Internazionale
Cento anni fa

Novembre 1918: la rivoluzione in Germania

Quando la rivoluzione scoppia in Germania nel novembre 1918, solleva un’immensa speranza tra i proletari della Russia che, dall’ottobre 1917, sperano in una rivoluzione in un paese sviluppato. Per i bolscevichi, la rivoluzione russa deve allargarsi agli altri paesi europei, se no presto o tardi sarà schiacciata dalla pressione della borghesia.

In Germania, paese più industrializzato d’Europa, la tradizione marxista ha toccato molti operai. Nel 1912, il partito socialdemocratico (SPD) conta un milione di membri, la sua centrale sindacale organizza 2,5 milioni di lavoratori dipendenti e il 34% degli elettori ha inviato 110 eletti SPD al Parlamento. Certamente, l’SPD non è più il partito rivoluzionario che aveva sfidato Bismarck, ed i suoi successi elettorali hanno portato parte dei suoi quadri ad adattarsi al sistema politico dominante. Come conseguenza, nell’agosto 1914 hanno votato i crediti di guerra alla pari dei socialisti francesi, e contribuito a trascinare i lavoratori nel macello imperialista.

Il tradimento del SPD

Nel 1914 l’SPD costringe anche gli eletti che vi si erano opposti a votare i crediti di guerra. A dicembre, il deputato Karl Liebknecht rompe questa disciplina: è mandato al fronte a scavare trincee. Figlio di un fondatore del SPD, antimilitarista, si oppone alla guerra come Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, Leo Jogiches, Franz Mehring. Insieme, fondano la Lega Spartakus, dal nome dello schiavo che aveva sfidato l’antica Roma, con la parola d’ordine: “Il nemico principale è nel nostro paese”. La stessa evoluzione si svolge nel sindacato: militanti opposti alla guerra, come Richard Müller, formano la rete dei delegati rivoluzionari, influenti nelle fabbriche.

Nel 1914, la febbre nazionalistica domina, ma nel 1915, delle donne manifestano contro il carovita. Il Primo maggio 1916, gli spartachisti chiamano a manifestare contro la guerra. Liebknecht, in divisa grida dal palco: “Abbasso la guerra! Abbasso il governo!” I dimostranti si scontrano con la polizia e Liebknecht è spedito ai lavori forzati. Nel gennaio 1917, la direzione del SPD, con Ebert e Scheidemann, espelle tutti gli oppositori. Si crea un Partito socialista indipendente (USPD) diretto da Bernstein e Kautsky, riformisti ostili alla rivoluzione come i capi del SPD, ma di cui anche i delegati rivoluzionari e gli spartachisti fanno parte.

Il 28 gennaio 1918, all’appello dei delegati rivoluzionari 400.000 operai berlinesi scioperano contro la guerra. Lo sciopero si estende a Kiel, Amburgo, Colonia. Poi alla fine del settembre 1918, gli insuccessi militari si accumulano, convincendo i militari che non possono vincere la guerra. Occorre firmare un armistizio, ma lo Stato maggiore non vuole essere considerato responsabile della sconfitta e offre al SPD posti al governo. Così i capi dell’esercito avrebbero poi potuto proclamare che erano stati i civili, l’SPD in particolare, a pugnalarli da dietro. Ma il sollevamento della marina militare precipita gli avvenimenti.

La rivolta dei marinai

Nonostante la sconfitta sia ormai sicura, gli ammiragli vogliono un’ultima battaglia “per l’onore” con la pelle dei marinai. Il 29 ottobre, due navi si ammutinano a Wilhelmshaven. Gli ufficiali riprendono il controllo della situazione mettendo agli arresti un migliaio di marinai. Ma nella base navale di Kiel, che concentra 30.000 operai dei cantieri navali e 50.000 marinai, questi ultimi decidono di liberare i loro compagni. Dopo una manifestazione repressa, eleggono il loro consiglio e gli operai fanno lo stesso. I marinai sono liberati mentre i soldati mandati per la repressione fraternizzano. È il 3 novembre e la rivoluzione tedesca è cominciata.

Un ministro borghese ed il dirigente SPD Gustav Noske sono spediti a Kiel da Berlino: Noske si fa eleggere alla testa del consiglio dei marinai e soldati per riprendere il controllo della situazione. Ma i marinai si spargono nel paese per creare ovunque consigli di soldati e di operai. Dopo i porti, si dirigono verso la Ruhr. Il 4 novembre, a Stoccarda, il consiglio operaio si dice pronto a firmare l’armistizio. Il 6, tutto il nord-ovest della Germania è alle mani dei consigli. Il 7, Kurt Eisner proclama la repubblica dei consigli a Monaco di Baviera. L’8 novembre tocca alla Sassonia, l’Assia, la Franconia, il Wurtemberg. Si creano consigli anche a Metz e Strasburgo in Alsazia-Lorena.

La rivoluzione a Berlino

Il 9 novembre, gli operai berlinesi occupano gli edifici pubblici. I soldati fraternizzano. Alle 11, il cancelliere Max de Bade annuncia l’abdicazione dell’imperatore e lascia il posto al socialdemocratico Ebert che dichiara: “Non voglio la rivoluzione, la odio alla pari del peccato”. Il suo compare Scheidemann, che vuole arrivare prima degli spartachisti, annuncia alle 14 la prima repubblica tedesca. Alle 16, Liebknecht proclama la repubblica libera socialista e chiama a lottare per essa. Ma Ebert forma un governo SPD-USPD, e lo chiama consiglio dei commissari del popolo come in Russia per ingannare gli operai. I delegati rivoluzionari chiamano gli operai ad eleggere consigli per formare un governo rivoluzionario. Ma la maggioranza dei 3.000 delegati al congresso dei consigli, convocato nell’urgenza, resta attaccata al SPD e vota la fiducia ad Ebert, che riceve il sostegno del maresciallo Hindenburg e dell’esercito contro gli spartachisti. Giudicando che parte delle truppe non sono più sicure, lo Stato maggiore organizza milizie irregolari, composte da ufficiali, avventurieri e studenti d’estrema destra.

Gli scioperi si moltiplicano. Per fermarli, il 15 novembre, la centrale sindacale del SPD firma con il padronato un accordo per la giornata di lavoro di otto ore, il riconoscimento dei sindacati di fabbrica e dei contratti collettivi nazionali di lavoro.

Scriverà Trotsky nel 1919: “Quando la guerra scoppiò e venne l’ora della più grande prova storica, fu chiaro che l’organizzazione ufficiale (SPD) agiva e reagiva non come organizzazione di combattimento del proletariato contro lo Stato borghese, ma come un organo ausiliario dello Stato. (…) La classe operaia fu paralizzata (…). Le sofferenze della guerra (...) misero fine alla paralisi. (…) Ma il proletariato rimase senza organizzazione di combattimento”.

Operai, soldati e marinai hanno fatto cadere la monarchia, ma l’SPD si accontenta di una repubblica borghese. Gli operai insorti e coscienti dell’inganno dovranno ancora lottare per un vero potere proletario, ma manca il partito rivoluzionario necessario per coordinare la loro azione. A dicembre 1918 viene fondato il KPD, il Partito comunista della Germania diretto tra l’altro da Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. Troppo giovane, è anche troppo debole per potere arrestare la marcia della reazione, e nel gennaio 1919 i suoi due dirigenti Rosa e Karl sono assassinati dai militari contro-rivoluzionari. Ma la classe operaia tedesca non è ancora sconfitta.

J. F.


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