Internazionale
Fca Mirafiori

Contratti di solidarietà estesi ai lavoratori del Suv Levante. Aumentano gli esuberi

A luglio scadrà l’ultimo anno di ricorso ai contratti di solidarietà. Diventa così sempre più urgente la mobilitazione dei lavoratori per salvare il salario ed il posto di lavoro

Il futuro lavorativo degli operai Fca è sempre più in pericolo. A partire dal 19 febbraio scorso e fino al prossimo luglio, i contratti di solidarietà (cds) in vigore alle carrozzerie di Mirafiori sono stati estesi a quasi tutti i lavoratori. Da 2000, gli operai coinvolti sono diventati 3526 su un organico complessivo di 3659. I cds coinvolgono anche i lavoratori del Suv Levante che, fino ad ora, erano interessati dalla cassa integrazione ordinaria. La riduzione media dell’orario di lavoro è del 59% e i 1245 esuberi diventano 2080. Lo ha deciso l’azienda anticipando la scadenza dei cds programmata per fine marzo dall’accordo del settembre scorso. La decisione è stata presa a causa del progressivo calo produttivo nel 2017.
La situazione è sempre più preoccupante non solo per gli operai dello stabilimento di Mirafiori, ma anche per quelli della Maserati di Grugliasco, che continuano a subire la cassa integrazione due settimane al mese.E a luglio scadrà il terzo anno di ricorso ai contratti di solidarietà, che sarà anche l’ultimo grazie alle leggi del governo Renzi, le quali hanno modificato in peggio le normative riguardanti gli ammortizzatori sociali.
Non stanno meglio i lavoratori delle altre fabbriche italiane di Fca. Pratola Serra, Melfi, Termoli e Pomigliano sono continuamente interessate dalla cig e dai cds e a Cassino non serve più il trasferimento coatto degli operai degli altri stabilimenti perché è venuta meno la necessità di coprire di volta in volta i picchi produttivi. Unica eccezione la Sevel, dove permane il ricorso allo straordinario, e non a nuove assunzioni, per garantire la produzione del Ducato.
Altro che “rilancio dell’automotive”, sbandierato dal ministro del governo uscente Calenda!
Persino la Fiom è ormai costretta ad ammettere che le promesse della piena occupazione entro il 2018 fatte da Marchionne si sono rivelate un’araba fenice. Lo affermano il segretario provinciale Fiom Federico Bellono e il responsabile Fiom delle Carrozzerie di Mirafiori Ugo Bolognesi, aggiungendo che «qualsiasi investimento difficilmente potrà partire entro settembre, e forse neanche entro l’anno».
Il loro sindacato, peraltro, si ostina a chiedere al governo una deroga ai limiti imposti dal Jobs Act all’utilizzo degli ammortizzatori sociali. È la prova dell’impotenza neldare risposte efficaci al fine di far uscire i lavoratori dall’incubo dell’incertezza lavorativa. Non si vuole, in sostanza, affrontare l’Fca con la mobilitazione di tutti i lavoratori sulla base di un piano di lotta capace di ribaltare i rapporti di forza da anni favorevoli all’azienda. Solo così si può iniziare a ricostruire quella fiducia nelle proprie forze che gli operai hanno perduto anche a causa di chi ha fomentato le tante, troppe illusioni di poter uscire dalla crisi fidandosi delle ingannevoli promesse di futuri e mai realizzati investimenti in nuovi modelli.
La Fiat, oggi Fca, che per decenni ha accumulato ingenti profitti ottenendo miliardi di euro in sovvenzioni statali, soldi dunque dei lavoratori, ora non esita a lasciare fuori dai cancelli delle sue fabbriche migliaia di operai. E in un futuro molto prossimo è possibile che non li faccia più rientrare, esattamente come vogliono fare le “cattive” multinazionali di Embraco e Honeywell.Altro che fantomatici piani industriali, altro che impensabili investimenti per produrre nuovi modelli, ibridi o elettrici che siano. Ciò che davvero interessa a Fca, come vuole la logica del capitale finanziario, è subordinare ogni scelta produttiva alle sue esigenze di speculazione finanziaria e borsistica.
L’8 marzo scorso, a Torino, militanti e operai di Fiom, Fim e Cobas hanno dato vita ad un presidio davanti al palazzo della Regione dove si è tenuto un incontro tra istituzioni locali e sindacati sul futuro di Fca. Oggi, ancora Fca non ha chiuso i suoi stabilimenti e già c’è chi pensa a quali usi urbanistici ridestinare le aree che saranno abbandonate da Fca. Non dimentichiamo che, già nel 2005, l’allora sindaco Chiamparino regalò 70 milioni di euro alla Fiat per rilevare i siti dismessi dall’azienda. Queste istituzioni si mostrano sempre molto pronte a garantire i profitti dei padroni. Gli operai, non devono vedere in esse degli alleati a cui delegare il proprio futuro, ma lottareper garantire il mantenimento del posto di lavoro e del salario.

Corrispondenza da Torino


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