Internazionale

Argentina: padroni seviziatori finalmente processati

Il 19 dicembre è cominciato a Buenos Aires, la capitale argentina, un processo che ha avuto una storia difficile, essendo stato rimandato tante volte. Il gruppo Ford è accusato di violazioni dei diritti umani e di complicità con la dittatura che ha governato il paese dal 1976 al 1983.

Sul banco degli accusati si trovano due ex dirigenti della Ford Argentina, in particolare il numero due ed il responsabile della sicurezza, come pure un soldato. I tre imputati, rispettivamente di 86, 91 e 94 anni, sono sotto processo per atti di quarant’anni fa. Altri due dirigenti della Ford, tra cui il direttore dell’azienda, avrebbero dovuto trovarsi nella gabbia degli imputati, ma sono morti.

Prima della dittatura, i lavoratori della Ford avevano condotto uno sciopero importante, con l’occupazione di una fabbrica di 5.000 operai. Come avvenne per molte lotte operaie dell’epoca, la conquista del potere da parte dell’esercito ha permesso di organizzare la repressione contro gli oppositori politici, i militanti sindacali, spesso peronisti, e gli operai combattivi, numerosi dopo la rivolta operaia di Cordoba del 1969.

I dirigenti della Ford Argentina sono accusati di avere favorito il sequestro e la tortura di 24 operai, cosa che aveva provocato la morte di tre militanti sindacali. Uno dei militanti operai della Ford, che è riuscito a sopravvivere, è stato torturato e picchiato per dodici ore, subendo in particolare “la picada”, la tortura all’elettricità. Vi ha perso un occhio.

La Ford aveva accettato l’installazione di un luogo di tortura in questa fabbrica ed aveva denunciato i sindacalisti da torturare. I soldati la facevano da padroni nella fabbrica, facendo tacere ogni tipo di contestazione e permettendo di accentuare ancora lo sfruttamento.

Non ci furono centri di tortura in tutte le fabbriche, ma ce n’erano centinaia in tutto il paese. Fin dal colpo di Stato del 24 marzo 1976, uno degli obiettivi dei militari era la repressione contro la classe operaia. Dal 25 marzo mattina, i militari erano davanti le fabbriche per arrestare gli operai combattivi che si presentavano al lavoro, all’entrata degli arsenali del Rio della Plata come alla Renault di Cordoba. Delle 30.000 vittime della dittatura, il 30% erano operai.

Se il numero delle vittime è stato importante, è perché la repressione è stata incessante, simbolizzata dal balletto delle Ford Falcon, le automobili dei soldati che la notte arrestavano gli oppositori per portarli in prigione, torturarli ed eliminarli.

La giunta militare andava tanto d’accordo con le multinazionali perché la sua politica economica era di favorire il loro accesso al mercato argentino. Oggi qualcosa ne rimane. Quando una multinazionale chiude un’impresa, a volte da un giorno all’altro, i governi argentini non vi trovano nulla da obiettare. Ciò spiega anche perché questo processo si svolge con tanto ritardo.

J. F.


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