Internazionale
Stati-Uniti : il rinnovo dei contratti dell’automobile nel 2011:

I lavoratori contro i sacrifici imposti dai padroni e dalla direzione del sindacato UAW

Da “Class Struggle” n° 67 – Agosto – settembre 2010

Questo articolo è la traduzione di un articolo della rivista Class Struggle, del gruppo trotskista americano The Spark (la scintilla) sulla contestazione nel sindacato dell’automobile UAW (United Auto Workers), dopo decenni di collaborazione con i padroni dei tre grandi costruttori automobili americani, Ford, General Motors e Chrysler, per imporre sacrifici ai lavoratori.

Durante l’ultimo congresso dell’UAW, di fronte a Bob King, candidato alla presidenza del sindacato scelto dalla direzione, un responsabile sindacale della fabbrica Ford di camion di Dearborn, Gary Walkowicz, si è candidato per offrire "una possibilità ai tesserati di far sentire la loro voce". E affermava: "Molti lavoratori non sono affatto d’accordo con i sacrifici di questi ultimi anni". Era stato uno dei dirigenti della vittoriosa mobilitazione contro i sacrifici che la direzione della Ford volle imporre agli operai nel 2009, ed è stato sostenuto dai militanti e dagli operai che avevano partecipato a questa mobilitazione.

Nonostante il sostegno di cui Gary Walkowicz disponeva tra i lavoratori della Ford, era evidente che non poteva ottenere molti voti al congresso, visto il controllo dell’apparato sindacale. Quando il presidente della seduta ha dichiarato i risultati dell’elezione, poco dopo che la metà dei votanti si erano pronunciati, aveva ottenuto 74,5 voti, ossia il 3,54% dei voti, rispetto ai 2114 a favore di Bob King, il presidente scelto nel dicembre scorso dal gruppo dirigente del sindacato, detto "Administration Caucus".

Eppure la candidatura di Walkowicz ha avuto un forte significato: era un dirigente della lotta contro i sacrifici, che si opponeva ad uno dei principali burocrati sindacali che, da parecchi anni, avevano fatto pressione perché i lavoratori accettassero i sacrifici. E per la prima volta in 18 anni, un congresso della UAW era costretto a procedere ad un vero voto per eleggere uno dei suoi più alti dirigenti

La "Administration Caucus", istanza dirigente del sindacato e apparato imposto alla base

Nel corso dei sei decenni scorsi i più alti dirigenti sindacali sono quasi sempre stati eletti per "acclamazione", il che significava che erano scelti prima dall’Administration Caucus, e che pochi delegati osavano candidarsi durante le elezioni che si svolgevano ufficialmente al congresso del sindacato.

Durante i suoi primi dodici anni di esistenza, dal 1935 al 1947, l’UAW aveva conosciuto un’autentica vita politica, con congressi organizzati ogni anno e qualche volta due volte all’anno. I congressi erano la sede di battaglie sull’orientamento che i sindacati dovevano prendere, e le lotte per i posti di responsabilità si svolgevano sulla base delle varie posizioni espresse in queste battaglie. Sul piano politico si esprimevano opinioni molto varie, soprattutto durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il governo americano impose ai sindacati l’impegno di rinunciare allo sciopero. Questo impegno fu difeso da molti dirigenti sindacali, ma la base non ne tenne conto. Qualunque fossero i problemi politici dell’epoca, e furono numerosi, alla fine della guerra la UAW era ancora un’organizzazione piena di vitalità e sede di una intensa vita sindacale interna.

Con la caccia alle streghe del periodo di MacCarthy, e con l’aiuto dello Stato borghese, fu imposto alla UAW un apparato coercitivo capace di disciplinare la base. Le purghe di militanti, gli stessi che avevano costruito il sindacato nel corso del decennio precedente, erano già cominciate nel 1947, quando Walter Reuther vinse l’ultima elezione alla presidenza della UAW che fu veramente contesa. Questa elezione fu segnata dalle persecuzioni anticomuniste organizzate dai sostenitori di Reuther. Durante i quattro anni successivi le forze di Reuther riuscirono ad imporre il loro controllo sul sindacato con l’esclusione di militanti, prendendo il controllo delle sezioni da cui non riuscivano ad escludere i militanti, accordandosi con i padroni per licenziare i militanti, e incoraggiando bande anticomuniste che, in alcune fabbriche, prelevavano questi militanti e li portavano fuori della fabbrica durante l’orario di lavoro per dare un pretesto ai padroni per licenziarli.

