Internazionale

Per i lavoratori greci si annuncia un inverno difficile

Come e più che in altri paesi la crisi economica in Grecia continua ad infierire crudamente. Nonostante i tagli durissimi (attorno al 25%) dei salari del pubblico impiego, nonostante la riforma delle pensioni, nonostante l’aumento dell’IVA, della benzina del 50%, delle sigarette, nonostante la crescita della disoccupazione ufficiale dall’8,9% all’11,8%, la borghesia greca non θ ancora sazia e si ripromette nuove misure. I primi giorni di settembre la stampa annunciava che la “troika” (cosμ qui va ora di moda chiamare il Fondo Monetaro Internazionale, la Banca Centrale Europea e l’Unione Europea) chiedeva ulteriori tagli ai salari. Il primo ministro Papandrèu, il cui governo ha avuto un abbondante rimpasto, impegnato in due uscite pubbliche di grande risonanza mediatica, la celebrazione della fondazione del PASOK il 3 settembre e la settimana successiva il rapporto sullo stato economico del paese alla Fiera Internazionale di Salonicco, ha dichiarato che non ci saranno ulteriori tagli ai salari e che le decisioni verranno prese dopo le elezioni amministrative del 7-14 novembre.

Il gioco del primo ministro è molto semplice, da una parte consiste “nell’incolpare la troika” per i tagli ai salari e per le misure economiche “sgradevoli”, facendo credere che il governo cerca di contrapporsi ai diktak dei poteri economici internazionali per “salvaguardare le condizioni di vita del popolo greco”, dall’altra parte il governo non si sbilancia sulle misure da prendere e aspetta che sia passata la scadenza elettorale il cui esito potrebbe punire duramente il PASOK per la sua politica antipopolare.

Indipendentemente dalle nuove misure che peggioreranno ulteriormente la situazione, per i lavoratori greci si sta preparando un inverno molto pesante per l’aumento della disoccupazione, i tagli ai salari, la soppressione delle tredicesime, l’inflazione che cresce proprio a causa delle misure del governo.

Nel mese di settembre sono stati previsti 72 diversi scioperi (anche settori piccolo borghesi, come gli autotrasportatori che alla fine di luglio hanno semiparalizzato il paese lasciandolo senza benzina, sono in agitazione). Questo dimostra che, nonostante la politica rinunciataria e opportunista delle centrali sindacali GSEE e ADEDY, da parte dei lavoratori vi è la volontà di non rassegnarsi e di opporsi alle misure del governative.

Energie esistono ancora, e non poche, il problema θ quello di raccoglierle, coordinarle e collegarle alle lotte degli altri lavoratori europei. E’ l’unica via d’uscita, una via d’uscita non certo facile e che non potrà avere un esito immediato, ma è su questa che si deve insistere, è questa che va propagandata in contrapposizione alle “soluzioni” delle centrali sindacali sempre piω contigue al governo socialista.

Corrispondenza da Atene


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