno fatto soprattutto danni materiali e un morto prima dell’offensiva via terra dell’armata israeliana, e il bombardamento massiccio di un territorio sovrappopolato!

Del resto, la tregua sottoscritta comportava, parallelamente all’arresto delle azioni armate, la fine del blocco completo del territorio di Gaza imposto da Israele. Israele non ha mai tolto il blocco. E Gaza dipende dall’estero per tutti i suoi approvvigionamenti. Si tratti di medicine, cibo o di altro. Mantenere il blocco è un altro modo per decimare una popolazione rispetto ai proiettili o alle bombe.

In ogni modo, che significa la tregua? Sono 60 anni che Israele priva senza tregua il popolo palestinese del suo paese, dei suoi diritti e delle sue libertà elementari. Hamas è certamente un’organizzazione reazionaria che esercita una dittatura sul suo proprio popolo eliminando gli altri movimenti palestinesi. Ma il popolo palestinese non ha mai cessato di essere oppresso durante questi 60 anni, vale a dire ben prima che Hamas nascesse e si sviluppasse.

Bisogna ricordare che Hamas ha iniziato a svilupparsi, alcuni anni fa, con l’aiuto dello stesso stato di Israele, che contava in questo modo di suscitare un rivale all’OLP di Arafat che, all’epoca, dirigeva il movimento nazionalista palestinese.
Niente giustifica la guerra dello stato di Israele contro il popolo palestinese. È una guerra ingiusta perché è destinata a perpetuare l’oppressione del popolo palestinese, oppressione politica ma, anche economica e sociale.

Perpetuare questa oppressione è dannoso per lo stesso popolo d’Israele. Un popolo che ne opprime un altro non può essere libero. I guardiani di una prigione hanno, certamente, una posizione più invidiabile di quella dei prigionieri ma li accomuna, almeno in parte, la stessa vita entro quattro muri.

Invece di cercare di guadagnare l’amicizia dei popoli arabi vicini al fine di assicurare la coesistenza fraterna dei popoli palestinese e israeliano, i dirigenti d’Israele hanno scelto di costruire il loro stato sulla negazione del diritto dei palestinesi a disporre di loro stessi. Per assicurare la sicurezza del loro stato, i dirigenti di Israele, senza distinzioni di tendenze politiche, hanno scelto di divenire i guardiani dell’ordine per conto delle grandi potenze, gli Stati Uniti, ma anche la Francia. L’imperialismo intende controllare il Medio Oriente tanto per ragioni strategiche militari, quanto a causa delle sue ricchezze petrolifere.

Lo stato di Israele ha ottenuto il sostegno degli Stati Uniti, un sostegno diplomatico e finanziario, e delle armi ultra-moderne. Ma tutto quanto accade da sessant’anni a questa parte mostra che è una strada senza uscita. Lo stato d’Israele, mantiene così il suo dominio sul popolo palestinese, ma il popolo israeliano è anche lui impossibilitato a uscire dallo stato di guerra.

I lavoratori di qui devono essere solidali con il popolo palestinese ed esigere la fine dell’intervento israeliano contro Gaza. Ma non devono mai dimenticare la responsabilità delle grandi potenze, fra cui la Francia, nel gioco politico che consistere nell’indirizzare i popoli gli uni contro gli altri per meglio dominarli.


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