Internazionale
Altro che “aiutiamoli a casa loro”!

I governanti europei uniti nella caccia al migrante

Siamo abituati alla retorica di Salvini: l’Europa “ci scarica” gli immigrati provenienti dall’Africa. Meglio: i “clandestini”. Ci sarebbe un tacito accordo tra la Merkel, Macron e gli altri per lasciare che l’Italia sia “invasa” da orde di africani. Un’argomentazione nauseante e disumana. Ma nella sostanza, pure facendo mostra di sentimenti umanitari e di preoccupazioni democratiche, anche i governi Renzi e Gentiloni, così come tutti i governi europei, hanno collaborato ad una stessa politica: oltre ad opporsi agli interventi di salvataggio delle ONG nel Mediterraneo, hanno contribuito a finanziare ed hanno organizzato la caccia ai migranti sullo stesso territorio del continente africano e continuano di farlo. È difficile immaginare qualche cosa di più inumano.

Il 15 giugno 406 migranti sono stati salvati da una squadra dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) nel deserto del Tenere in Niger. "Abbiamo camminato per ore sotto il sole cocente del deserto, senza acqua e senza alcuna idea della nostra direzione", uno dei sopravvissuti ha testimoniato.

Strage nel Mediterraneo... e nel deserto

Volendo sfuggire alla povertà e alla guerra, questi migranti si erano imbarcati in questa folle avventura perché la strada normale e sicura era stata bloccata dai posti di blocco dell’esercito nigeriano. L’OIM dice di aver salvato 20.000 persone dall’aprile 2016 grazie ai suoi pattugliamenti nel deserto, ma non si sa quanti altri vi sono morti. Questa strage, meno visibile ma altrettanto importante di quella degli annegati nel Mediterraneo, è il risultato della politica dell’Unione Europea (UE), che finanzia i paesi africani affinché diventino i carcerieri delle loro popolazioni.

La strada da Agadez in Niger alla Libia è stata a lungo la strada principale usata dai migranti dell’Africa occidentale. Il gruppo salvato in giugno dall’OIM comprendeva cittadini di 14 paesi, tra cui Mali, Costa d’Avorio e Guinea-Conakry. Centinaia di migliaia di migranti hanno a lungo circolato liberamente su questa rotta verso il Mediterraneo e l’Europa, insieme a merci e bestiame. Ma tutto è cambiato nel maggio 2015, quando il governo nigeriano ha approvato una legge che dichiara illegale il trasporto di migranti. Questa decisione fa seguito al vertice europeo di La Valletta, la capitale maltese, dove i dirigenti europei hanno istituito il meccanismo per acquistare la complicità dei governi dei paesi di origine e di transito per bloccare l’immigrazione in Europa.

Diversi miliardi di euro sono stati promessi a questi governi ed è stato creato un fondo finanziario di emergenza (FFE), teoricamente per "affrontare le cause profonde dell’immigrazione irregolare". Mentre la popolazione del Niger non ha mai visto il colore dei 266 milioni assegnati al paese in questo fondo, l’esercito ha ricevuto veicoli nuovi di zecca. È stata istituita un’unità d’élite per la caccia ai migranti, e la sua formazione, fornita dall’Unione europea, è stata il pretesto per fornire altri fondi all’esercito e alla polizia.

Finanziamenti al boia di Khartoum

L’altra rotta principale verso l’Europa per i migranti africani passa dall’Eritrea e dalla Somalia attraverso il Sudan fino alla Libia e all’Egitto. Gli stati di quest’area sono denunciati dai dirigenti europei come regimi abominevoli, e lo sono. I loro dirigenti sono spesso minacciati dal Tribunale penale internazionale. Nondimeno l’Unione europea ha collaborato con loro e li ha finanziati per arrestare i migranti, nell’ambito del "processo di Khartoum", la capitale del Sudan, avviato nel novembre 2014. Al confine settentrionale di questo paese, quello che controlla il passaggio verso la Libia, le guardie di frontiera non erano altro che i famigerati Janjaweed, quei miliziani a cavallo che in precedenza avevano diffuso il terrore nel Darfur. Il loro leader, il generale Hemetti, organizzatore della recente repressione in Sudan potrebbe vantarsi di lavorare per l’Europa.

Dopo aver scambiato i loro cavalli con moderni veicoli equipaggiati con mitragliatrici, questi uomini sono diventati i torturatori dei migranti, prima di massacrare quest’anno la popolazione sudanese in rivolta. Ai confini meridionali del Sudan, tra cui quello con l’Eritrea, l’esercito regolare sudanese parcheggia i migranti in campi da cui non c’è via di fuga. Per l’Unione europea, sono altrettanti uomini e donne che non arriveranno mai alle coste del Mediterraneo. E all’interno del paese stesso, ogni check point è un ostacolo che gli esuli devono superare pagando i contrabbandieri, di cui molti non sono altri che i generali dell’esercito sudanese.

Anche in Eritrea l’Unione europea è al lavoro. Nonostante le sue denunce di un regime una volta accusato di sostenere le organizzazioni terroristiche, aiuta la dittatura a rinchiudere le persone nel proprio paese. Gli eritrei sono una parte significativa dei migranti verso l’Europa, in fuga dal servizio militare illimitato, dove gli uomini vengono picchiati e le donne stuprate.

Una parte significativa delle somme distribuite dall’Unione europea è anche destinata al finanziamento di campi nei paesi di transito che nel corso degli anni sono diventati enormi. Coloro che sono riusciti ad attraversare le prime frontiere, ma sono stati successivamente arrestati, vi sono detenuti. È il caso dell’Etiopia, che ospita 900.000 rifugiati provenienti da Sudan, Sudan meridionale, Eritrea e Somalia. Per esempio, ci sono 219.000 rifugiati somali nei cinque campi di Dolo odo nel sud del paese.

L’Unione europea chiede quindi ai paesi poveri di accogliere gli immigrati a cui sta chiudendo le porte. Tutti questi ostacoli posti dall’UE lungo le migliaia di chilometri che separano il loro paese d’origine dalle coste del Mediterraneo non impediscono ad alcuni migranti di raggiungere questo obiettivo, a costo di mille sofferenze, essendo stati migliaia di volte vicini alla morte o alla tortura. Si confrontano di nuovo con la stessa politica. La guardia costiera libica, attrezzata e assistita dall’UE, li intercetta e li consegna alle milizie che li hanno resi schiavi.

Per portare avanti questa politica criminale, i governi dell’Unione europea hanno trovato l’aiuto di dirigenti africani disposti a vendere i loro popoli. Ma i più grandi briganti sono effettivamente quei leader delle nazioni europee che si dichiarano grandi democratici, difensori della civiltà e tengono conferenze sul rispetto dei diritti umani, ma sono capaci di pianificare la barbarie su scala continentale al costo di miliardi di euro.

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