Così Reuther organizzò l’apparato coercitivo conosciuto con il nome di Administration Caucus. Questo apparato impenetrabile, di cui si parla poco nelle fabbriche, ha controllato la UAW fino a oggi, controllando nel corso dei 62 ultimi anni tutti i posti dirigenti al vertice del sindacato e quasi tutti i posti al livello regionale, imponendo la sua politica ai funzionari locali. Da quando l’Administration Caucus ha imposto il suo controllo sul sindacato, la sua scelta anticipata di un presidente è stata contestata solo in quattro occasioni.

Nel 1970, Art Fox, della sezione sindacale 600 della Ford, e Pete Kelly della sezione sindacale 160 della General Motors, guidarono una lista completa che si candidò a tutti i principali posti dirigenti, esprimendo così l’esasperazione dei lavoratori di fronte al blocco quasi totale dei salari, nel periodo di forte inflazione della metà e della fine degli anni 60. Questa lista si candidò in opposizione all’apparato, che si scontrava con le sezioni locali in quasi aperta ribellione. Tuttavia al congresso ottenne solo l’1,62% dei voti. Nel 1972 Kelly sfidò di nuovo la direzione del sindacato, come candidato su una lista guidata da Jordan Sims, un delegato sindacale della Chrysler, che era stato licenziato per avere sostenuto i lavoratori della sua fabbrica che avevano fatto scioperi selvaggi in tre occasioni. Anche se Sims era conosciuto dai lavoratori di Detroit perché era in qualche modo il simbolo dell’ondata di scioperi selvaggi che toccavano le fabbriche, esso ottenne solo lo 0,72% dei voti al congresso.

Ci vollero ancora vent’anni perché un altro candidato sfidasse di nuovo l’apparato. Jerry Tucker, che aveva battuto prima il candidato del Caucus al posto di direttore regionale, fece campagna per il posto di presidente nel 1992. La candidatura di Tucker rifletteva il malcontento molto esteso contro i sacrifici, e contro la pratica che consisteva nell’opporre una fabbrica all’altra in una guerra al ribasso per ottenere o preservare i posti di lavoro. Il Caucus sviluppò una campagna del tipo "se votate Tucker, la vostra fabbrica chiuderà", combinata con minacce e ricatti contro i delegati dissidenti, per scoraggiare quelli che avevano intenzione di votare Tucker. Quest’ultimo ottenne alla fine il 5,34% dei voti al congresso.

Il Caucus potè ancora mantenere tranquillamente il controllo per altri 18 anni, prima di essere contestato di nuovo al congresso di quest’anno. Bisogna aggiungere che Tucker e Kelly, che oggi sono pensionati, hanno ambedue sostenuto la candidatura di Walkowicz.

1947 - 1970: i lavoratori cedono terreno ai padroni

Per i padroni il Caucus è stato lo strumento più utile per imporre sacrifici, impliciti od espliciti, ai lavoratori dell’automobile e, tramite loro, a gran parte della classe operaia in generale.

Durante gli anni Reuther, dal 1947 al 1970, nonostante il tenore di vita dei lavoratori sia lentamente aumentato ed un certo numero di sussidi sociali, quali le pensioni e le coperture mediche, siano stati ottenuti e inclusi nei contratti di lavoro, i lavoratori dell’automobile vedevano di continuo diminuire la loro quota nella considerevole ricchezza creata dal loro lavoro nelle fabbriche di automobili.

Della maggior parte degli aumenti di produttività approfittavano le imprese automobilistiche americane, e non i lavoratori. Dal 1945 al 1969 i salari e gli altri costi del lavoro aumentarono infatti del 25%, ma nello stesso periodo i profitti aumentavano del 77%, i dividendi del 60% e i redditi dei dirigenti dell’80%. La Ford, la General Motors e in misura minore la Chrysler hanno utilizzato gli incrementi di produttività realizzati dai lavoratori per acquistare altre imprese, organizzare le proprie società finanziarie, ed estendere il loro impero nel mondo.

