Internazionale
Francia:

La determinazione dei ferrovieri francesi

In Francia prosegue lo sciopero a singhiozzo dei ferrovieri, cominciato il 3 aprile. Il giorno “senza ferrovieri„ organizzato il 14 maggio è stato un successo e nei giorni successivi, nonostante il governo e la stampa parlino di usura del movimento, il numero degli scioperanti è rimasto stabile.

Se la frazione più determinata degli scioperanti accumula oggi oltre venti giorni di sciopero e più di mille euro di perdita sulla busta paga, un’altra parte non si mobilita ogni giorno del calendario e si riserva per i “tempi forti„ del movimento o per giorni che disorganizzano di più la preparazione dei treni nei depositi. Ma in molti settori, è difficile trovare un ferroviere che non sia stato in sciopero in un momento o nell’ altro. Soprattutto, da nessuna parte c’è aria di rinuncia e quindi il movimento regge solido.

Successo “della Vot’azione„

Un altro elemento che mostra la vitalità del movimento è stato la “Vot’azione„, referendum “per o contro il patto ferroviario„, organizzato dai sindacati. È stata l’occasione per militanti sindacali e scioperanti di fare di nuovo il giro dei vari settori per discutere con tutti del contenuto del progetto del governo. Sul risultato non c’era alcun dubbio. Il 23 maggio, la CGT segnalava che quasi il 62% dei ferrovieri aveva preso parte al referendum, di cui il 94,97% aveva votato no al progetto. Tutto ciò rafforza la convinzione che i ferrovieri sono unanimi ad opporsi a questa demolizione programmata delle loro condizioni di lavoro quotidiane.

Soprattutto, lungi dal sostituirsi allo sciopero, il referendum è apparso a molti come un mezzo per rafforzarlo e dimostrarne di nuovo la legittimità. E infatti, è lo sciopero ed esso solo che può fare arretrare il governo. Lo sciopero è l’arma di classe per eccellenza dei lavoratori, quella che può fare male al padronato quando blocca i treni merci, causa l’assenza o il ritardo dei lavoratori dipendenti e disorganizza la produzione. È lo sciopero che rende visibile e concreta la lotta dei ferrovieri per gli altri lavoratori che in maggioranza lo sostengono.

Il 22 maggio, i lavoratori del pubblico impiego erano chiamati allo sciopero. Le direzioni sindacali dei ferrovieri hanno chiamato a manifestare, ma non a cessare il lavoro in questo giorno fuori del calendario previsto dello sciopero a singhiozzo. Pertanto, numerosi ferrovieri ci hanno tenuto a partecipare alle manifestazioni e a fare sciopero per affermare, non a parole, ma nelle piazze, la necessità di una lotta comune di tutti i lavoratori.

Il governo cerca l’appoggio di qualche sindacato

Il movimento, senza essere esplosivo, resta quindi solido e determinato, e il governo quasi due mesi dopo è incapace di farlo finire. È chiaro che la strategia iniziale di Macron, che era di schiacciare i ferrovieri pur rifiutando di negoziare con i suoi interlocutori sindacali, è fallita. Adesso pare che vorrebbe trovare l’appoggio di alcuni dirigenti sindacali per porre fine a questo sciopero.
Così un giornale padronale ha parlato di “un piano del governo per uscire dalla crisi„ con “concessioni ai sindacati “.

Ma di quali concessioni si parla? Tra queste, ci sarebbe la riassunzione parziale del debito di Sncf -la società nazionale delle ferrovie- e la promessa di “un aumento degli investimenti„. Tali misure potrebbero forse interessare i capitalisti che vorrebbero investire nel settore, ma in nessun modo i ferrovieri stessi che non hanno alcuna responsabilità nel fatto che Sncf ha accumulato più di 50 miliardi di debito. Di più si parla di un piano di 700 milioni di euro di economie che si aggiungerebbero a 2,3 miliardi già previsti e sarebbero pagate dai lavoratori con l’introduzione della polivalenza, nuovi sforzi di produttività e la fine dell’assunzione secondo il loro statuto di lavoratori statali.

Il governo spera forse, con presunte concessioni e con un atteggiamento più conciliante nei loro confronti, di convincere alcuni dirigenti sindacali di schierarsi dalla sua parte. Ma i ferrovieri vogliono la salvaguardia del loro posto di lavoro e del loro salario, e quindi il ritiro del patto ferroviario. Se il governo vuole davvero una “uscita di crisi„, c’è una soluzione semplice: ritirare il suo progetto.

C.B.


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