Internazionale

Cantieri Marina di Carrara: ai padroni regali, ai lavoratori licenziamenti

La vicenda dei Nuovi Cantieri dell’Apuania (NPA) di Marina di Carrara, specializzati nella costruzione di imbarcazioni di lusso, è emblematica del rapporto che l’imprenditoria è riuscita a imporre ai cosiddetti “poteri pubblici”. Dopo un periodo di crisi, la società Invitalia, interamente di proprietà del Ministero del Tesoro, che aveva rilevato il sito produttivo, lo cede nel 2012 a un imprenditore privato, Giovanni Costantino, padrone dell’Italian Sea Group. In quell’occasione, Costantino dichiara che per la NCA “si apre una nuova sfida che garantisce un futuro a 146 occupati, con un impatto positivo sull’economia del territorio”. Ma ben presto, come testimoniano varie dichiarazioni di esponenti dei sindacati metalmeccanici, le condizioni dei lavoratori peggiorano, si instaura un regime interno di intimidazioni e pressioni sui lavoratori, con un largo utilizzo di provvedimenti disciplinari, comprese le multe con richieste di risarcimento per danni per lavori non eseguiti come voluto. La misura si colma alcune settimane fa, quando la NCA invia tre lettere di licenziamento ad altrettanti operai. Inizia allora la mobilitazione, i licenziati si incatenano per dieci giorni ai cancelli del cantiere, si stabilisce un presidio, gli operai danno vita a blocchi stradali e manifestazioni. Alla fine, il 22 novembre, viene firmato un accordo, che il segretario della locale Camera del lavoro, Paolo Gozzani, commenta così. “Non si tratta di un successo ma di un compromesso”. In pratica l’accordo prevede il ricollocamento dei tre presso una società di vigilanza con sede a Viareggio, la Securitas Metronotte S.Giorgio. Ma anche questo lavoro, completamente diverso da quello svolto nei cantieri navali, non è sicuro: bisognerà vedere se sono idonei al porto d’armi. In caso contrario, una società appaltatrice di NCA si è dichiarata “disponibile a valutare” la loro assunzione come carpentieri… Un compromesso, appunto, ma molto al ribasso!

La situazione si inquadra meglio esaminando l’ordine del giorno votato dal Consiglio comunale il 17 novembre. Riferendosi ai precedenti accordi con Costantino, si afferma: “gli accordi, sottoscritti con le istituzioni, hanno previsto condizioni particolarmente vantaggiose per la società acquirente a cui è stato ceduto l’intero sito produttivo con i macchinari ivi contenuti, riconoscendogli inoltre condizioni vantaggiose sia in relazione alla concessione portuale (una concessione trentennale con scadenza 31 dicembre 2042) che garantendogli la possibilità di ampliare le strutture esistenti”. Ancora in quel documento si ricorda come la NCA si era impegnata a mantenere i livelli occupazionali esistenti a Marina di Carrara, cosa che non è avvenuta perché, anche prima dei tre licenziamenti, l’organico è stato diminuito di circa 18 lavoratori, tra messe in mobilità ed esodi incentivati. Operazioni che andavano di pari passo con l’esternalizzazione di commesse e di fasi produttive. Tutto questo nonostante lo stesso Costantino si fosse vantato, in un incontro al Ministero per lo sviluppo economico, di avere l’unico cantiere navale italiano con un bilancio in attivo.

Insomma, una vicenda che non rappresenta certo una novità, ma che è piuttosto una conferma di come la classe padronale riesca a ben condurre le sue rivendicazioni e le sue vertenze, usando il ricatto della disoccupazione e ottenendo, attraverso questo, le migliori condizioni possibili dallo stato e dalle amministrazioni locali. Ma una volta ottenuto quello che loro interessa, non è affatto sicuro che i padroni rispettino gli impegni presi. Quella di Marina di Carrara è una delle tante lezioni di cui occorre fare tesoro.
R.C.


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