L’apparato sindacale di Reuther, che era centralizzato a livello nazionale, fu capace di imporre nuovi contratti, uno dopo l’altro, a centinaia di migliaia di lavoratori dispersi in più di un migliaio di siti. Eppure i lavoratori espressero la loro collera contro l’aumento dei ritmi e i nuovi contratti, bloccando le loro fabbriche con scioperi selvaggi. Nel 1961, quando si provò ad imporre un nuovo contratto, ognuna delle fabbriche della General Motors fu bloccata da almeno uno sciopero selvaggio, così come lo furono numerose fabbriche della Ford. La collera dei lavoratori, incapace di arrivare fino all’Administration Caucus che dirigeva il sindacato su scala nazionale, si concentrò sui burocrati locali. Secondo Martin Galbermann (1), un terzo dei presidenti delle organizzazioni locali del sindacato furono battuti alle elezioni sindacali nel 1961, e ancora nel 1963.

Il maggior attacco contro il tenore di vita dei lavoratori durante il periodo della presidenza Reuther si svolse nel 1967. Di fronte all’aumento rapido dell’inflazione, le aziende del settore automobile vollero sopprimere dai contratti la clausola di indicizzazione dei salari in base all’aumento dei prezzi, chiamata COLA. Di fronte alla collera della base, Reuther lanciò i lavoratori della Ford in uno sciopero di 48 giorni che lasciò isolato e senza organizzazione, e lo sciopero finì con l’accettazione di un contratto che poneva limiti tanto stretti alla suddetta clausola che significava la sua eliminazione di fatto.

1970 – 1978: attacchi contro la militanza operaia

Gli anni che seguirono la presidenza di Reuther coincisero con lo sprofondamento dell’economia americana, per parecchi decenni, in un periodo di stagnazione e di declino in progressivo peggioramento. L’Administration Caucus si sforzò di imporre sempre più sacrifici ai lavoratori dell’automobile, aiutando così il padronato ad incassare profitti a danno dei lavoratori. All’inizio i padroni ebbero una posizione più dura e l’Administration Caucus cercò di infrangere la tendenza dei lavoratori a ricorrere agli scioperi selvaggi, che era stata una costante della vita delle imprese automobilistiche durante tutti gli anni sessanta e all’inizio degli anni settanta. Nel 1970 una serie di scioperi selvaggi scosse la fabbrica di trasmissioni della Chrysler a Eldon, prima per difendere un lavoratore licenziato, poi per difendere i dodici delegati che avevano diretto il primo sciopero selvaggio, e poi per protestare contro parecchi incidenti mortali nella fabbrica. Non solo i dirigenti dell’Administration Caucus rifiutavano di sostenere i delegati sindacali licenziati dalla Chrysler, ma si adoperavano attivamente, utilizzando le risorse del sindacato, per impedire al delegato licenziato dopo il terzo sciopero selvaggio, Jordan Sims, di essere rieletto.

Ma l’attacco più notevole dell’Administration Caucus si svolse nel 1973, un anno in cui numerosi scioperi selvaggi riscaldavano il clima delle fabbriche. Per stroncare uno sciopero, che paralizzava la fabbrica d’imbottitura della Chrysler di Mack Avenue, la direzione dell’apparato sindacale inviò un battaglione di mille sicari, armati di mazze di base-ball e sbarre di ferro, che facevano anche sfoggio di alcune rivoltelle, per attaccare i picchetti di sciopero. Con il sostegno della direzione nazionale del sindacato, la Chrysler licenziò in modo spettacolare 91 lavoratori, e impose sanzioni disciplinari nei confronti di un centinaio di altri, ponendo termine all’ondata di scioperi selvaggi che era durata tutta l’estate.

