Internazionale

Mondiale di calcio: sport-spettacolo e fiera degli sciovinismi

Nonostante le sue pretese di neutralità, la coppa del mondo di calcio è stata sempre utilizzata dagli stati in modo molto politico.

Negli anni 1920, la Federazione internazionale di calcio (FIFA), ispirata dal Comitato internazionale olimpico (CIO), se ne distingueva tuttavia su un punto. Mentre il CIO riservava i giochi agli amatori, allora appartenenti alla borghesia ed all’aristocrazia, la FIFA voleva potere contare su calciatori di mestiere, in un momento in cui la professionalità si generalizzava nell’universo del pallone. L’organizzazione nel 1930 di una coppa del mondo di calcio, separata dalle Olimpiadi, fu quindi una rottura con il CIO. Con questo, la FIFA non era meno reazionaria di quest’ultimo. Anche se non mancarono le evoluzioni, la storia del mondiale fu segnata dalle esaltazioni nazionalistiche, che a volte accompagnarono pessime operazioni politiche.

Così, quando nel 1934 toccò all’Italia organizzare la coppa, Mussolini ne volle fare una dimostrazione di forza fascista. “Vincere o morire” fu l’ordine dato ai giocatori italiani, allenati in modo militare. Nei quarti di finale, ebbero la meglio sulla repubblica spagnola durante una partita violentissima in cui furono feriti 11 giocatori. La squadra italiana vinse la competizione e Mussolini ne volle fare una vetrina del fascismo per l’estero.

1958: la FIFA colonialista

Dopo la Seconda guerra mondiale, la FIFA rimase dominata dalle vecchie potenze coloniali, la Francia e l’Inghilterra. In piena guerra d’indipendenza algerina, l’FLN (Fronte di Liberazione Nazionale) algerino costituì una squadra partendo da giocatori presenti in Francia: il 13 aprile 1958, 32 giocatori algerini lasciarono clandestinamente la metropoli ed i club di cui facevano parte, si recarono a Tunisi e costituirono una selezione algerina. Alcuni di loro, come Mustafa Zituni e Abdelaziz Ben Tifur, rinunciarono così a far parte della squadra francese ed a partecipare al Mondiale di quell’anno 1958 in Svezia, con grande dispiacere delle autorità di Parigi. La squadra del FLN giocò ancora in numerose partite con i paesi che la accettarono. La FIFA però, oltre a non ammettere la squadra algerina alle competizioni internazionali, minacciò di sanzioni le nazioni che accettavano di incontrarla. Solo i paesi del blocco sovietico e la Cina accettarono, mentre anche l’Egitto di Nasser si tirò indietro.

Ammessa alla FIFA dopo l’indipendenza, la squadra dell’Algeria non aveva per questo finito di subire il neo-colonialismo. Nel 1982, la Germania dell’Ovest, che l’Algeria aveva appena battuta, si alleò con l’Austria per “la partita della vergogna”: le due squadre si accordarono su un punteggio (1-0) che le qualificava per il secondo turno, eliminando di colpo l’Algeria.

1978: il mondiale dei generali argentini

Nel 1978, la dittatura militare argentina trovò nell’organizzazione della coppa del mondo una bella occasione di migliorare la sua immagine. Due anni dopo la presa di potere dei generali, il paese contava allora 6.000 persone giustiziate, 8.000 imprigionate, 15.000 disperse. Un movimento per il boicottaggio si espresse in molti paesi; in Francia, un comitato denunciò “l’ignobile Coppa”. L’allora presidente Giscard d’Estaing si oppose a tale boicottaggio mentre i capitalisti francesi facevano buoni affari con l’Argentina. E, come si seppe successivamente, ufficiali francesi stavano formando i militari argentini alla pratica della tortura.

Secondo l’allora presidente della FIFA, il Brasiliano Joao Havelange, “i problemi economici, politici e sociali dovevano essere dimenticati il tempo del torneo per fare posto alla gioia ed al piacere”. Una parte dei giocatori, però, manifestò la propria opposizione, sul modello degli Olandesi, finalisti, che rifiutarono di stringere la mano del dittatore argentino Videla. Dopo avere certamente corrotto la squadra del Perù per qualificarsi, l’Argentina fu vittoriosa ed i generali si pavoneggiarono. Havelange ricevette una decorazione militare dal capo della giunta e con lui si complimentò per l’efficace e “trionfale” organizzazione della competizione. Allo stesso tempo, a poche centinaia di metri dagli stadi, il regime torturava ed assassinava i suoi oppositori.

L’aumento dell’udienza del mondiale

Oggi seguito da circa 3,5 miliardi di telespettatori, il Mondiale è alla stregua delle Olimpiadi e di altre competizioni internazionali, una grande macchina per fare soldi, che frutta agli industriali dell’edilizia e dei lavori pubblici, ai grandi media, ai produttori di sistemi elettrici sportivi, agli sponsor, ecc. Ma il Mondiale di calcio è anche stato utilizzato politicamente da tutti i regimi, compresa la Francia di Chirac e Jospin nel 1998. Nel 2016 ancora, di fronte alla mobilitazione contro la legge lavoro, Valls e Hollande si appellarono al “patriottismo” calcistico dei lavoratori per cercare di fermare il movimento che si sviluppava mentre a Parigi si svolgeva Euro 2016, il campionato europeo di calcio.

Il mondiale del 2018 in Russia non è un’eccezione. Organizzato, inscenato da Putin ad uso dell’opinione russa, è anche utilizzato dagli altri regimi. Se n’è visto un esempio con il giocatore egiziano di punta Mohamed Salah, strumentalizzato allo stesso tempo dal regime dei generali del Cairo per migliorare la sua immagine, e dal dittatore ceceno Kadyrov. Oltre alle prodezze dei giocatori, dietro gli inni e gli stendardi nazionali, si palesano le strumentalizzazioni dei politici del mondo intero, che esaltano il patriottismo sportivo per meglio imbavagliare i loro oppositori ed occultare le opposizioni sociali.

M. B.


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