Internazionale

Rosa Luxemburg: socialista, rivoluzionaria, internazionalista

Cento anni fa, il 15 gennaio 1919, a Berlino, Rosa Luxemburg veniva assassinata assieme a Karl Liebknecht dai soldati di un’unità di repressione contro-rivoluzionaria. L’omicidio era stato preparato da tempo dai ministri del partito socialdemocratico e dall’alto stato maggiore, alleati per fermare con l’inganno e con le armi la rivoluzione operaia ascendente. Eliminandone la migliore testa pensante, la borghesia tedesca, con la volenterosa collaborazione dei dirigenti socialdemocratici, inflisse un colpo gravissimo al giovane partito comunista di Germania.

Rosa Luxemburg era nata nel 1871 a Zamosc, cittadina della parte polacca dell’impero russo. Nata in una famiglia ebrea agiata e colta, aveva studiato all’istituto universitario di Varsavia e aveva presto raggiunto il movimento socialista clandestino. Nel 1889 aveva dovuto, a causa delle sue attività politiche, lasciare clandestinamente la Polonia. Poi la sua vita si era confusa con quella del movimento operaio.

Una vita al servizio della rivoluzione

Rosa Luxemburg lavorò prima nel movimento rivoluzionario del suo paese d’origine, a fianco di un altro emigrato polacco, Leo Jogiches. Il Partito socialista polacco faceva allora del rinascimento nazionale la sua prima rivendicazione, sostenuto in ciò dall’Internazionale socialista. Senza negare, né minimizzare le aspirazioni nazionali polacche, Rosa Luxemburg considerava che non potevano più essere la base del programma dei lavoratori. La storia aveva fatto di loro una parte della classe operaia dell’impero russo. La lotta per rovesciare lo zarismo era ormai, secondo Rosa, quella del movimento operaio rivoluzionario.

Nel 1898, pur continuando la sua attività nel movimento polacco e russo, si stabilì in Germania, cuore industriale del continente, paese dove la classe operaia era più numerosa, meglio organizzata e convinta delle idee socialiste. Fu all’avanguardia nella battaglia contro la tendenza revisionista che, all’interno del partito socialdemocratico e dei sindacati, affermava che una serie di riforme sarebbe bastata a trasformare radicalmente il capitalismo. Nella serie di articoli raccolti sotto il titolo “Riforma o rivoluzione”, Rosa dimostrò che, come al tempo di Marx, le contraddizioni del sistema capitalista non avevano altra soluzione che una rivoluzione operaia internazionale.

Rosa Luxemburg partecipò in prima fila alla rivoluzione russa del 1905 e 1906 nella Varsavia insorta, dirigendo la frazione più decisa del proletariato polacco. Fu imprigionata nel marzo 1906 e in seguito liberata grazie al suo passaporto tedesco. Il movimento aveva confermato l’idea che era anche quella di Lenin e Trotsky: la Russia era in procinto di una rivoluzione che avrebbe potuto vincere solo sotto la direzione della classe operaia, aprendo così la strada a tutto il proletariato europeo. Le divergenze tra i tre militanti, vere ma spesso esagerate, erano secondarie rispetto a questo accordo fondamentale.

La rivoluzione del 1905 in Russia aveva visto grandi mobilitazioni spontanee dei lavoratori. Anche gli operai non organizzati vi avevano partecipato. Con il suo opuscolo “Sciopero di massa, partito e sindacato”, la Luxemburg volle mostrare ai lavoratori tedeschi ciò che era stato questa rivoluzione. Anche in Germania, questa era la sua tesi, per quanto l’organizzazione operaia fosse eccezionalmente sviluppata, era il proletariato tutto intero, compresa la massa disorganizzata, che si sarebbe messo in movimento nelle future crisi rivoluzionarie.

L’imperialismo e la guerra

Mentre la repressione e la demoralizzazione sembravano sconfiggere il movimento rivoluzionario in Russia, tutto il movimento operaio era alle prese con la crescita dei nazionalismi concorrenti e con la corsa agli armamenti delle potenze imperialiste. La guerra mondiale era sempre più una minaccia. Rosa fu, con Lenin, una portavoce dell’ala sinistra dell’Internazionale socialista. Quest’ultima, su iniziativa della sinistra, affermò che essendo il capitalismo solo responsabile della guerra, la classe operaia di tutti i paesi avrebbe dovuto opporvisi con tutti i mezzi. E se una guerra fosse scoppiata, i lavoratori avrebbero dovuto utilizzare la situazione per sbarazzarsi del regno del capitale.

Oltre agli interventi nei congressi ed alla sua attività quotidiana di pubblicista, propagandista, conferenziera, insegnante alla scuola del partito, Rosa Luxemburg voleva dare una solida base scientifica alla battaglia rivoluzionaria in questo periodo segnato dallo sviluppo dell’imperialismo. Si ricollegò quindi alla storia economica e all’analisi della società capitalista laddove Marx le aveva lasciate alla sua morte nel 1883, nelle pagine del Capitale. Nel suo libro “L’accumulazione del capitale”, uscito nel 1913, Rosa dimostrò che l’espansione del sistema capitalista si era fatta con la continua integrazione di regioni non capitaliste, con la guerra, il saccheggio, le conquiste coloniali, la distruzione di popoli interi. Aggiungeva che questo allargamento avrebbe avuto inevitabilmente limiti poiché ormai il capitale aveva conquistato e si era spartito tutto il pianeta. Ormai, concludeva, il capitalismo era inseparabile dal militarismo e dalle guerre e conduceva l’umanità alla catastrofe. La rivoluzione proletaria non era più solo una prospettiva storica, diventava una necessità vitale, una possibilità concreta, un programma politico immediato.