La direzione della UAW intervenne ancora l’anno successivo per stroncare uno sciopero selvaggio, dichiarato nella fabbrica di camion della Dodge per opporsi al licenziamento di un delegato e di parecchi altri militanti. L’arma utilizzata questa volta fu il “tribunale mobile”, una collaborazione aperta tra il sindacato e l’apparato di Stato: un funzionario del sindacato conduceva un camion sulla cui piattaforma un giudice itinerante ordinava l’arresto immediato di qualsiasi lavoratore partecipante ad un picchetto di sciopero, qualora si rifiutasse di allontanarsi dai cancelli della fabbrica. I funzionari sindacali indicarono il delegato licenziato, e il giudice lo fece arrestare.

Nel 1976 si svolse nella fabbrica GM di Fleetwood uno sciopero, proclamato dai delegati sindacali della fabbrica in seguito al licenziamento del presidente della sezione sindacale e di un altro responsabile sindacale. Dopo due giorni di sciopero l’Administration Caucus mandò i suoi rappresentanti regionali e nazionali a controllare tutto le entrate della fabbrica. Ostentando le loro armi, minacciarono tutti quelli che si rifiutavano di entrare, dando così un contributo determinante al fallimento dello sciopero. Quasi 500 lavoratori subirono sanzioni per questo sciopero, fra cui 10 licenziamenti, nell’ambito di un accordo preparato dalla direzione nazionale del sindacato.

La collera della base non poteva raggiungere gli alti dirigenti sistemati a Solidarity House, (2) e si concentrò sui responsabili sindacali locali. Così per esempio, nel 1978 e nel 1979 la metà dei responsabili locali di posto di lavoro nelle fabbriche Chrysler furono battuti alle elezioni.

1979: i sacrifici cominciano

Quando i “big tre” (3) dell’industria automobilistica cominciarono ad esigere apertamente sacrifici dai lavoratori, gli attacchi dell’apparato alla base furono agevolati dalla prima ondata di licenziamenti del 1974-1975, e poi dall’aumento massiccio della disoccupazione e dalla chiusura di fabbriche durante la recessione del 1979-1981.

I dirigenti della Adiministration Caucus fecero pressione perché i lavoratori accettassero i sacrifici, spiegando che quelli della Chrysler dovevano sacrificarsi per salvare la "loro" impresa, e che quelli della Ford e della GM dovevano anche loro acconsentire ai sacrifici perché le "loro" imprese rimanessero competitive nei confronti della Chrysler ! E - come nel 2009 - il governo federale riuscì ad imporre sacrifici ai lavoratori. Il presidente Democratico Jimmy Carter minacciò di abbandonare la Chrysler al fallimento, con tutti i suoi posti di lavoro, se i lavoratori non avessero accettato i sacrifici.

Fu in quel periodo che si sviluppò la pratica di mettere apertamente una fabbrica contro l’altra alla Ford, ma questo si verificò in modo particolarmente acuto alla GM, di cui molte vecchie fabbriche erano ormai superflue, grazie agli incessanti incrementi di produttività imposti ai lavoratori. I lavoratori delle varie fabbriche erano aizzati gli uni contro gli altri dai funzionari sindacali, che dicevano a tutti che l’unico modo di evitare la chiusura della loro fabbrica era di accettare tutto quello che la direzione esigeva. Ciò che la direzione voleva era sopprimere nelle regole normative delle condizioni di lavoro tutto ciò che poteva intralciare la corsa ad una produttività sempre maggiore, produttività che portava alla chiusura di fabbriche ancora più numerose.

Nel 1982, quando i lavoratori della Chrysler votarono contro un contratto sostenuto dall’Administration Caucus, quest’ultimo tornò alla carica e impose un nuovo voto agli stessi lavoratori, minacciandoli questa volta, se il "no" avesse avuto la meglio nella loro fabbrica, che essa sarebbe stata chiusa. I lavoratori risposero ironicamente alla manovra sindacale: "votate e votate ancora finché avrete trovato la risposta buona ". Ma alla fine ci furono abbastanza pressioni individuali e minacce di chiusura di fabbriche perché i lavoratori trovassero "la risposta buona ", dando all’apparato sindacale il "sì" che esigeva.

