Internazionale

L’Europa fortezza condanna i migranti e tutti i lavoratori

Al loro vertice di fine giugno, i dirigenti dell’Unione europea hanno laboriosamente partorito un accordo su ciò che chiamano la crisi migratoria. Si sono confermati tutti i provvedimenti vergognosi di questa Europa dei ricchi. L’accordo vuole continuare a mantenere i migranti nei paesi più poveri del pianeta e considerare sempre più le donne, gli uomini ed i loro figli che fuggono la miseria e la guerra alla stregua di delinquenti.

I governi europei a partecipazione d’estrema destra come quello italiano ed altri sono usciti trionfanti da questo vertice. Ma quelli che, come Macron in Francia o anche la Merkel in Germania, si pretendono i custodi di un ideale europeo, non valgono di più. Sono solo più ipocriti. Non sono avari di grandi frasi sui pericoli del nazionalismo e della xenofobia ma rielaborano e fanno propri i discorsi dell’estrema destra per giustificare lo stesso respingimento dei migranti.

Così Macron rifiuta di aprire i porti francesi alle navi cariche di migranti delle ONG, dicendo che quando li salvano dalla morte fanno il gioco dei trafficanti. Ma a fare il gioco dei trafficanti di vite umane è innanzitutto la politica delle grandi potenze che chiudono le loro frontiere e fanno di chi fugge la miseria un criminale!

La crisi dei migranti è una crisi politica. Non è per mancanza di mezzi che l’Europa ricca si rifiuta di accogliere dignitosamente i migranti, di cui gli arrivi sono fortemente diminuiti dal 2015. Per molti governi le misure contro i migranti fungono da unica argomentazione politica. Salvini in Italia, dirigente della Lega e ormai ministro degli Interni, ne è l’esempio. Presenta la sua politica sempre più dura contro i migranti come il mezzo per garantire una vita migliore agli italiani. Allo stesso tempo, il nuovo governo italiano spiega che la lotta contro la precarietà, di cui pretendeva di fare una priorità, non deve essere una minaccia per gli imprenditori. Un messaggio che i padroni italiani sentono forte e chiaro, e di cui anche i lavoratori hanno interesse a trarre gli insegnamenti.

Infatti, è con l’argomento della disoccupazione e dell’arretramento delle condizioni di vita e di lavoro nei paesi d’Europa che i politici di qualsiasi colore giustificano la caccia ai migranti. È in nome degli interessi dei poveri che giustificano il respingere quelli, più poveri ancora, venuti da paesi disastrati. Così sono gli stessi politici responsabili delle misure che da decenni impoveriscono i lavoratori a pretendere di tutelarli con provvedimenti ignominiosi.

Ma il fare dell’Europa una fortezza vietata ai migranti non proteggerà alcun lavoratore della disoccupazione e della precarietà. Respingere i migranti non metterà alcuna famiglia popolare al riparo delle difficoltà di fine mese. Il peggioramento delle condizioni dei lavoratori nei paesi più ricchi del pianeta, è il risultato della guerra sociale condotta dai governi successivi per consentire alla borghesia di mantenere ed aumentare i propri profitti.

I profitti dei grandi gruppi capitalisti e i redditi dei loro azionisti sono alle stelle. Ma la loro economia è sempre in crisi e gli investimenti produttivi non hanno neppure ritrovato il livello di prima del crollo del 2008. Le conseguenze sono pagate dai lavoratori, nei paesi più ricchi con la cancellazione di gran parte dei diritti che avevano conquistati, e ovunque dall’aggravarsi dello sfruttamento.

Il capitalismo in crisi tuffa tutta la società nel caos. La guerra economica che si fanno i grandi gruppi capitalisti al livello mondiale condanna i tre quarti dell’umanità alla miseria. Anche in Europa i lavoratori constatano il crollo del loro tenore di vita. In molte regioni del mondo, la guerra economica si trasforma in guerra vera e propria. Le grandi potenze intervengono direttamente o per il tramite di bande armate per mantenere il loro dominio e proteggere gli interessi dei loro capitalisti.

È tutta la società che va male, e l’odissea dei migranti non è che un aspetto particolarmente drammatico della catastrofe sociale che minaccia tutti i lavoratori. Quindi, questi non devono sbagliare nemico e devono rifiutare di lasciarsi dividere tra poveri. Gli sfruttati che si trovano di fronte le bombe e la miseria e sono spinti sulle strade dell’esilio, così come gli sfruttati nati o installati da tempo nei paesi ricchi, hanno gli stessi interessi. Hanno una stessa lotta da condurre contro il dominio della minoranza capitalista che fa sprofondare tutta la società nell’abisso.

N. C.


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