Rosa Luxemburg quindi non fu presa alla sprovvista dal concatenamento di circostanze che condusse allo scoppio di una guerra iscritta nello sviluppo degli imperialismi. Invece, sebbene avendo combattuto durante quindici anni l’adattamento dei responsabili socialisti alla società borghese, fu sorpresa dall’ampiezza del loro tradimento. Ma, il giorno stesso in cui i parlamentari socialisti tedeschi votavano i crediti di guerra, un pugno di internazionalisti si riuniva nell’appartamento di Rosa. Essa fu il cuore, la redattrice dirigente e principale delle Lettere di Spartaco pubblicate clandestinamente ed intorno alle quali si raccolsero i militanti rimasti fedeli al socialismo. Imprigionata senza giudizio per quasi tutta la durata della guerra, riuscì a fare passare i suoi articoli e le sue consegne, ad aiutare gli “spartachisti”, come ormai si chiamavano gli internazionalisti che la seguivano - alcune migliaia -, ad orientarsi e lottare.

Rivoluzione in Germania

Liberata dalla rivoluzione tedesca nel novembre 1918, Rosa ebbe solo il tempo di entusiasmarsi per la Rivoluzione russa, mettere in guardia i lavoratori tedeschi contro le loro illusioni, lavorare alla fondazione di un Partito comunista che fosse in grado di fare trionfare la rivoluzione. L’onda rivoluzionaria sorta dall’orrore delle trincee e dalla stanchezza del popolo aveva toccato la Germania dopo la Russia. Ma lì si scontrava con un forte avversario: una borghesia potente, uno Stato centralizzato ed efficiente e, soprattutto, con un apparato socialdemocratico influente nella classe operaia e pronto a tutto per ostacolare la rivoluzione. Non potendo arrestare questa rivoluzione, i socialdemocratici tedeschi si misero alla sua testa, si fecero eleggere nei consigli degli operai e dei soldati, battezzarono “consiglio dei commissari del popolo” il governo borghese di cui assunsero la direzione. In realtà, i ministri socialisti lavoravano mano nella mano con l’alto Stato maggiore. Fuorviando la classe operaia, la direzione socialdemocratica preparava allo stesso tempo gli uomini e le armi per schiacciarla e, in particolare, per assassinare i dirigenti rivoluzionari Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht.

Nel gennaio 1919, i lavoratori di Berlino esasperati dalle provocazioni governative e militari manifestarono in massa, mostrando la loro determinazione. Ma la reazione seppe approfittare delle esitazioni dei rivoluzionari e schiacciò alcune migliaia di operai spartachisti che avevano preso le armi ed occupato alcune posizioni. Poi i soldati del ministro socialista Noske si lanciarono alla ricerca di Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg e li assassinarono.

Poche ore prima, Rosa Luxemburg aveva scritto e trasmesso ai suoi compagni il suo ultimo articolo. Faceva il bilancio del fallimento dell’episodio berlinese, ne spiegava le ragioni e concludeva sfidando i generali che avevano comandato la repressione: “Sbirri stupidi! Il vostro “ordine” è costruito sulla sabbia. Fin da domani la rivoluzione si ergerà nuovamente e proclamerà a suon di tromba per il vostro più grande timore: Ero, sono, sarò!”

Una combattente comunista

L’Internazionale comunista fu fondata a Mosca due mesi dopo, nel marzo 1919. Sull’esempio dei bolscevichi e degli spartachisti, si chiamò appunto “comunista”. Era la vecchia denominazione rivoluzionaria che Marx ed Engels preferivano a quella ambigua di “socialdemocratica”. Da quel momento, per i comunisti, il termine “socialdemocratico” identifica una politica che chiede il sostegno ai lavoratori ma si fa per conto della borghesia capitalistica. L’assassinio di Rosa Luxemburg e di Karl Liebknecht, così come quello di molti altri rivoluzionari mostrò, in un breve lasso di tempo, tutti i volti che poteva assumere la socialdemocrazia: dal camuffamento rivoluzionario alla più dura e feroce repressione contro il movimento operaio rivoluzionario.

Nel corso del tempo, vari avversari del comunismo rivoluzionario hanno voluto utilizzare Rosa Luxemburg contro Lenin, servendosi delle loro divergenze a proposito della concezione del partito, dell’imperialismo, del diritto delle nazioni o della dittatura del proletariato in Russia. Esistono certamente pagine ed anche articoli interi in cui Lenin e Luxemburg polemizzano. La vita di un movimento combattente quale l’Internazionale operaia di prima del 1914, che raggruppava centinaia di migliaia di militanti in paesi e situazioni diverse, con livelli d’organizzazione e di coscienza diversi, era ricca di questo genere di polemiche.

Per quanto riguarda le due principali divergenze tra Lenin e Rosa Luxemburg, il bolscevismo in materia d’organizzazione e la politica sulla questione nazionale, la storia ha risposto con la presa di potere del proletariato nell’ottobre 1917 sotto la guida del partito bolscevico. Ma, al di là di queste divergenze, Rosa Luxemburg come Lenin ragionavano in funzione degli interessi del proletariato e della rivoluzione, contrariamente a quelli che, riformisti socialdemocratici o stalinisti, pretendono di servirsi dell’uno per opporsi all’altro, e in realtà opporsi alla rivoluzione proletaria.

I comunisti ricordano Rosa Luxemburg non solo some eroica militante, ma anche come esponente, accanto a Lenin e Trotsky, del comunismo rivoluzionario, del quale è stata una teorica di primo piano oltre che una combattente e una dirigente.


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