Ci furono alcune eccezioni. I lavoratori di alcune fabbriche di Pontiac e di Flint del gruppo GM rifiutarono di ratificare i contratti locali. Nel 1987 gli impiegati della Blue Cross decisero uno sciopero di dodici settimane. L’Administration Caucus attaccò apertamente quelli che si sforzavano di organizzare e rafforzare lo sciopero e informavano i salariati dell’evoluzione dei negoziati. I lavoratori della Blue Cross riuscirono a far indietreggiare l’azienda e l’apparato dell’Administration Caucus.

Ma nel complesso i lavoratori della UAW dovettero cedere davanti alle richieste di sacrifici, il che contribuì ad accrescere notevolmente i profitti delle imprese tra il 1990 e il 2004. Questi profitti non furono reinvestiti nell’industria automobile, ma si ritrovarono nei circuiti finanziari.

Sacrifici, atto secondo

Dal 2005 ad oggi nuovi sacrifici sono stati ottenuti, più o meno nello stesso modo del passato, grazie a dirigenti sindacali che facevano il lavoro sporco per i padroni, e al governo democratico di Barack Obama, intervenuto come quello di Carter per imporre sacrifici ai lavoratori.

Ma l’impatto di questi nuovi sacrifici è molto più importante. Lo stesso King, attuale presidente della UAW, ha riconosciuto che i lavoratori attualmente in attività hanno perso da 7000 a 30000 dollari ciascuno, e ciò a causa dei sacrifici concessi dal 2005. Aumenti previsti dei salari, premi, e l’indicizzazione sul costo della vita sono stati soppressi. L’assicurazione medica è stata ridotta. E questo rappresenta solo una piccola parte di quello che è stato concesso. Molti regressi nel campo delle condizioni di lavoro hanno aggravato le conseguenze dei ritmi massacranti: diminuzione delle pause e delle ferie, turni di dieci ore sulla catena di montaggio, possibilità di trasferire lavoratori ovunque nel paese, esigenza di più polivalenza dagli operai qualificati e imposizione di giornate di dodici ore. E sia alla GM che alla Chrysler il diritto di scioperare sulle “questioni economiche” (salari, premi, prestazioni sociali) è stato sospeso fino al 2015.

Oggi, in piena recessione, la peggiore dalla Grande Depressione del 1929, e mentre il livello delle vendite di automobili è basso, le imprese automobilistiche fanno profitti. Questa industria ciclica - che tradizionalmente incassava molti soldi negli anni buoni e ne perdeva in quelli difficili - oggi riesce ad essere in attivo anche negli anni difficili. E questi profitti dimostrano che i sacrifici imposti agli operai hanno permesso di rubare una parte della loro busta paga, e rivelano fino a che punto sono stati spremuti per aumentare la produttività.

Ma il peggio deve ancora arrivare. Il trasferimento dell’assicurazione medica dei pensionati ad un fondo gestito dal sindacato e gravemente sottofinanziato, il VEBA, toglie all’impresa ogni responsabilità nei confronti dei lavoratori, appena essi escono dalla vita attiva. La riduzione del salario e della copertura sociale per i nuovi assunti dividerà in due livelli il tenore di vita dei lavoratori dell’automobile. Queste due misure prese insieme dovrebbero ridurre di ben più della metà i costi totali del lavoro a beneficio della classe capitalista, che possiede non solo le imprese dell’automobile, ma anche le banche a cui si appoggiano.

I lavoratori della Ford allentano il controllo dell’Administration Caucus

È nel contesto di questa lunga serie di sacrifici. e in opposizione all’amara storia del controllo esercitato dall’apparato dell’Administration Caucus sulla base, che il voto "no" è stato maggioritario alla Ford nell’ottobre scorso. Del resto non era la prima volta che i lavoratori votavano contro un contratto a livello nazionale. Nel 1982 i lavoratori della Chrysler avevano votato "no", ma allora erano stati assillati per votare di nuovo e ratificare il contratto. Ed è quasi certo che altri contratti nazionali, anche se ufficialmente "ratificati", sono stati in realtà rifiutati da una maggioranza di lavoratori, che però non avevano alcun mezzo di verificare il conteggio annunciato dalla direzione nazionale del sindacato. Per esempio il voto del 2005 registrato alla Ford (ufficialmente il 51% di "sì" invece del 49% di "no") e il voto del 2007 alla Chrysler (il 54% contro il 46%) erano particolarmente sospetti.

