Internazionale
Un nostro lutto

Un rivoluzionario che veniva dalla classe operaia

Il nostro compagno Pasquale Cerase è morto lo scorso 30 dicembre, dopo aver lottato con una malattia che lo aveva indebolito ma non gli aveva impedito di essere un attivo militante rivoluzionario fino all’ultimo. Sul piano umano, Pasquale era l’amico e il fratello che tutti vorremmo avere. Queste sue qualità lui se le portava dietro anche nell’attività politica perché facevano parte della sua natura. Pasquale era nato nel 1947 a Procida. Proprio dalla sua bella isola un giornale lo ha ricordato come il calciatore che era stato in gioventù nella squadra locale. “È stato uno dei più forti calciatori” della Juve Procida, “serio, scrupoloso,nonmancava a nessuna seduta di allenamento…corretto e affidabile, non risparmiava energie”.
Noi lo abbiamo conosciuto a Livorno, dove si erastabilito ed aveva messo su famiglia, che era già alle soglie dei quarant’anni. Anni di navigazione già alle spalle e direttore di macchina nell’impresa di rimorchiatori F.lli Neri. Ma le qualità descritte dal giornale procidano ci furono evidenti fin dall’inizio.
Un episodio che forse non tutti i nostri compagni conoscono mette in luce di che pasta era fatto Pasquale. Era un Primo maggio di parecchi anni fa. Nel programma era previsto un dibattito e, in seguito, un pranzo. Il locale si trovava nelle colline livornesi. Era un bel locale che aveva anche una stanza adibita a cucina. Quindi alcuni compagni preparavano il pranzo mentre si svolgeva il dibattito in un salone vicino. Ci fu una perdita da un tubo del gas logoro. Si rischiò un incendio ma il nostro compagno riuscì a spegnere le fiamme come poté, ustionandosi le mani. Praticamente, mentre nel salone proseguiva la discussione, nessuno si accorse di che cosa era avvenuto.
Ma Pasquale dobbiamo ricordarcelo non solo come un compagno generoso e totalmente affidabile, ma anche come militante saldamente convinto dei princìpi del comunismo.
Nelle scelte politiche che abbiamo fatto insieme e ci hanno portato in un primo momento alla formazione del gruppo L’Internazionale, e in un secondo momento all’adesione al trotskismo dell’Unione Comunista Internazionalista, Pasquale non è stato alla coda degli eventi: ha sempre partecipato alle discussioni portando il suo punto di vista. Potevamo essere d’accordo o no. Ma di sicuro sapevamo che niente di quello che diceva era campato in aria, che il suo giudizio era soppesato e che non faceva nessuna affermazione con leggerezza.
Era un militante comunista per scelta e per convinzione. Questo lo ha fatto andare controcorrente e gli ha creato una vita certamente non facile nell’ambiente di lavoro e nel sindacato.
La nostra è un’epoca straordinariamente avara di militanti provenienti dalla classe operaia. Tanto più di militanti che si appassionano al marxismo e lo studiano. Pasquale comprendeva la necessità di coltivarsi ed era un appassionato lettore. Quanti ne conosciamo così?
Ci hai lasciato troppo presto, questo è l’unico rimprovero che ti dobbiamo fare, compagno! Faremo del nostro meglio perché il tuo impegno intelligente, generoso e disinteressato riviva in nuovi giovani rivoluzionari comunisti.


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