Internazionale
Interruzione volontaria della gravidanza

Le donne non vogliono tornare indietro

Nello scorso giornale abbiamo letto della vittoria delle donne irlandesi sulla questione del diritto all’aborto. Altrettanto bene non è andata in Argentina, la legge che avrebbe liberalizzato l’aborto è stata bocciata dal senato per pochi voti. L’aborto resta così in Argentina legale solo in caso di stupro o di pericolo di vita per la donna. Le alterne vicende delle leggi sull’aborto nei vari paesi ci mostrano che nessun diritto è acquisito per sempre e che le forze reazionarie possono sempre riguadagnare il terreno perduto. E in Italia?
L’ interruzione volontaria di gravidanza (ivg) in Italia è normata dalla legge 194/1978. Questa legge nacque sotto la pressione dalle proteste femministe dell’epoca ma fu, in pratica, frutto di un compromesso tra le forze politiche e la Chiesa.
Il P.C.I che avrebbe dovuto sostenere l’emancipazione femminile inizialmente aveva paura di allontanare la parte cattolica che lo sosteneva. La Chiesa e la destra si schieravano per “la vita”. La possibilità di dichiararsi obiettore di coscienza, fu inserita nella legge e ne sminuì l’efficacia. Buona parte dei medici e paramedici si dichiarò obiettore e si dichiara obiettore tutt’oggi, creando gravi difficoltà nelle strutture pubbliche, quando la percentuale di obiezione diventa particolarmente alta.
Il diritto di aborto in Italia è continuamente sotto attacco da parte dei movimenti “pro-vita”, dalla Chiesa, dalla destra, e oggi anche dal governo del cambiamento. Così abbiamo visto Roma riempita di manifesti giganteschi con feti parlanti attaccati da pro-life, e tolti con tutto comodo. Forza nuova che mette uno striscione davanti all’ingresso della Casa internazionale delle donne con scritto "194 strage di stato". Casa delle donne che è ormai sotto sfratto! Il ministro Fontana (famiglia e disabilità) dice di voler potenziare i consultori....per dissuadere le donne ad abortire! Il papa, perfettamente a suo agio in questo clima politico incalza: "L’aborto dei bambini malati è nazismo in guanti bianchi", paragonando l’aborto terapeutico alla selezione della razza.
La libertà di aborto e l’autodeterminazione della donna sono gravemente compromesse dall’obiezione di coscienza che è diventata un vero problema soprattutto nel sud Italia. Le liste di attesa si allungano a causa della percentuale di obiettori particolarmente alta (70,5% media nazionale, 83,3 al sud senza considerare l’obiezione di anestesisti e personale non medico). Le donne sono costrette a pagare gli alti prezzi delle cliniche private, oppure, se non hanno soldi, a ricorrere all’aborto clandestino o ai kit fai da te trovati su internet a rischio della vita. Così l’aborto e la salute sono di nuovo una questione di classe. L’aborto farmacologico in Italia non è favorito. Forse potrebbe sfuggire al controllo?! La Ru486 può essere assunta fino a sette settimane con un ricovero ospedaliero di tre giorni. Negli altri paesi ne viene fatto un uso più disinvolto. La somministrazione può avvenire a casa e l’interruzione può essere fatta fino al 63esimo giorno, in Italia il 49°. I movimenti delle donne si sono mossi in difesa dell’aborto libero in Italia e all’estero, “Non una di meno” ha riempito le piazze in difesa di questo diritto. Ma, oltre a questo, lotta anche per la parità salariale, contro la violenza sulle donne, psicologica, fisica, economica, contro il razzismo ed ogni forma di discriminazione. Questi movimenti devono essere sostenuti da tutti i lavoratori. Le battaglie di emancipazione delle donne fanno parte della migliore tradizione del movimento operaio e socialista. Certo, la strada da seguire è lunga, il movimento operaio è diviso, ed è debole in questo momento storico. Le tutele che più interessano i lavoratori e i ceti popolari vengono travolte dagli attacchi del capitalismo e dei suoi governi. Le donne più coscienti lottano oggi per non tornare indietro, per rendere concreto ciò che avevano già in parte ottenuto nel 1978, l’aborto libero, gratuito, assistito per tutte!

CZ


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