Ma nel 2009, per la primissima volta, non solo i lavoratori hanno rifiutato il contratto nazionale difeso dalla direzione sindacale, ma in più hanno costretto l’apparato sindacale a riconoscere questo rifiuto. I lavoratori della Ford si sono opposti ai sacrifici in modo tanto forte e pubblico che l’apparato sindacale ha capito chiaramente che non poteva tornare indietro e imporre un nuovo voto.

Nel 2009 i lavoratori della Ford hanno trovato un mezzo per comunicare tra di loro, da una fabbrica all’altra, e di fare circolare l’informazione. Hanno trovato il modo di registrare i voti di ogni fabbrica, facendo il conteggio totale e pubblico di questi voti man mano che erano espressi. E si sono dimostrati capaci di affrontare l’apparato, quando questo ha inviato centinaia di suoi funzionari nelle fabbriche per minacciare gli operai. I grandi dirigenti, Gettefinger e King, sono stati ricevuti con il trattamento che meritavano, quando si sono presentati in alcune fabbriche per provare ad ottenere un voto per il "sì". I lavoratori della Ford hanno trovato il modo, organizzandosi contro i sacrifici, di scuotere il controllo esercitato da parecchi decenni sulla base da parte dell’Administration Caucus.:

Il congresso del 2010 - il sindacato in crisi

L’Administration Caucus è arrivata al congresso del 2010 con un forte passivo dovuto alle pressioni esercitate nelle file sindacali a favore dei sacrifici. La base del sindacato aveva chiaramente espresso il suo dissenso rispetto alla politica portata avanti dall’Administration Caucus, come testimoniava il consenso molto ristretto espresso nel 2005 e nel 2007, e il rifiuto del 2009 alla Ford. Ma non c’era all’ordine del giorno del congresso nessun punto che avrebbe permesso la discussione di questi questioni.

Non c’era neanche all’ordine del giorno alcun punto per discutere la situazione nel sindacato stesso. "Non potreste mai indovinare che è un sindacato in crisi" dichiarò un delegato alla stampa il primo giorno del congresso. Ma la crisi c’è: il numero dei tesserati si è ridotto da 576 000 a 344 000 dall’ultimo congresso del 2006. La UAW ha perso più di tre quarti dei suoi tesserati, dal suo massimo storico di 1.528.000 tesserati raggiunto nel 1979, cioè poco prima che cominciasse l’offensiva per i sacrifici. Questa enorme emorragia di tesserati rimanda ai due fenomeni che colpiscono gli operai dell’automobile, così come gli altri lavoratori. Primo, gli aumenti della produttività hanno causato perdite di posti di lavoro, accettate e giustificate dalla direzione della UAW. Secondo, centinaia di migliaia di posti di lavoratori tesserati sono stati soppressi, mentre i tre costruttori automobilistici di Detroit hanno dato il lavoro in appalto a ditte con bassi salari e senza sindacato. Nonostante la propaganda del sindacato, che mira a creare confusione, la maggior parte di questi posti in appalto e mal pagati sono rimasti nel Paese, e non sono stati trasferiti all’estero.

Tutto il congresso è stato paralizzato dalla solita procedura di stile parlamentare, molto formale, che permette all’apparato sindacale di soffocare ogni discussione. Numerose sezioni sindacali avevano sottoposto risoluzioni al congresso. Alcune, stanche del controllo dell’Administration Caucus, si incentravano sul modo in cui i responsabili sindacali vengono scelti, o sul modo in cui i contratti sono discussi e ratificati. Altri hanno messo l’accento sulla responsabilità del sindacato per il peggioramento del tenore di vita degli operai dell’automobile o dei pensionati. Le sezioni dei pensionati hanno sottoposto risoluzioni, chiedendo che sia dato loro un diritto di voto sui contratti che modificano la loro pensione o il loro accesso alle cure mediche.

Eppure nessuna risoluzione a proposito di queste questioni fu messa all’ordine del giorno. Un totale di 126 risoluzioni furono semplicemente ignorate. E per essere sicuro che non sarebbero state proposte al voto, il comitato nazionale di direzione dell’Administration Caucus distribuì a tutti i delegati una "domanda" per lasciare le risoluzioni alla cura del comitato, e per votare contro ogni proposta di sottoporre una risoluzione al voto del congresso, di votare contro ogni modifica del regolamento del congresso ed ogni modifica dell’ordine del giorno.

