Internazionale
Editoriale

Dagli scioperi può nascere una politica

Visti i livelli di partecipazione nelle elezioni per il rinnovo del parlamento regionale siciliano, per non parlare di quelli del municipio di Ostia, c’era da aspettarsi che gli stati maggiori del centrosinistra, del centrodestra e dei Cinque stelle, fossero alla forsennata ricerca di qualche trovata straordinaria per rastrellare voti. I primi fuochi d’artificio si sono già visti, ma il bello deve ancora venire.

Renzi, Berlusconi, Di Mayo, Salvini con i vari leaderini del MDP si rincorrono sul terreno delle promesse più o meno “sociali”, che sono, nel migliore dei casi, la distribuzione di qualche elemosina.I loro partiti sono in realtà altrettante correnti di un unico partito del capitale. Certo, ognuno rappresenta unaconventicola o una consorteria da accontentare, ma essenzialmente tutti devono marciare lungo l’itinerario tracciatodai grandi gruppi industriali e finanziari.

“Chiunque sia al timone del governo, il peso enorme del debito pubblico limita i margini di manovra”, ha scritto Stefano Lepri su La Stampa del 27 novembre. È una citazione tra le tante che si possono prendere dai giornali di queste settimane. La grande borghesia italiana ha più o meno fissato quali dovranno essere le linee di azione del futuro governo. Tra le voci più esplicite prendiamo quella del giornale della Confindustria, il Sole24 Ore del 15 novembre. Andrea Goldstein vi traccia un bilancio dei governi Renzi e Gentiloni. “La fine della legislatura- scrive- è un buon momento per fare l’inventario di ciò che è stato fatto e la lista, dal Jobs Act alla riforma del diritto fallimentare, dalla Buona Scuola al lancio del Pir, è incoraggiante. Il miglioramento della nota sovrana di S&P, che si traduce concretamente in migliori condizioni d’accesso al mercato finanziario per tutti gli emittenti italiani, dimostra che c’è sostanza”. Il concetto è stato ripreso anche dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia che più o meno ha espresso la necessità di fare quadrato attorno alle leggi “che incidono direttamente sull’economia”, approvate nel corso dei governi di centrosinistra. Buona parte di queste leggi si traducono in un utilizzo del denaro pubblico a favore delle imprese. Per queste regalie i “margini di manovra” sono sempre abbastanza elastici.

Dunque, scontato che per cercare il consenso elettorale si dovranno usare gli effetti speciali, nella sostanza il governo che uscirà dalle prossime elezioni - e presto o tardi ne uscirà uno - dovrà proseguire sulla strada del saccheggio del denaro pubblico a favore di banchieri e grandi imprenditori, riducendo le spese sociali e fiancheggiando il padronato nelle prossime iniziative anti-operaie sul piano normativo.

Negli ultimi decenni si sono spostate enormi quote di ricchezza dai salari ai profitti. In Italia dal 1970 al 2014 la parte di ricchezza destinata ai salari è calata del 15%. Questo è un nodo politico vero e dovrebbe vedere i lavoratori combattivamente partecipi. Al contrario, quella che tutti i giornali definiscono la “politica” appare come uno stagno putrido.

Ma, per fortuna, qualcuno vi ha gettato un sasso: i lavoratori di Amazon, scesi in sciopero il 24 novembre, nel Black Friday.La loro vertenzacontinua, scontrandosi con l’atteggiamento provocatorio della direzione aziendale. Comunque finisca, però, ha già indicato una speranza per l’avvenire alla classe lavoratrice: perché si tratta di una lotta che si svolge in un’azienda i cui lavoratori sono molto giovani, perché è scattata contemporaneamente anche in Germania, perché ha posto esplicitamente la questione - in un’impresa multinazionale che continua a crescere e a portare a Jeff Bezos e ai suoi azionisti guadagni enormi - di strappare qualcosa ai profitti per dare qualcosa ai salari. Dunque, pensandoci bene: solidarietà tra lavoratori oltre i confini nazionali, rivendicazione del diritto ad un’esistenza dignitosa, al di sopra delle “ragioni del profitto”, ritorno alla lotta collettiva anche tra le più giovani generazioni di lavoratori; se pure in embrione, se pure gli stessi lavoratori che lottano non ne sono consapevoli, ognuno di questi aspetti dello sciopero Amazon prefigura le basi politiche di una ripresa del movimento operaio.


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