In più c’erano numerose risoluzioni a proposito degli attacchi al tenore di vita dei lavoratori. Ognuna fu messa da parte, "rimandata" alla convenzione per i negoziati (4), una convenzione che si sarebbe riunita non meno di un anno dopo!

In generale le elezioni locali per i delegati al congresso sono quelle che meno interessano i tesserati, a tal punto che i delegati spesso sono in gran parte scelti dall’apparato sindacale tra i suoi fedeli. Ma anche molti di questi delegati non erano d’accordo con il modo in cui si svolgeva il congresso.

Il mezzo che un certo numero di loro ha trovato per esprimere il malessere collettivo è stato quello di votare contro la proposta degli alti responsabili di aumentare il loro stipendio. Proprio come i grandi padroni delle imprese automobili, che ricompensano se stessi mentre riducono i salari degli operai, i grandi dirigenti della UAW non hanno avuto alcuno scrupolo a chiedere un nuovo aumento dei propri salari da 8000 a 9000 dollari in più all’anno, rispetto al salario di base fissato quattro anni prima. Ignorando questa volta l’apparato sindacale, quasi un quarto dei delegati hanno votato "no" all’aumento proposto.

Nonostante tutti i problemi che i tesserati e il sindacato stesso si trovano di fronte, questo congresso è stato organizzato in modo da trattare solo le questioni ordinarie. E così sarebbe stato se qualcuno non avesse protestato contro la scelta del nuovo presidente da parte dell’Administration Caucus, ponendo in questo modo sul tavolo alcuni dei veri problemi.

Nel suo intervento, proponendo la candidatura di Gary Walkowicz (5), Cathy Abney ha dichiarato "Noi -la fabbrica di camion di Dearborn- non eravamo d’accordo per rinunciare pacificamente a ciò per cui i nostri nonni e genitori si sono battuti! Abbiamo votato al 92% nel 2005 e al 93% nel 2009 contro i sacrifici che includevano una clausola antisciopero per quattro anni. Rinunciare al nostro diritto di sciopero non è mai stato per noi un’opzione... Il nostro sindacato è di fronte ad una crisi immensa, un’emergenza reale provocata dalle politiche passate. Abbiamo bisogno di fare una svolta di 180°. Rifiutiamo i sacrifici! Abbiamo bisogno di fare una politica che metta l’interesse degli operai al primo piano, una politica di lotta!"

Sì, i lavoratori oggi hanno bisogno di prepararsi a lottare. Ma è proprio a questo che il congresso si è opposto, simbolicamente e praticamente, quando ha ridotto ulteriormente i fondi disponibili nella cassa di sostegno agli scioperi. Per un lungo periodo i soldi delle quote erano divisi in tre parti: il 38% alla sezione sindacale locale, il 32% alla direzione nazionale e il 30% al fondo di sciopero. Ma tramite una serie complicata di trasferimenti "temporanei" che cominciò nel 1983, cioè sette congressi fa, una parte delle quote prevista per il fondo di sciopero è stata riversata alle sezioni locali e un’altra alla direzione nazionale. Col passar del tempo, il fondo di sciopero ha ricevuto una parte sempre più piccola -"temporaneamente". Dal congresso del 2006 solo il 5% delle quote è stato versato al fondo di sciopero. E da questo stesso congresso, nessun dollaro incassato grazie all’impiego del fondo è andato al fondo stesso.

Oltre a sviare i soldi destinati al fondo di sciopero, l’Administration Caucus ha proposto durante i quindici anni scorsi di attingere ai soldi che già erano nel fondo. Così il congresso del 1995 ha sottratto 50 milioni di dollari al fondo; il congresso del 2002 ha sottratto 75 milioni, quello del 2006, 610 milioni, e il recente congresso 160 milioni. Il tutto rappresenta complessivamente 395 milioni direttamente ritirati dal fondo di sciopero, e trasferiti alla direzione nazionale del sindacato per le sue spese correnti, che includono- tra le altre cose - i salari degli alti dirigenti o le spese di rappresentanza organizzate per i delegati durante il congresso, o i contributi per sostenere la campagna di un politico!

Se il fondo di sciopero dovesse cadere sotto i 500 milioni di dollari, i prelievi si fermerebbero. Ma chiaramente, siccome l’Administration Caucus nei quattro decenni scorsi ha autorizzato solo pochi scioperi, il fondo non è mai caduto così in basso. Si può pensare che 500 milioni siano molti -ma uno sciopero di dieci settimane alla GM, per esempio, ne svuoterebbe già la metà. Una proposta fatta quest’anno da una sezione sindacale, di aumentare il livello minimo del fondo di sciopero a 650 milioni, non è stata neanche rammentata dalla direzione del congresso. L’apparato sindacale non avrebbe potuto esprimere le cose in modo più chiaro: non ha intenzione di portare avanti nessuna lotta.

Per concludere

Rispondendo a una domanda della stampa sulla candidatura di Gary Walkowicz, Gregg Shotwell, un leader della lotta ai sacrifici alla General Motors, poi alla Delphi, ha dichiarato: "L’influenza di Gary non sta nelle centinaia di delegati della UAW nel centro climatizzato di Cobo: sono i più di centomila operai che lavorano nelle fabbriche dei tre costruttori di Detroit. È davvero pronto a costruire la resistenza contro ogni sacrificio supplementare nei negoziati sull’accordo quadro dell’anno prossimo".

Lo stesso Walkowicz, in una dichiarazione ai simpatizzanti dopo il Congresso, ha affermato: "La cosa più importante non era il risultato di questa elezione. La cosa più importante è ciò che gli operai della UAW sono pronti a fare nel 2011, quando il nostro contratto scadrà... Ascoltando Bob King e gli altri alti dirigenti durante e dopo il congresso, mi sembra chiaro che prevedono di proseguire la stessa politica di questi anni scorsi - cioè di mettere gli interessi delle grandi imprese prima dei nostri. Se vogliamo trasformare il nostro sindacato, se vogliamo ottenere l’anno prossimo ciò che meritiamo, questo dipende da noi. Per tutti i lavoratori che sono pronti ad alzare la testa, proprio come gli operai della Ford o della Delphi hanno fatto, è il momento di prepararsi."

Non c’è un’altra strada per i lavoratori che quella che poggia sulle loro proprie forze. L’esperienza che hanno vissuto i lavoratori della Ford, battendosi di fronte alle minacce della direzione, può aiutare gli operai della Ford e gli altri nelle lotte che dovranno portare avanti. Quando i lavoratori della Ford, per la prima volta nella storia della UAW, hanno fatto rispettare il loro voto "no", hanno scosso il controllo dell’Administration Caucus sul funzionamento del sindacato. E questo può aprire un varco, dal quale altri operai possono passare.

Nei mesi scorsi un certo numero di operai hanno rifiutato le minacce di estorsione fatte dai padroni e appoggiate dall’apparato sindacale dirigente: una fabbrica che costruisce un nuovo tipo di frizione nello Stato di New York, parecchie ex fabbriche della Delphi, una fabbrica della GM ad Indianapolis. Sono stati imitati da altri lavoratori nel sud-est del Michigan, che hanno rifiutato di cedere alle richieste del padrone: i lavoratori del municipio di Detroit, i lavoratori del County di Wayne, i lavoratori dello Stato del Michigan. Ciò che è cominciato alla Ford continua a estendersi, il clima potrebbe rapidamente cambiare, non solo in seno alla UAW, ma anche per la classe operaia in generale.

Comunque sarà solo con le proprie lotte che gli operai potranno sperare, non solo di difendersi, ma anche di mettere le mani sulla ricchezza che essi stessi producono.

31 luglio 2010

(1) Un militante trotskista autore di numerosi studi sulle lotte sindacali nell’industria automobile americana.
(2) La sede centrale della UAW.
(3) General Motors, Ford e Chrysler.
(4) Teoricamente responsabile della politica del sindacato nei prossimi negoziati.
(5) Per essere candidato, bisogna essere presentato da qualcun altro.


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